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Secondo Principio della Termodinamica Italiana
Scritto da admin in politica, politici, segnalazioni, web il 14 maggio 2013
Rimbalzo questo Scilipottersville , che non è che si discosta molto dalla realtà purtroppo
Scilipottersville
Pubblicato il 12 maggio 2013 · in Schegge taglienti ·
Alessandra Daniele
Domenico Scilipoti, omeopata, eletto coi voti del centrosinistra, e poi passato a sostenere Berlusconi. Un fulgido esempio per il PD che, dopo essersi spacciato per tutta la campagna elettorale come l’unico partito in grado di combattere Berlusconi, è tornato al governo con lui.
In realtà, lo sta ancora combattendo: col metodo omeopatico.
Il PD è in effetti molto diluito, è una cacarella di correnti, gorghi, onde anomale, e mulinelli, dove tutti i naufraghi del disastro bersaniano cercano di galleggiare, affogando gli altri.
Per orientarsi in questo maelstronz, ecco una mappa delle principali fazioni, quattro come le Case di Hogwarts.
SerpeRenzi
In questi mesi, il rampante sindaco di Firenze ha detto tutto e il contrario di tutto, pur di continuare comunque a vendersi come l’Alternativa alla fallimentare dirigenza del suo partito. Quando Bersani ancora respingeva le avances berlusconiane, Renzi auspicava le larghe intese, adesso le sbeffeggia. Con tutto il suo giovanilismo, Renzi è uno dei personaggi più vecchi dell’attuale scena politico-mediatica: il tipico yuppie anni ’80, opportunista e sgusciante. Avanza insinuandosi a zig-zag fra le macerie, seguito da un codazzo di vermicelli speranzosi.
BaffinD’oro
Considerato il più grande stratega del PD, Massimo D’Alema ha in realtà finora sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. A meno che il suo obiettivo non fosse fin dall’inizio proprio quello di portare alla distruzione totale il suo partito, e radere al suolo il centrosinistra, per poi sgomberare le macerie con una ruspa, e rivendere il terreno ai capannoni della Mediaset, che definì ”la più grande industria culturale del paese” (seconda solo allo spaccio di eroina). Lasciamo perdere però il complottismo, che oggi è diventato mainstream: le teorie che prima trovavi solo nei più oscuri recessi di Splinder, ora te le raccontano le parenti dal parrucchiere, le zie chimiche.
Rasoio di Occam: D’Alema è uno stronzo. Quindi in Italia sarà sempre considerato un genio, e non gli mancheranno mai i seguaci.
CorvoRosso
Sparuta tribù di sopravvissuti di semi-sinistra, e di scarso orientamento, finiti molto lontano dal loro reale territorio. Gli unici del PD a cercare di praticare ancora antichi rituali quasi dimenticati, come il dialogo col sindacato, e la dichiarazione dei redditi veri, i Corvi Rossi sono perciò i soli rimasti del partito a poter comunicare con le Tute Blu e le Fiamme Gialle, ma inutilmente, perché la loro influenza sulla linea del PD è un’illusione dai reali effetti insignificanti. Un’influenza dei polli. Il fatto che adesso i Corvi Rossi sperino d’essere ripescati e imBarcati da un ministro del governo Monti è la misura del loro avvilente fallimento.
Democristo
Sono la fazione vincente, quella scelta da BCE, NATO e Vaticano come referente, e che ha impallinato Bersani perché ritiene il suo Papa di riferimento – Giovanni XXVIII – un fottuto comunista. A Papa Giovanni i Democristicchi preferiscono Papa Giovanardi, però non sono al governo con Berlusconi per servirlo, ma per servirsene. La loro nei suoi confronti è una strategia di contenimento, e attesa. Confidano nell’età, e nella Cassazione Chimica. Aspettano sulla sponda del fiume perché sanno che alla fine saranno comunque loro a sopravvivere. Secondo Principio della Termodinamica Italiana: prima o poi tutto diventa DC.
Dietrologia & Complottismo !!!
Scritto da admin in politici, seghe mentali, segnalazioni, sociale, web il 5 maggio 2013
Bounce di questo articolo: Dietrologia
giovedì 2 maggio 2013
dietrologia
Mia supposizione dietrologica sulla sparatoria a Montecitorio
Forse la storia che abbiamo appreso dei giornali su Preiti e sulla sparatoria non è del tutto vera. Forse ci sono aspetti oscuri che dovrebbero essere chiariti e che probabilmente non lo saranno mai.
Innanzitutto noto una certa freddezza, una qualche rilassatezza nelle indagini.
Inoltre,
non arrivo a pensare come fanno alcuni ad un false flag con la complicità delle tv tuttavia penso a qualcosa di diverso di quello che ci è stato proposto.
Penso che il Preiti potrebbe essere soltanto un killer. Una persona costretta ad accettare di fare quello che ha fatto da persone che hanno su di lui un potere enorme. Potrebbero essere suoi creditori o gente che ha comprato i suoi debiti. Gente che gli ha prospettato l’attentato come via di uscita da una situazione insostenibile che poteva condurlo a sicura morte.
Ha mirato ai carabinieri. Non c’è stato tentativo di colpire i politici. Il suo scopo era sparare ai carabinieri.
Il giorno del giuramento del governo Letta è stato scelto accuratamente. Può darsi che l’attentato sia stato preparato da ambiente che hanno voluto “convincere” alla svelta il PD, come l’attentato a Falcone a suo tempo agevolò la nomina del Presidente della repubblica.
Forse senza l’attentato ai carabinieri un centinaio di pd si sarebbe astenuto dal voto a Letta. Se l’attentato mirava a compattare il voto pd c’è perfettamente riuscito.
Pubblicato da pietro a 11:33
Presidente della Repubblica Itagliana
Scritto da admin in elezioni, politica, politici, Presidente delle Repubblica, segnalazioni, sociale, video il 20 aprile 2013
Rimbalzo un articoletto interessante
1. Perché il PD vuole governare con Grillo?
No, aspe’, la domanda vera non è proprio questa, ora ci arriviamo.
I parlamentari dei cinque stelle, senza per questo voler sminuire sul piano personale nessuno di loro, sembrano dilettanti allo sbaraglio: gente alle prime armi, digiuna di pratica politica, di meccanismi parlamentari, un po’ ignorante e un po’ anche presuntuosa, tendente al complottismo e irridente verso istituzioni e procedure (discutono sul mettersi o meno le cravatte al senato, spregiano il titolo di onorevole, considerano la fiducia al governo un teatrino etc.). Insomma: sono inesperti e sono pure ostili all’incarico, quindi
1.1. Perché il PD continua a dire che la cosa più responsabile da fare è investire di responsabilità degli irresponsabili?
Ipotesi A: Perché il PD pensa già alle prossime elezioni (ritenute quanto mai prossime) e non vuole andarci dopo aver fatto la figura di chi inciucia con Berlusconi
Ipotesi B: Perché governare con Berlusconi è peggio di governare con i cinque stelle.
L’ipotesi A non sta in piedi: chi ha votato cinque stelle per punire la sinistra sta ora reclamando a gran voce un accordo di governo, quindi al PD conviene votare subito e riprendersi i voti dei delusi dalle cinque stelle (questi due partiti che si palleggiano i musi lunghi, comunque la si pensi, fanno tristezza).
L’ipotesi B non sta in piedi perché con Berlusconi il PD ci ha governato fino a ieri.
2. Il movimento cinque stelle è irresponsabile a non volere governare col PD?
Ipotesi A: Sì, il paese è alla deriva e necessita di un timoniere
Ipotesi B: No, chi ha votato cinque stelle punta alla sostituzione integrale della classe politica, dunque i cinque stelle fanno bene a non allearsi con nessuno e a votare solo per punti nodali del programma di governo, come la legge elettorale, per poi tornare subito alle urne e riscuotere un successo ancora maggiore.
L’ipotesi A rimanda alla domanda 1.1, solo leggermente riformulata:
1.1 (reprise): Se ci serve un timoniere perché il PD vuole a tutti i costi Schettino?
L’ipotesi B è fastidiosa ma è legittima: i parlamentari dei cinque stelle hanno sottoscritto, prima di venire eletti, un codice comportamentale che vieta loro di formare alleanze. C’è una lunga lista di intellettuali che tifa perché lo trasgrediscano (e già qua uno si confonde, perché sono gli stessi che fino all’anno scorso sottoscrivevano manifesti per l’importanza di rispettare le regole) e li incitano a farlo in nome del “non c’è vincolo di mandato”, di fatto trasformando una possibilità (il parlamentare che non dovesse più riconoscersi nel suo partito può cambiare schieramento) in una specie di dovere automatico, pena l’essere etichettati come “antidemocratici”. I cinque stelle fino a ora si riconoscono nel loro statuto: perché questa smania di convertirli? Si torna alla domanda 1.1., ipotesi A.
3. Perché il PD ha perso le elezioni?
Ipotesi A: Ha perso perché insegue i voti dei moderati, del centro, e dei delusi da Berlusconi, e invece per queste elezioni molta gente era orientata a un voto che fosse molto di sinistra, radicale, netto.
Ipotesi B: Ha perso perché gli elettori liberal, moderati e del centro sono rimasti freddi di fronte alla mancata candidatura a premier di Renzi, percepito da molti come un leader nuovo, e slegato dal passato vetero-comunista in cui il PD si presume affondi le sue antiche radici (che per quanto antiche, spaventano ancora i moderati).
A seconda che si sposi la A o la B, ci si schiera sul futuro del partito democratico (che comunque sembra già deciso: alle prossime elezioni, via la vecchia classe dirigente e dentro la nuova).
4. Il movimento cinque stelle è di stampo autoritario o democratico?
Ipotesi A: È un movimento che Umberto Eco definirebbe Ur-fascista: percorso cioè da pulsioni populiste e anti-democratiche, talvolta esplicite, talvolta no.
Ipotesi B: È un movimento anarcoide, le cui venature sotterranee appartengono ai centri sociali dell’estrema sinistra e ai contestatori più radicali.
L’ipotesi A è sostenuta da ali molto a sinistra, come Wu Ming, che vedono in Grillo una deriva autoritaria e populista del vecchio qualunquismo (“chi si dice nè di sinistra nè di destra è sempre di destra”)
L’ipotesi B è sostenuta dai Berlusconiani e da alcuni centristi (ritengono che i cinque stelle siano composti da No Tav e Black Blok).
Le due ipotesi stanno in piedi e si sostengono l’una con l’altra, ma solo a patto che si parli degli attivisti, e non dei semplici elettori (che spesso sono pensionati, delusi di destra e sinistra in cerca di un voto di protesta, giovani privi di qualsiasi formazione o dottrina politica):il movimento è composto da anarco-capitalisti, innamorati della spersonalizzazione, di una fantomatica democrazia diretta, che più che altro ricorda il vecchio concetto concetto del “popolo al potere”, dove il “popolo” sostituisce l’individuo, lo ingloba, lo annulla.
(Qua sono un po’ meno confuso: per me la modernità è una cosa estremamente complessa, e per questo c’è bisogno di una democrazia non solo rappresentativa, ma addirittura di vera e propria delega. Certe cose – la maggior parte di quelle che dovrebbe discutere un parlamento – necessitano di esperti in grado di gestire la complessità e le infinite interazioni di ogni problema. La democrazia non ha bisogno di gente come me o peggio di me, ma di gente molto migliore di me, più colta, più capace, con più metodo e, sì – in questo forse i cinque stelle hanno ragione a porre una pregiudiziale morale – anche degna di fiducia).
5. Il movimento cinque stelle è un pericolo per la democrazia?
Ipotesi A: Sì, il richiamo a un parlamento col 100% dei consensi e l’idea di governo globale nei video di Casaleggio testimoniano una voglia di totalitarismo che può mettere a repentaglio la tenuta delle istituzioni.
Ipotesi B: No, questi sono troppo scemi per un colpo di stato.
Le ipotesi A e B si contraddicono solo apparentemente, quindi potremmo tagliarne una e sintetizzarle in una terza:
Ipotesi C: È un pericolo se si sottovalutano certe idee inquietanti dei suoi attivisti e dei suoi fondatori.
5.1. L’ipotesi C è un’ipotesi valida?
Ci vorrebbe uno storico serio per rispondere: il fascismo, oltre al consenso dei militanti e al culto della personalità del leader, aveva dietro dei potentati economici a sostenerne l’ascesa (l’aristocrazia agraria al sud, quella industriale al nord) e prese il potere con una sorta di milizia armata. I cinque stelle che poteri forti hanno dietro? La società di comunicazione di Casaleggio? L’autista imprenditore che costruisce resort invenduti in Costa Rica? Sembra pochino. E sono armati? Sono pronti a conquistare Roma marciando? A bastonare fuori dalle urne chi non li vota? Hanno giornali, tv, media a propria disposizione per mettere a tacere il dissenso e diffamare? (Be’, effettivamente trollano parecchio). Il danno più serio che possono fare è propagare una certa mentalità acritica tra gli strati già meno dotati di capacità critica. Ma in Italia non è una novità: lo ha fatto Berlusconi per vent’anni, con mezzi ben più martellanti, e riuscendoci con molta efficacia. Quindi diciamo che se il colpo di stato ci doveva essere, c’è già bello che stato.
6. Il successo del Movimento cinque stelle è dovuto alla rete o al voto di protesta?
Ipotesi A: Alla rete (è la posizione dei movimentisti a cinque stelle e di nessun altro, nemmeno dei suoi stessi elettori).
Ipotesi B: Al voto di protesta, l’uso che i cinque stelle fanno della rete è datato e anacronistico (è la posizione di tutti gli altri).
Sposando l’ipotesi B, che sembra convincente, resta da capire la polemica sulla comunicazione verticale di Grillo (“emette ma non riceve”).
6.1 Chi è in Italia a “emettere e ricevere”?
6.2 Quale politico italiano possiede nozione di questa maniera “orizzontale” di gestire la comunicazione sul web?
Il metro di paragone impiegato da tutti per questo tema è la campagna elettorale internet based di Obama.
6.3 Per chi, in un paese con un’opinione pubblica orientata prevalentemente da televisione e stampa come l’Italia, avrebbe avuto senso basare questa campagna su internet?
Supponendo che avrebbe avuto senso per uno come Renzi:
6.4 Le sue primarie furono o non furono internet based come si dice che furono?
6.5 E allora perché le ha perse?
Sinistre
Scritto da admin in banche, economia, elezioni, pensieri, politica, politici, segnalazioni, terremoti finanziari, Toscana il 1 febbraio 2013
Segnalo questo articolo da leggere in originale in quanto ci sono diversi link di approfondimento
Sinistre reali
Posted on 29/01/2013 by Miguel Martinez
Esistono alcune persone che soffrono quando usi in termini poco simpatici la parola “sinistra“.
Dicono, con toni assai vari – Pol Pot fu un delinquente, Lenin sbagliò tutto, D’Alema ha fatto la guerra, Vendola è un venduto, Il Manifesto è un salotto di borghesi buoni, la CGIL è una burocrazia che fa gli interessi dei padroni, le Brigate Rosse sono pazzi delinquenti… ma La Sinistra è cosa buona.
Evidentemente siamo davanti a un caso di attaccamento affettivo a una parola.
Li capisco: personalmente, sono attaccato alla parola lonfo (che, come è noto, non vaterca né gluisce, e molto raramente barigatta), e non saranno certi i fatti a farmi cambiare idea.
Invece, per me “La Sinistra” è quella che vedo realmente, non è un principio metafisico. E quella italiana del 2012 non è quella italiana del 1912, come non è quella indiana di oggi, né quella turca.
Certo, ci sono innumerevoli sinistrelle, ma parliamo della Sinistrona.
Quella che vedo realmente, è una massa ancora considerevole di persone, in larga misura residenti nell’Italia centrale, che ha interiorizzato molti doveri sociali – un modo complicato per dire che stanno attenti a riciclare i rifiuti più di altri, ci tengono alla scuola pubblica e così via.
Questa gente è rappresentata da una rete di amministratori locali, di cooperative, di organizzazioni sociali e imprenditoriali.
C’è gente che ci nasce e ci cresce e ci invecchia in quella rete, e per questo non fanno, in genere, sciocchezze clamorose. Però sono pericolosi, proprio perché pianificano con attenzione, e non conoscono confine tra pubblico e privato.
Recentemente, ho letto due articoli che dicono più o meno quanto ci sia da dire, a proposito della Sinistra Realmente Esistente.
Il primo si intitola Mps, la banca del Pd che nel 2012 è costata 3,9 miliardi agli italiani. Più dei tagli della riforma Fornero, ma in realtà è molto di più: è un quadro molto lucido del sistema di potere del Pd.
Nel secondo articolo, Pd, Lega, Verdini: i dolori di “avere una banca”. Il “leghismo rosso” a Mps traspare una certa spocchia liberista, ma l’autore ha chiaramente capito il sistema toscano e la questione del Monte dei Paschi.
Ma un terzo articolo, ci svela un altro mistero.
Il Monte dei Paschi di Siena è la Sinistra Realmente Esistente, come – in maniera diversa – Mediaset è la destra realmente esistente.
Il resto è fuffa, come le chiacchiere sui matrimoni gay o sulle opinioni di Silvio Berlusconi sul fascismo.
Bene, Huffington Post ci spiega perché Silvio Berlusconi evita di dare il colpo di grazia alla Sinistra, da cui pure afferma di aver liberato l’Italia.
Tragedia & beffa
Copio/Incollo e linko da leggere dopo la tragedia anche la beffa
L’Aquila, abitanti delle new town “cornuti e mazziati
di Samanta Di Persio – 20 Gennaio 2013
Gli inquilini del progetto C.A.S.E. stanno ricevendo una raccomandata dal comune di L’Aquila (costo totale 96mila euro) con i bollettini già rateizzati, 18 mesi, per pagare le somme relative ai consumi delle singole abitazioni e spese condominiali. Ma sul calcolo dei consumi non c’è trasparenza
Samanta Di Persio In questi giorni gli inquilini del progetto C.A.S.E. stanno ricevendo una raccomandata dal comune di L’Aquila (costo totale 96mila euro) con i bollettini già rateizzati, 18 mesi, per pagare le somme relative ai consumi delle singole abitazioni e spese condominiali. Il comune ha stabilito 0,05369 euro al mq per ogni giorno trascorso nei moduli delle new town. In questa prima tranche sta arrivando l’acconto, gli importi variano oltre 5mila euro per chi ha un appartamento di 100mq, 3mila circa di chi abita in uno di 60. E questo sarebbe solo un acconto. Perché è accaduto ciò? A fine marzo del 2010 la gestione del compendio immobiliare del progetto C.A.S.E. (6.000 alloggi) è stato assegnato al comune. Una volta che la Protezione Civile ha trasferito la gestione degli alloggi al comune, quest’ultimo si è intestato le singole utenze. Solo a fine dicembre del 2011 il comune ha deliberato che le spese dei servizi debbano essere a carico dei condomini ed ha stabilito anche all’affidamento dell’amministrazione condominiale ad un’impresa specializzata nel settore, tale gara poi è stata bloccata, l’affidamento della manutenzione ordinaria è rimasto alla Manutencoop Facility Management SpA (come deciso dalla Protezione Civile ad ottobre 2009) per 9.645.975,04 euro (in realtà la Manutencoop ha dimostrato di non essere in grado di risolvere i problemi di infiltrazioni di acqua).
A fine novembre 2012 – dopo le elezioni amministrative che hanno riconfermato il sindaco uscente – il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva l’acquisizione al civico patrimonio dei moduli abitativi (che cadono a pezzi). Il S.E.D. (servizi elaborazione dati SpA) è stato incaricato dal comune di L’Aquila (al costo di 176mila euro) di gestire servizi di interesse generale fra cui la riscossione dell’acconto sui consumi condominiali. Questi consumi però non è dato sapere come siano stati calcolati. Gli inquilini oggi già stanno pagando l’Enel servizio elettrico (probabilmente l’Enel per recuperare prima i soldi ha indirizzato ai singoli inquilini le bollette), alcuni hanno intestato l’utenza del gas, nonostante ciò hanno ricevuto bollette che tenevano conto solo dei mq dell’appartamento.
Nessuno sa se ha consumato meno o più della cifra riportata nei bollettini eppure, al momento di sottoscrizione dell’affidamento del alloggio, al punto 4 c’è scritto: “la spesa per la fornitura delle utenze domestiche (ad. es. acqua, energia elettrica, gas, telefonia fissa) previa lettura, ove del caso, contatori, nonchè gli oneri per la gestione delle parti comuni e quelle relativi alla manutenzione o ordinaria e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, sono a carico dell’assegnatario.” Infatti l’anomalia non è il fatto di dover pagare, ma la mancanza di trasparenza sui consumi. Il comune fa sapere che è già stato istituito un ufficio reclami, la solita gestione italiana: la pubblica amministrazione chiede i soldi, il cittadino si rende conto che qualcosa non torna e, per non vedersi arrivare lettere da Equitalia, paga e forse alla fine se non si arrende di fronte a tanta burocrazia potrebbe essere rimborsato.
Diseguaglianza
Scritto da admin in pensieri, segnalazioni, sociale, web il 7 gennaio 2013
Articolo che mi sembra calzante originale e una copia
di Davide Reina – 6 Gennaio 2013
Il nostro è un paese che viaggia a due velocità distinte: i ricchi che corrono e i poveri che arrancano. Un problema grave e tragicamente assente dall’agenda politica italiana.
I nostri treni sono la perfetta rappresentazione della nostra diseguaglianza. Da una parte l’alta velocità con i suoi treni modernissimi, immacolati, puntuali. Dall’altra i treni dei pendolari: vecchissimi, sporchissimi, sempre in ritardo. I ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Due binari diversi e due mondi separati che, tra di loro, si stanno allontanando sempre di più. Due Italie. Populismo? Non credo.
E per questo mi sono divertito a ricalcolare il coefficiente di GINI (l’indice di disparità economica e sociale di una nazione) italiano, ma includendovi anche l’effetto dell’evasione fiscale. Eh sì, perché qui sta il problema. Infatti, secondo EUROSTAT l’indice di GINI ufficiale, e al netto delle tasse, per l’Italia sarebbe stato pari allo 0.32 nel 2011. In pratica, saremmo piuttosto vicini (circa 3 punti) a un paese come la Francia (0.29). Chiaramente, un dato di questo tipo non è credibile. E’ di tutta evidenza come la Francia sia un paese molto meno diseguale nella distribuzione dei redditi, rispetto all’Italia. Allora dove sta l’inghippo? Nel fatto che questo indice misura la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi al netto delle tasse, ma dei redditi ufficialmente dichiarati. E qui casca l’asino. In primo luogo, perché il peso dell’evasione fiscale sul PIL è molto più elevato in Italia che in Francia. In secondo luogo perché la capacità di evadere cresce (e soprattutto, cresce in modo non lineare) con l’aumentare del reddito effettivo del dichiarante. In parole povere, più uno è ricco e più ha strumenti e mezzi per evadere (o per eludere). Di conseguenza i famosi 100 (c’è chi dice 140 miliardi) di redditi evasi in Italia ogni anno non si distribuiscono proporzionalmente tra ricchi e poveri, ma sono più concentrati nelle fasce abbienti (quelle effettivamente più ricche) della popolazione.
A tutto questo si aggiunga infine il fatto, non trascurabile, di professioni e attività che quando evadono (come dimostrano gli scontrini che aumentano del 50, 60 o anche del 200% se ci sono le ispezioni), non evadono del 20-30% ma almeno del 70-80%. Diversamente non si spiegherebbe come, in Italia, un ristoratore dichiari in media poco più di un maestro di scuola elementare. Di conseguenza, l’effetto paradossale è che vi sono molti ricchi italiani i quali, per le statistiche, sono poveri. In buona sostanza in Italia siamo tutti ufficialmente piuttosto poveri, e questo costituisce un terzo fenomeno che falsa il coefficiente di GINI. Perché in pratica, molti redditi che in realtà dovrebbero essere rilevati tra quelli elevati, vengono spostati invece drasticamente verso il basso e sotto il reddito medio dall’evasione, così abbattendo il reddito medio stesso da un lato, riducendo la distanza tra redditi minimi e redditi massimi dall’altro. Evidentemente, questo fenomeno riduce ulteriormente l’indice di GINI. Con ogni probabilità, se includiamo l’evasione fiscale e i relativi effetti distorsivi nel calcolo, allora il coefficiente di GINI italiano è superiore allo 0.40. Non solo, grazie alle ultime manovre, lo abbiamo peggiorato di almeno 2-3 punti. In soldoni: siamo più vicini allo 0.45 che non allo 0.40.
Numeri di questo tipo ci stanno allineando a paesi come la Turchia e, in prospettiva e se non invertiamo la nostra tendenza a diventare sempre più diseguali, ci avvicineranno a paesi come il Messico o il Cile di qui a cinque anni. Francamente, a me sfugge come questo problema non sia oggi al centro dell’agenda politica italiana. Soprattutto, mi è incomprensibile come nei tanti dibattiti si ponga spesso l’accento sul tema della diseguaglianza, ma non lo si traduca mai in cifre e dati precisi. Credo, infatti, che ci aiuterebbe come cittadini il poter chiedere conto ai nostri governi non solo del loro lavoro in termini di capacità di sostenere la crescita (punti di PIL), o di ridurre il rapporto debito/PIL, ma anche in termini di risultati nella riduzione della diseguaglianza (e quindi di diminuzione dell’indice di GINI, quello vero però…).
Diseguaglianza che è ormai al centro della discussione politica internazionale (basti pensare alla battaglia di Obama negli Stati Uniti per tassare di più i redditi dei ricchi ma non quelli del ceto medio, oppure al dibattito accesissimo in Francia per la “tassa sui ricchi”). Qui da noi però: niente. E’ un paradosso: il coefficiente di GINI fu inventato da un grande statistico italiano, Corrado Gini, nel lontano 1912. Nemo profeta in patria, verrebbe da dire. Dunque, la misura della diseguaglianza in una società è data da questo indice. Ma, si badi bene, questo coefficiente da solo non esaurisce il problema di capire quanto una società sia giusta o ingiusta. La misura dell’iniquità in una società, infatti, è data anche dal grado di mobilità sociale. E una società con un basso grado di mobilità sociale associato a un indice di GINI elevato è la più iniqua possibile. Perché associa a un’ingiusta distribuzione dei redditi (pochi possiedono tanto e molti possiedono ben poco) una disperazione (nel senso di “mancanza di speranza”) sociale. In poche parole: chi nasce povero sa che morirà povero.
Questa è la società italiana attuale. Secondo l’Economist, infatti, il nostro paese è il peggiore in Europa in termini di “inter-generational elasticity of income” (in pratica, l’indice che misura quanto il fatto di essere figlio di genitori ricchi fa sì che tu sia ricco da adulto, o viceversa quanto il fatto di essere figlio di genitori poveri fa sì che tu sia povero da adulto). Nell’Italia di oggi chi nasce ricco sarà ricco, e chi nasce povero sarà povero. Sarebbe ora che ce lo dicessimo forte e chiaro, e che vi ponessimo rimedio. Per dirla con le parole di Eugene Debs: “dobbiamo opporci a un ordine sociale in cui è possibile, per un uomo che non faccia nulla di veramente utile, l’ammassare una fortuna di centinaia di milioni di dollari in rendite, mentre milioni di uomini e donne devono lavorare tutti i giorni delle loro vite per assicurarsi a fatica i mezzi di un’esistenza stentata”. Per far questo, la via è obbligata ed è una sola: tassare pesantemente le rendite finanziarie, in misura crescente all’aumentare del loro valore, e detassare i redditi da lavoro e da capitale di rischio. Lo scriveva persino Thomas Jefferson (che certo non era di sinistra): “Un altro modo per ridurre la diseguaglianza è quello di diminuire fortemente la tassazione al di sotto di un certo livello del reddito, e tassare di più le rendite in progressione geometrica al loro crescere”.
Firenze && Renzi
Faccio un inoltro da questo Blog
qua sotto l’incollo:
Matteo Renzi e la distruzione del Centro Storico di Firenze
Posted on 01/10/2012 by Miguel Martinez
A volte, capita qui di raccontare qualcosa sull’Oltrarno fiorentino, il quartiere in cui vivo, dalle parti di Borgo San Frediano e quindi non troppo vicino alla calamita turistica di Palazzo Pitti.
E’ un quartiere in cui si vive bene.
I turisti ci sono, ma non determinano la natura del quartiere. Sopravvivono ancora le piccole botteghe dei bronzisti, dei liutai, dei meccanici, dei pittori, degli informatici, dei fruttivendoli (dove la roba costa meno che al vicino supermercato), persino di qualche ciabattino.
Le case, create per irrazionale accumulazione storica e rigorosamente senza ascensori, sono scomode quanto basta per tenere accessibili i prezzi.
Accessibili anche agli stranieri: nessuno ci tiene di più al quartiere dei poeti americani, muratori albanesi o domestiche ucraine che ci vengono a vivere. E questo dovrebbe aiutare a riflettere in maniera meno superficiale su tutta la questione di identità e dintorni.
Ogni volta che esco di casa, mi capita di salutare almeno cinque persone che conosco, e mi sembra una buona media per una metropoli di mezzo milione di abitanti.
Non pensate che il resto di Firenze sia così.
Infatti, secondo i canoni dei nostri tempi, un quartiere del centro non deve essere fatto per viverci – per dormire, ci sono appositi abitacoli in periferia, dove di giorno non troverete nessuno.
Il Centro Storico deve essere una fabbrica di reddito, che pone una particolare aura – “la culla del Rinascimento”, ad esempio – addosso a un contenitore del tutto vuoto.
E infatti, il resto del centro di Firenze è in gran parte una rete di banche, negozi di moda e negozietti di souvenir made in China di giorno; di notte, organizzazioni ben strutturate gestiscono i pub crawl in cui giovani turisti e studenti statunitensi girano di locale in locale all’unico scopo di ubriacarsi.
Pensiamoci per un attimo, perché c’è una differenza fondamentale tra un quartiere, magari un po’ scalcagnato, che ha certo le sue attività economiche, ma si distingue per come ci vive la gente; e un quartiere che diventa solo una forma particolare di centro commerciale.
Così i grossi commercianti del quartiere si riuniscono sotto il seducente nome di Rive Gauche e lanciano un progetto.
Il progetto viene fatto proprio dal loro impiegato al comune, che poi è il sindaco: Matteo Renzi annuncia così ai fiorentini su Facebook (sì, su Facebook) quello che lui ha deciso.
Il meccanismo è interessante anche per chi non abita a Firenze, perché rivela la maniera in cui si può usare una proposta tecnica apparentemente innocua per cambiare una società.
Al centro della zona, c’è Piazza del Carmine, dove i residenti trovano uno dei pochi posti in cui possono parcheggiare nel centro storico.
Renzi propone, anzi ordina, di trasformare la piazza in un parcheggio sotterraneo.
Direte, cosa c’è di male?
Intanto, la chiave del progetto sta in un particolare: la piazza, attualmente chiusa di giorno al traffico dei non residenti, verrà aperta 24 ore su 24. Per permettere a tanto traffico di arrivarci, ovviamente, bisogna aprire al traffico continuo pure un bel pezzo delle stradine dell’Oltrarno.
Curiosamente, con il parcheggio sotterraneo, i posti macchina non aumenteranno: diminuiranno. Cioè, tre anni previsti di lavori e investimenti enormi, per avere meno di ciò che si aveva prima?
In realtà, si ottiene un risultato fondamentale: sostituire i residenti con un incessante ricambio di acquirenti di giorno, e di visitatori di locali la notte, tenuti in movimento proprio dallo sprone del biglietto che scade.
Certo, il progetto prevede 35 posti macchina in vendita ai residenti, per la modica cifra di 60.000 euro l’uno. Circa quanto i muratori che conosco io guadagnano in quattro anni.
Nel caso qualche lettore di questo blog intenda votare alle primarie del PD, tenga presente il modello di mondo che rappresenta Matteo Renzi. Ci saranno pure altri candidati…
Siamo nudi TUTTI !!!
BIG BROTHER’S WATCHING YOU
Meno male che gli italiani ridono
Scritto da admin in politici, segnalazioni, sociale, stupidaggini, web il 30 settembre 2012
Per il Signor Grillo…..
Scritto da admin in politici, seghe mentali, segnalazioni, video, web il 3 settembre 2012
Per il Signor Grillo l’articolo citato in precedenza è decontestualizzato e non vero, scritto da stampa di regime, io dico che sostanzialemte non me ne frega una mazza, il Signor Grillo vorrebbe che per contestualizzare il suo intervento mi vedessi un video di ben 2.26.56,di uno che sbraita….. ma vai a c….e
p.s.
e….poi non capisco, il Signor Grillo è un comico, i suoi spettacoli sono improntati sulla denuncia sociale, però fà parte anche di un movimento politico… come mai devo pagare un biglietto per andare ad una manifestazione politica ?
Il nuovo che avanza ?
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Matteo Renzi ha speso 20 milioni di euro da presidente della provincia. Pagati dal contribuente
Pranzi e cene in ristoranti di lusso, vacanze, viaggi in aereo, conti astronomici in bar e enoteche, pernottamenti costosi in alberghi, e ancora regali e spot in tv e sui giornali. Per un totale di ben 20 milioni di euro, tutti a spese del contribuente.
Nei cinque anni in cui è stato presidente della provincia di Firenze, dal 2004 al 2009, Matteo Renzi non si è fatto mancare proprio nulla. Il “rottamatore” del Pd non ha niente da invidiare a un qualsiasi Lusi o Belsito in quanto a gestione allegra dei soldi pubblici, con la differenza che Renzi oggi si è creato l’immagine di “moralizzatore” della politica.
Il vero “big bang”, però, sono le oltre 250 fatture che indicano le “spese di rappresentanza” sostenute dal presidente Matteo Renzi tramite utilizzo di carta di credito personale. Spese che la provincia ha liquidato e rimborsato, approvandone tutte le motivazioni.
Naturalmente non possiamo pubblicare tutte le fatture in un solo articolo, ma come primo “assaggio” possono bastare alcune chicche: i due viaggi in Usa nel 2007, con tanto di giornalista al seguito pagato dal contribuente, totalmente rimborsati dalla provincia. Dagli alberghi alle consumazioni nei bar: Renzi in totale spende 70.000 euro per i due viaggi “di rappresentanza”. E c’è pure una cifra “strana”, pari a 3.000 euro pagati con la carta di credito in un albergo di Boston, senza alcuna voce di spesa. Cosa può costare 3.000 euro, di notte, in un albergo?
Le spese in bar ed enoteche spesso sfiorano il clamoroso, con conti pari a 600 euro. Cosa berrà, Matteo Renzi, a spese del contribuente?
Anche negli Usa non era da meno
Per non parlare di ristoranti e trattorie. Ecco un piccolo assaggio solo del 2008
Ma i conti della provincia, sotto la gestione Renzi, saranno tutti limpidi e cristallini? Nient’affatto.
Per finanziare una manifestazione culturale come il “Genio fiorentino”, la provincia di Firenze guidata da Renzi spende in media 2 milioni di euro ogni anno: di questi, 707.000 euro finiranno nelle casse della Cult-er, associazione con sede legale presso uno studio di commercialisti a Prato ma totalmente priva di strutture. 100.000 euro finiranno pure nelle casse del giornale “La Nazione”.
Per parlare bene del Genio Fiorentino?
100.000 euro nel 2005 finiscono nelle casse di un ”Circo per la Pimpa, spettacolo dedicato al simpatico cane a pois dei fumetti, creato dalla penna di Francesco Tullio Altan, in occasione del trentesimo compleanno della Pimpa. Il ricavato è però inferiore alle attese. Parte dell’incasso avrebbe dovuto finire in beneficenza nelle casse dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, ma non se ne farà nulla.
Non sarebbe stato meglio, per la provincia, donare direttamente la somma all’ospedale?
E ancora: nel 2005 Matteo Renzi crea “Florence Multimedia”, società partecipata al 100% dalla provincia di Firenze e quindi controllate direttamente da lui. Contemporaneamente, smantella l’ufficio stampa della provincia, non sufficientemente idoneo a valorizzare l’immagine personale del “rottamatore”. La sede viene collocata in una struttura della provincia e data in locazione con un pagamento di un canone simbolico pari a 1.000 euro all’anno. Florence Multimedia diventa operativa nel 2006, nel 2007 le viene affidato anche l’ufficio stampa della provincia. Nel solo anno 2008 la provincia di Firenze bonificherà le casse di Florence Multimedia con ben 4 milioni 387mila 453 euro. Per cosa? Per diventare negli anni lo strumento di propaganda personale di Matteo Renzi, nonché il metodo per ingraziarsi giornali e tv locali: gran parte dei milioni di euro finiscono infatti nelle casse delle concessionarie di pubblicità dei giornali. Uno strumento talmente “ad personam” da essere smantellato “casualmente” alla fine della legislatura di Renzi.
Ma su questo la Corte dei Conti sta indagando.
Alta velocità Mugello
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Mugello, è morto un altro fiume. In nome della TAV, del PIL e della crescita
Riceviamo e pubblichiamo
Nel silenzio più totale dei media, degli amministratori e purtroppo anche di tutta la popolazione, si è consumato negli ultimi trenta giorni un altro disastro ambientale i cui inizi risalgono alla perforazione della galleria TAV anno 2000.
Il Fiume Bosso, come il Carza in precedenza ed altri numerosi torrenti ha cessato di vivere in questi ultimi giorni anche nel tratto superiore del suo breve corso cioè dall’abitato di Luco di Mugello verso Nord.
Una situazione mai vista prima poiché fino allo scorso anno, nonostante il danno inflitto dalla TAV, il fiume manteneva un minimo di scorrimento superficiale che lo teneva in vita.
Il progressivo drenaggio dovuto alla galleria, anno dopo anno, sommato alla siccità degli ultimi 10 mesi hanno causato il danno ambientale irreparabile anche sul Fiume Bosso: una pietraia bianca, senza un filo d’acqua, rimasta solamente nelle numerose briglie presenti da Luco a Grezzano nelle quali nuotano pesci agonizzanti per mancanza d’ossigeno destinati a morte certa nell’arco di pochi giorni. In tutto il resto del corso tutte le forme di vita sono morte.
Anche il torrente delle Cale in maniera del tutto inedita si è prosciugato completamente nel tratto a Nord dell’abitato di Panicaglia su quasi fino alle sorgenti (ho seguito il corso del torrente passo dopo passo per verificare la situazione).
La memoria dell’uomo, anche se fallace, non ha ricordi di una situazione come questa sul Bosso e sulle Cale e non importa che ciò sia certificato dai sopralluoghi e monitoraggi non effettuati e che comunque non servono a rendere la vita al Fiume e ai torrenti.
Andate a domandare agli abitanti ottantenni di Luco e Grezzano se hanno mai visto una situazione del genere.
In questa situazione, quello che preoccupa di più è l’insensibilità delle istituzioni, della politica e, grave colpa, anche quello delle popolazioni, perché se non ci si rende conto, se siamo ciechi di fronte a questo, se non capiamo ora, subito, che la nostra vita, il nostro futuro sono inscindibilmente legati alla presenza dell’acqua e di un ambiente il piu’ integro possibile.
Si continua a parlare di SPREAD, di PIL, di PRODUZIONE di beni spesso inutili, di RILANCIO dell’economia. Nel futuro berremo forse petrolio? Ci laveremo con esso? Innaffieremo con il GPL liquido? Coltiveremo il cibo su spianate di asfalto e di cemento?
Quando ci renderemo conto che viviamo su un Pianeta limitato fisicamente sul quale vi sono risorse limitate non rinnovabili?
Capire non è difficile, basta abbandonare la logica del profitto e ritornare alla logica del buon senso naturale.
Cordiali Saluti
Luca Tagliaferri
CCC de’ noartri
Scritto da admin in GNU/Linux, hacking, informatica SL, sociale, software libero il 11 luglio 2012
Quasi quasi ci vado
Sul movimento 5 stelle (abbastanza interessante)
Bounce di un articolo di due giorni fà abbastanza interessante sul Movimento 5 Stelle
Lunedì 28 Maggio 2012 23:00
di Ilvio Pannullo
La sbornia di Parma, dalle 17.15 di lunedì 21 maggio 2012 la Stalingrado grillina d’Italia, non accenna a smettere. Si è detto e scritto tanto, tantissimo, forse addirittura troppo, sul Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ma quello che è certo riguarda soltanto il passato: il futuro è tutto da scrivere ed è già in cammino. Il successo elettorale, lontano dall’essere inaspettato e imprevedibile, ha galvanizzato i militanti, il popolo delle rete e tutti coloro che sperano in un cambiamento, in una nuova prospettiva, in futuro che sia migliore del tragico presente.
A chi osserva, a quanti apprezzano l’effetto ma mai voterebbero per il vate genovese, perché restii a concedere il proprio favore a chi urla da un palco, negandosi al tempo stesso ad ogni democratico confronto, non resta che sperare nell’onda d’urto, nell’effetto a catena che il Movimento 5 Stelle ha inesorabilmente innescato.
Il neo eletto sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ha saputo vincere ed esultare, accendendo gli animi e la speranza. «É l’alba della Terza Repubblica», dice in versione Pifferaio di Hamelin, inseguito dalla stampa di mezzo globo e accolto ovunque dagli osanna dei suoi ragazzi. «É la svolta», gli fa eco Giovanni Favia, proconsole in Regione del Movimento. Adesso, però, viene il bello. O il brutto, dipendendo il giudizio finale da cosa concretamente verrà fatto.
Il partito anti-partito deve infatti fare subito i conti con il mostruoso debito del Comune, che alcune voci accreditano essere pari a 600 milioni di euro. A ciò si aggiunga il profondo rosso del Teatro Regio, stimato dai 7 ai 12 milioni di euro, e la clausola penale, pari a 180 milioni di euro, prevista nel contratto stipulato tra il Comune di Parma e la Iren Emilia s.p.a. e che andrà pagata, per cestinare quell’inceneritore tanto osteggiato in campagna elettorale. Problemi enormi per un tecnico informatico, eletto sindaco di una città che conta appena 200.000 anime.
Dal giorno della vittoria elettorale il titolo della società quotata “Iren Emilia”, con sede legale e direzione centrale a Reggio Emilia, non fa che andare giù: a preoccuparsi, oltre agli azionisti disperati, è l’intero settore dell’economia tradizionale. Grillo fa paura e a fare ancora più paura sono le idee veicolate dal Movimento di cui è il portavoce: democrazia diretta, controllo in tempo reale della corretta esecuzione del mandato elettorale, selezione meritocratica dei candidati sulla base delle esperienze e dei programmi.
E qui viene il bello: i programmi. Già, perché se è vero che Grillo è il leader del Movimento 5 Stelle, per il semplice motivo che è in grado di gridare nelle piazze – e su un blog seguitissimo – quello che decine di milioni di persone andavano discutendo in rete da anni, è vero anche che non ha inventato nulla: quel che dice Grillo viene scritto su milioni di pagine internet di tutto il globo, ogni giorno.
E’ inutile riepilogare i principi e gli obiettivi del Movimento 5 Stelle, ma i giornali tradizionali mentono sapendo di mentire quando parlano di “idee di Grillo” come se fossero il parto di un comico e nulla più di questo. Sono invece il parto di milioni di teste pensanti globali che da anni riflettono sulla crisi ambientale e sulla sovranità alimentare, sulla crisi energetica e sulle energie rinnovabili, sulla crisi economica e sulla sovranità monetaria: il frutto di un pensiero diffuso e ben consolidato che Grillo ha avuto il merito di portare al grande pubblico italiano. Come un megafono.
Sbagliano i partiti e i loro organi di potere ancillari a definire, più o meno direttamente, il genovese più famoso d’Italia come una testa di… In verità è una testa d’ariete, un Ulisse dei tempi moderni e il Movimento 5 Stelle una sorta di cavallo di Troia. Ciò che deve essere oggetto di discussione sono “i greci” al suo interno: i programmi, le idee di cui il Movimento si vuole fare portavoce e tra queste ve n’è una assai interessante.
Si è detto della situazione debitoria in cui versa il Comune di Parma. Un problema comune all’Italia, alla Grecia, all’intero ClubMed e – perché no? – all’intera area d’influenza angloamericana. In un momento di crisi, dove il sistema bancario, per rispondere ai criteri di capitalizzazione imposti dall’accordo Basilea 3, si permette di incamerare circa 1000 miliardi di euro emessi dalla Banca Centrale Europea al tasso dell’1%, per poi reinvestirli in titoli di Stato resi appetibili da rendimenti oscillanti tra il 5 e il 6%, il problema della moneta circolante è un problema da risolvere urgentemente.
Già, perché la moneta sta all’economia come il sangue sta all’organismo: è semplicemente essenziale. Se manca, l’organismo muore. La moneta può essere, però, esattamente come il sangue, buona o cattiva. Nel primo caso l’organismo sarà sano e vigoroso; nel secondo, per non essendo morto, sarà ciclicamente colpito da malanni più o meno gravi. Esattamente quello che sta accadendo alla nostra Europa.
L’idea, anche questa, non è nuova, ma per la prima volta potrebbe avere un’applicazione su larga scala: Parma potrebbe dotarsi di una propria «moneta». Ovviamente si tratta di un’imprecisione, di una semplificazione utile al giornalista per agevolare la comprensione e la diffusione dell’idea, ma invisa a ogni buon giurista. Dire “moneta locale”, infatti, significa dire falso nummario. L’idea di una moneta locale alternativa all’Euro è affascinante, ma perfeziona l’elemento tipico di un reato penale.
Chiunque legga gli articoli dal 453 al 466 del codice penale potrà infatti ben capire il perché nessun pubblico ufficiale, neanche il più illuminato, possa permettersi il lusso di parlare di moneta locale, ma solo di buoni sconto da spendersi tra persone fisiche e giuridiche liberamente affiliate ad un’associazione privata. E’ un problema più giuridico che economico, dunque molto noioso è poco interessante, ma se si pensa che è stato istituito un nucleo speciale in seno all’Arma dei Carabinieri – il Comando carabinieri antifalsificazione monetaria – gerarchicamente dipendente dalla Banca d’Italia, al di là della noia si capisce bene che un problema c’è.
Utilizzando una prospettiva economica, da intendersi qui con la “e” minuscola, quella della spesa al mercato (e non al super-mercato), delle bollette, delle piccole spese e delle piccole necessità quotidiane, oggi così difficili da soddisfare, è forse più utile guardare alla sostanza dei rapporti economici, che alla definizione giuridica del mezzo di scambio utilizzato tra i vari attori dell’economia locale. La notizia circolata negli ultimi giorni, infatti, riguarda i contatti (anzi le email, per usare il nuovo codice parmigian-grillista 2.0) tra lo staff di Pizzarotti e due economisti eretici dell’Università Bocconi: Massimo Amato, professore di storia economica, e Luca Fantacci, docente di storia, istituzioni e crisi del sistema finanziario.
La coppia di quarantenni ha messo a punto un progetto di valuta complementare all’euro. Secondo il Movimento sarebbe un sistema di credito cooperativo tra aziende per rafforzare il tessuto locale. In pratica un modo per mettere in scacco l’usurocrazia europea e lo strozzinaggio in atto ai danni dei “maiali” europei.
Questo sistema lungi dall’essere una chimera è già in vigore in molti paesi e, in alcuni di essi, su tutti Svizzera, Germania e Giappone, con risultati straordinari. In tutto il mondo si contano un totale di circa ottomila monete complementari, ma nessuno ne parla. Le valute alternative altro non sono che strumenti di scambio con cui è possibile scambiare beni e servizi affiancando il denaro ufficiale (rispetto al quale sono appunto complementari).
Solitamente le valute complementari non hanno corso legale e sono accettate su base volontaria: ciò contribuisce al loro aspetto identitario, cioè al loro identificare la comunità all’interno della quale sono usate alla stregua dei vantaggi di una tessera associativa. Il tutto ha il risultato di aumentare il potere economico dei soggetti che aderiscono al circuito, decidendo di accettare una parte del prezzo nella “moneta locale” che poi potranno a loro volta spendere presso gli altri soggetti -persone fisiche, professionisti, negozi e società – che partecipano al progetto.
Un sistema di valuta complementare è infatti accettato ed utilizzato all’interno di un gruppo, di una rete, di una comunità per facilitare e favorire lo scambio di merci, la circolazione di beni e servizi all’interno di quella rete sociale, rispetto al resto della comunità, in modo del tutto identico a quanto accade con la moneta avente corso forzoso.
Va da sé che se ad aderire al progetto di una “moneta locale” o, per facilitare i neo eletti sindaci a 5 stelle, a costituire un’associazione di diritto privato cui liberamente associarsi, è un Comune di 200.000 anime, l’effetto che si ottiene è semplicemente esponenziale. Basterebbe per il Comune limitarsi ad accettare una piccola parte di una qualsiasi tassa comunale – mettiamo, a titolo esemplificativo, il 10% della TAssa sui Rifiuti Solidi Urbani – per incentivare tutti i cittadini, tutti i negozianti e qualsivoglia operatore economico tenuto per legge al pagamento della T.A.R.S.U. ad iscriversi all’associazione di diritto privato di cui sopra. Il risultato che si otterrebbe sarebbe pari ad un aumento del potere di acquisto di ogni iscritto all’associazione, in una misura variabile a seconda degli sconti accettati dai singoli partecipanti.
Per comprendere le ragioni che danno vita ad un sistema di valuta complementare, è utile rifarsi al significato antico del denaro: un accordo all’interno di una comunità che accetta di utilizzare “qualcosa” come bene di scambio riconosciuto. Le valute complementari si collocano, dunque, come “sistemi di accordo” all’interno di una comunità e promuovono la pianificazione a lungo termine, stimolando i partecipanti al circuito ad investire in attività produttive connesse, piuttosto che nell’accumulo di denaro. Esse incoraggiano gli scambi e la cooperazione con la propria rete di aderenze, attraverso la circolazione del bene di scambio a cui, solitamente, viene attribuito un valore etico ed ideale. Questo perché l’economia può essere etica solo se lo è anche il mezzo. In Italia un esempio già c’è: lo SCEC, acronimo di “Solidarietà ChE Cammina”. Un mondo diverso è dunque possibile. A Parma, ma anche altrove. Basta crederci.
Ci sono troppi interessi….
di Mariavittoria Orsolato
Su La Stampa dello scorso sabato, il parlamentare Pd Stefano Esposito ha pubblicamente manifestato le sue riserve sulle capacità e i titoli dei 360 accademici che a febbraio hanno firmato l’appello al premier Monti per riconsiderare il progetto dell’Alta Velocità. Secondo Esposito – noto alle cronache per la proposta di non rinnovare la tessera del Partito Democratico a chi si fosse opposto alla TAV- il campione non è assolutamente rappresentativo, né competente in materia di ferrovie: “Soltanto il 14% svolge attività accademiche attinenti alla realizzazione della Torino-Lione e comunque si tratta appena dello 0,17% del totale degli accademici italiani accreditati al ministero”.
Probabilmente l’uscita del parlamentare Pd era solo un tentativo di fare pubblicità al suo libro – il controverso Tav Si, scritto a quattro mani con Mario Foietta e contestato duramente al salone del libro di Torino – dal momento che, stando al suo diploma di istituto magistrale, lui stesso non avrebbe né i titoli, né le competenze adeguate per parlare con cognizione di causa della Tav. Figurarsi scriverci un intero libro.
Ma non sottilizziamo, il livello scolastico spesso non è indicativo del valore di una persona ed era lo stesso Leonardo Da Vinci a dire che la sapienza è figlia dell’esperienza. Purtroppo però Stefano Esposito pare mancare anche di questa. L’Alta Velocità in Italia infatti non è nata con la Torino-Lione e sono già diverse le tratte completate: ogni singolo progetto ha avuto esternalità negative ma in nome del “progresso” si è comunque deciso di tirare dritto e di ignorare ciò che le precedenti esperienze avevano insegnato.
Per quanto riguarda le ricadute della TAV sul sistema idrogeologico del territorio, l’esperienza del Mugello è certamente paradigmatica. I lavori per la tratta Bologna-Firenze hanno lasciato dietro di sè 57 km di torrenti che in estate sono un deserto di sassi, 73 sorgenti e 45 pozzi prosciugati, cinque acquedotti oggi riforniti con un costosissimo sistema di ripompaggio a monte, e una delle gallerie ha fatto persino scomparire un intero fiume.
Un vero e proprio disastro ambientale, valutato in 174 milioni di euro dai consulenti della Procura di Firenze all’interno del processo che ha visto imputate 59 persone – tutte clamorosamente assolte in appello lo scorso giugno – fra dirigenti dell’impresa Cavet a cui sono stati affidati i lavori, imprenditori, proprietari di discariche e trasportatori.
Il futuro della valle di Susa non si prospetta certo più roseo. In primo luogo perchè le montagne sono più alte, con cumuli e pressioni maggiori, poi perché il Piccolo ed il Grande Moncenisio sono costituiti prevalentemente da gessi che hanno creato enormi inghiottitoi carsici. Tutta la montagna ospita laghi fossili sotterranei, il più superficiale dei quali (16 milioni di metri cubi d’acqua) fu intercettato a Venaus dai lavori della centrale di Pont Ventoux, che penetrarono nella montagna per meno di un chilometro. La rete idrica del gruppo del Moncenisio é quindi estesissima e connessa: i traccianti gettati nel 1970 nella grotta del Giasset, uscirono pressoché dovunque solo dopo due settimane, a conferma che avevano attraversato grandi laghi sotterranei.
A confermare i dubbi e i timori degli attivisti No Tav e dei valsusini in generale, negli anni si sono susseguiti diversi rapporti, studi e stime di danno, primo tra tutti il cosiddetto rapporto COWI del 2006, redatto per conto della Commissaria europea De Palacio. Nonostante la committente fosse la stessa Commissaria europea per la costruzione di questa linea, gli esperti da lei interpellati non hanno potuto omettere che il solo tunnel di base drenerà da 60 a 125 milioni di metri cubi di acqua all’anno, una cifra che corrisponde al fabbisogno idrico di una citta? con un milione di abitanti.
Dal momento che l’acqua drenata é riversata nei fiumi, è possibile che a una certa distanza a valle del tunnel, lo scorrimento su un periodo di un anno non subisca influssi di rilievo, almeno per quanto riguarda la portata. Almeno, perché le risorse idriche catturate all’interno della montagna e drenate direttamente all’esterno, saranno calde e con concentrazioni di solfati ben oltre i limiti accettabili per essere immessi nei corsi d’acqua, col risultato che i fiumi sarebbero sì pieni d’acqua ma irrimediabilmente inquinati.
Per le zone situate a monte delle estremità del tunnel, la portata totale delle acque di superficie, e in particolare il flusso minimo annuo, potrebbe invece essere pesantemente modificata e quindi la ripartizione fra acque di superficie e sotterranee potrebbe cambiare radicalmente. Un problema non da poco, visto che l’acqua è un elemento primario e imprescindibile per tutta una serie di attività: dall’acqua corrente nelle case all’irrigazione dei campi, dal buon funzionamento del sistema fognario alla produzione di energia.
La sottrazione di enormi quantitativi di acqua al gruppo del Moncenisio e dellAmbin avrà infatti inevitabili effetti anche sull’alimentazione del lago del Moncenisio. Il lago attuale alimenta una centrale da 360 MW in Francia e da 240 MW in Italia. Se il deficit indotto fosse di 25 milioni di metri cubi, in termini energetici questi significherebbero la perdita di circa 150 milioni di Kwh di energia di punta che andrebbero messi anch’essi tra i danni causati dal progetto.
C’è poi da dire che i precedenti grandi lavori hanno già inciso in modo drammatico sulle sorgenti della Valle di Susa: il raddoppio della ferrovia Torino-Modane, ha provocato la scomparsa di 13 sorgenti nel territorio di Gravere e di 11 nella zona di Mattie.
Le gallerie dell’autostrada tra Exilles e la val Cenischia hanno fatto scomparire 16 sorgenti delle frazioni di Exilles, oltre ad alcune altre in altre località. I lavori della centrale di Pont Ventoux, per una galleria di soli due metri di diametro, hanno prosciugato il rio Pontet, 2 sorgenti a Venaus, 2 a Giaglione, una decina in territorio di Salbertrand, tra cui quella che alimentava l’acquedotto di Eclause.
L’esperienza inevitabilmente insegna e non tenere conto di quanto già accaduto non è solo un atteggiamento miope, ma in questo caso volutamente lesivo. Nella sua sintesi sulla crisi mondiale dell’acqua e sull’iniziativa di cartellizzare l’acqua del mondo, Maude Barlow ha usato l’espressione “oro blu”, una risorsa vitale che assume sempre più le caratteristiche del petrolio, l’oro nero per cui si è combattuto e si continua a combattere, in spregio alle perdite umane.
Alcune stime indicano che nei prossimi anni l’acqua avrà un giro d’affari del valore di centinaia di miliardi di euro e questa tendenza è legata soprattutto alla privatizzazione della sua distribuzione che, in particolare in Europa, sta diventando normalità. E, alla luce di questo, prosciugare la Val di Susa come si è già fatto col Mugello non è altro che un business nel business.
Android vs Apple
Scritto da admin in informatica SL, Sistemi operativi, web il 15 maggio 2012
Bounce di un vecchio articolo, ma proprio vecchio
Un articolo di tanti mesi fada questo sito, mi piaceva l’ho postato adesso.
Richard Stallam, Steve Jobs e il movimento
Inserito da admin on October 11, 2011
Steve Jobs è morto, il 5 Ottobre. Il giorno seguente, Richard Stallman ha pubblicato un post, che non sto a riprendere perchè tutti lo conoscono molto bene, ha già fatto il giro del mondo.
Girando il mondo ha suscitato un dibattito enorme; c’è chi dice che RMS, pur avendo ragione, è stato privo di tatto, altri che è invidioso, altri ancora sono arrivati a ritenere il suo intervento fuori luogo e causi problemi a tutto il movimento, chiedendosi addirittura se il movimento non abbia bisogno di una nuova voce.
In questa breve analisi, vorrei spiegare perchè sono dalla parte di Stallman (ma non a spada tratta) e perchè, anzi, penso che sia stato fin troppo buono.
Per prima cosa è doveroso stendere un velo pietoso su alcune notizie, alcuni giornali si sono arrogati il diritto di mettere in bocca a RMS cose mai dette, arrivando a stravolgere le cose; avendolo fatto i giornali, potete immaginare con quanta facilità l’hanno ripresa i detrattori di RMS. Vi giuro che ho persino visto un maldestro tentativo di “metodo Boffo”, tipo “Stallman a casa ha il Mac ma non lo dice in giro!”.
Lasciando da parte la doverosa solidarietà, credo che ciò che ha scritto, si sia dimostrato una spanna avanti a tutti, con il coraggio di andare controcorrente e senza l’ipocrisia che prende un po’ tutti quando qualcuno muore. È sicuramente un triste evento, ma di per se non cambia quello che è stata una persona. Non è questione di tatto, è questione di onestà intellettuale.
Nella mia (personale ed opinabile, non voglio convincere nessuno) lettura della questione, occorre inquadrare le due figure, Jobs e Stallman.
I due non erano “amici” da già molto tempo, se mai possa esserci stata stima fra i due un qualche giorno remoto; l’approccio, non tanto al business dell’informatica, quanto al vivere l’informatica stessa, come approccio sociale nel rapportarsi col resto del mondo, era diametralmente opposto, l’uno ne ha sempre imposto le visioni dall’alto, prettamente commerciale, volto a “fidelizzare” le persone, quasi ad indottrinarle (clienti e dipendenti), a legarle alla loro condizione di “sudditi” in eterno, mentre l’altro ha dedicato la propria esistenza alla difesa delle libertà di chi utilizza un computer (senza se e senza ma), all’incoraggiamento alla cooperazione e all’indipendenza.
Due persone così, non possono che essere l’uno la nemesi dell’altro.
Consideriamo poi la posizione, il primo CEO, founder, vera e propria icona di uno stile di vita, l’altro Guru e fondatore del movimento del software libero, punto di riferimento (in positivo o in negativo) per una moltitudine di persone diverse e disparate, attivista non solo informatico.
Ora, non so voi, ma io da “buon attivista”, se mi capita di poter attirare l’attenzione alla mia causa, o di gettar luce su “una porcheria”, lo faccio eccome.
Tant’è che, vedendo il fiume di post relativi alla morte di Steve Jobs, sui vari social network, mi son sentito quasi in dovere di fare qualcosa, tanta disinformazione non poteva passarmi davanti impunemente.
Allora ho pensato di comporre una nota da far girare, sui commenti di tutti quelli che postavano un video o una frase o che mettevano la foto di Jobs, di chi lo idolatrava come genio o come nuovo “Leonardo”… diciamo la verità, ho rotto le balle a un sacco di gente.
Però non a tutti, anzi a dire il vero pochi sono stati infastiditi dalla mia nota, mediamente fanboy della mela senza speranza, alcuni hanno voluto sapere di più. Altri ne han saputo di più ugualmente, anche se non avrebbero voluto.
Altri attivisti hanno fatto lo stesso ed ora qualcuno in più è informato, sa come si comportano certe multinazionali (in questo caso, specificatamente la Apple). Sanno che i bambini vengono schiavizzati in Congo per la produzione dei loro chip, sanno che in Cina gli operai delle fabbriche che producono i loro apparati si suicidano per le condizioni di lavoro e la vita alienante, sanno che sono dei grandissimi inquinatori nel terzo mondo. Ecco perchè ritengo che Stallman sia stato troppo buono; c’era molto di peggio da dire su Jobs!
Comunque, volete che a Stallman non sia venuta in mente la stessa idea? Ok, forse no… non voglio dire che RMS ha fatto questo ragionamento, ma solo che, se l’avesse fatto, l’approverei eccome, da attivista del movimento.
Grazie a quel suo post molti giornali, anche italiani, ne parlano e nei commenti salta fuori qualunque cosa, il dibattito è fervente, e fra quel qualunque cosa, alcuni scoprono cos’è il software libero, chi è Stallman e così via, alcuni proveranno GNU/Linux, altri forse no. Altri ancora continueranno ad usarlo nonostante questo episodio; C’est la vie… non sarà questo episodio a far abbandonare GNU/Linux a chi già lo usa.
Insomma, che se ne parli bene o che se ne parli male, purchè se ne parli? Pare funzionare, anche perchè io non so voi, ma non ricordo che in passato Stallman avesse avuto un’ “audience” così alta in Italia, e non parlo dei blog o testate specialistiche, ma della stampa nazionale!
Il movimento ha quindi bisogno di un’altra voce? una parte della comunità si interroga da un po’, in effetti.
Forse, senza nulla voler togliere a Stallman, sarebbe ora che il movimento si rinnovasse un po’ dopo 28 anni, anche solo per affievolire quell’aurea da “mistico” da seguire (non facciamo finta di nulla, anche per “noi” Stallman è molte volte un’icona, un po’ come lo era Jobs per i fanboy apple), chissà che il movimento non riesca ad aumentare l’autodeterminazione di se stesso, chissà che non sia il momento adatto per del riciclo generazionale. Percarità, non fraintedetemi, non sono per nessun ammorbidimento, per nessuno sconto (per capirci, non sto parlando di OpenSource); sono anzi per un movimento più aperto su fronti diversi, per essere più forti nel fronteggiare i pericoli e per ottenere maggiori vittorie
In parole povere, quel che mi auguro è che se ricapitasse un simile triste evento (non vi dico chi mi sto immaginando), spero che il comunicato “della voce del movimento” sia qualcosa tipo: “non sono felice perchè è morto, ma sono felice che se ne sia andato, perchè ha avuto un’influenza maligna sul mondo del computing, perchè ha costruito il suo impero sulla pelle dei più deboli, dai bambini congolesi, a gli operai cinesi e taiwanesi, alle altre popolazioni del terzo mondo. Questa sua benedizione mediatica è uno schiaffo in faccia a tutte le sue vittime e noi la ripudiamo”
Sicuramente, come si può notare dalla mia diplomazia, non potrò mai essere io quella nuova voce, ma credo che sia chiara la necessità di slegarsi dal “capo”, di rimettere in capitolo la propria voce, di partecipare più attivamente, con nuove idee, contro nuovi pericoli per le nostre libertà.
Anzi, in quest’ottica di allargamento e ampliamento del movimento, sull’onda del fare i conti col mondo che ci circonda (che noi lo vogliamo o no), i primi due centesimi ce li metto volentieri: smettiamo di parlare di “libertà” e cominciamo a parlare di “diritti”.
Anarchici attentatori
Scritto da admin in blog, segnalazioni, sociale, web il 5 maggio 2012
Un articolo da questo
Blog , sotto ho fatto un copia/incolla comunque è meglio leggere l’articolo in originale ci sono diversi links.
Non so se considerarlo buffo o tragico…..
Istruzioni per organizzare un attentato anarchico
Posted on 04/05/2012 by Miguel Martinez
Il signor Shaquille Azir è un cittadino degli Stati Uniti con qualche problema.
Ha subito condanne per possesso di cocaina, per rapina, per aver usato assegni scoperti (ben quattro volte), per furto e falsificazione di documenti, senza contare nove tentati fallimenti (concessi due volte dal tribunale). Non è poco, nel paese in cui le condanne carcerarie sono notoriamente pesanti e lunghe.
Non deve essergli comunque sempre andata male, visto che attualmente Shaquille Azir lavora come imprenditore edile.
E infatti, dalla scorsa estate, il signore ha arrotondato il proprio lavoro – e si è tolto dal collo un bel po’ di fiato – diventando una CHS o “Confidential Human Source” per conto dell’FBI.
Lo scorso ottobre, il signor Azir ha preso di mira un ragazzo che lavorava per lui, il giovane Douglas Wright. Douglas Wright partecipava al movimento Occupy, e sosteneva che fosse ora di fare qualcosa contro il dominio delle corporations.
Dietro ordini dell’FBI, Azir è riuscito a convincere Douglas e quattro recalcitranti amici che quel qualcosa poteva assumere la forma di una bomba.
I giovani non volevano fare male a nessuno, ma alla fine Azir è riuscito a convincerli a colpire un ponte.
Azir ha fornito il (finto) esplosivo e il telecomando per farlo scoppiare, e i giovani – tutti bianchi e con cognomi anglosassoni – sono stati arrestati sul fatto e oggi attendono in carcere una potenziale condanna all’ergastolo per “tentato utilizzo di armi di distruzione di massa”.
Per aver organizzato l’unico attentato anarchico della recente storia statunitense, il signor Shaquille Azir ha ricevuto dall’FBI l’importo di 5.750 dollari per i servizi e 550 per le spese, che a me sembra pure poco, vista l’evidente bravura del personaggio.
La grande offensiva terroristica prosegue, evidentemente, senza sosta.
Domani non posto niente…aderisco allo sciopero
Non che posti molto in questo periodo, ed anche non credo che sia una azione degna di risultati comunque sono d’accordo.
http://www.sopastrike.com/strike/
Trasporto pubblico
Posto questo
Diatribe sulla TAV
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«Virano contro Mercalli? E allora quereli anche tutti noi»
Virano querela Mercalli? «Allora quereli anche noi: siamo tutti d’accordo con lui». Sotto tiro, il climatologo valsusino che in una recente puntata di “Che tempo che fa”, la popolare trasmissione di Fabio Fazio su RaiTre, ha criticato la congiura dell’informazione sulla valle di Susa e la mistificazione sulla Torino-Lione, grande opera devastante, super-costosa e tragicamente inutile, come 150 docenti universitari hanno ricordato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invitandolo a sollecitare un ripensamento del governo. E se l’esecutivo Monti a tutto pensa fuorché a una sospensione della Torino-Lione, il commissario dell’alta velocità Italia-Francia se la prende con Mercalli.
Sotto accusa l’intervista rilasciata a Niccolò Zancan su “La Stampa” lo scorso 18 ottobre. Per Mercalli, l’assedio simbolico alla Maddalena di Chiomonte è Luca Mercalli«una risposta all’occupazione coatta e ingiusta della valle: bisogna capire l’insofferenza, ha radici profonde». Valsusini e No Tav? «Sono persone che da anni non vengono ascoltate: se si aprisse un vero dibattito sui dati, immediatamente tutti si acquieterebbero». E l’Osservatorio per la Torino- Lione, che vanta cinque anni di lavoro per trovare un tracciato condiviso? Mercalli è più che perplesso: «Peccato sia stato un Osservatorio truccato», dichiara. «I dati controdedotti sono stati presentati giovedì 6 ottobre al Politecnico di Torino», nientemeno. «Ebbene: non c’erano politici in prima fila e neanche in seconda, non c’erano i tecnici di Ltf. Nessuno. Come sempre. L’opposizione popolare come quella scientifica vengono ignorate».
E’ come discutere di una partita di calcio con chi è convinto della malafede dell’arbitro, scrive Zancan, ricordando che tutto parte dai dati. E per i No-Tav, andando all’osso, proprio le cifre dicono tre cose incontrovertibili. Primo, non è vero che l’opera porterà un risparmio energetico e quindi minor inquinamento. Secondo, non è vero che la Tav porterà vantaggi economici, ma sarà in passivo per anni e quindi pagata dai cittadini. Terzo, non è vero che il traffico merci su rotaia è destinato ad aumentare: dunque sarà un’opera anche sostanzialmente inutile. «Virano ormai pensa di potersi permettere qualsiasi cosa», protestano i No-Tav, che annunciano una petizione on line diretta al tribunale: l’Osservatorio di Virano, accusano, non hai preso il considerazione l’ipotesi di rinunciare alla Torino-Lione, e ha escluso le amminstrazioni non-allineate. Per questo, aggiungono gli autori della raccolta firme, la pretesa imparzialità della struttura di Virano è del tutto assurda.
Il testo della petizione:
“Ormai Virano ritiene di potersi permettere qualsiasi cosa, inclusa l’intimidazione dei non allineati mediante querela. Virano sa che non ha speranze di vincere la causa, ma punta sull’effetto intimidazione. L’affermazione di Mercalli su “La Stampa” del 18.10.2011 è non solo legittima, ma anche dimostrabile. L’Osservatorio infatti è “truccato” in quanto: mai, fin dall’inizio, il governo ha preso in considerazione l’ipotesi di rinunciare all’opera sulla base dei dati che l’Osservatorio avrebbe raccolto, quali che essi fossero;il presidente dell’Osservatorio, architetto Mario Virano, è stato nominato anche “commissario straordinario per la realizzazione della nuova linea AV/AC Torino-Lione”, per cui il suo Mario Viranocompito – lautamente remunerato con pubblico denaro – è stato ed è quello di portare comunque alla realizzazione dell’opera a prescindere dai dati che l’Osservatorio accumula;
dall’inizio del 2010 dall’Osservatorio sono stati esclusi i rappresentanti dei comuni che non hanno dichiarato a priori l’accettazione della nuova linea, per cui i soggetti istituzionalmente critici nei confronti dell’opera e direttamente interessati alla sua realizzazione non possono venire a conoscenza delle informazioni raccolte dall’Osservatorio negli ultimi due anni e non possono interloquire nella definizione delle posizioni espresse dall’Osservatorio stesso.
Sulla base di quanto sopra ci dichiariamo d’accordo, nella forma e nella sostanza, con la valutazione espressa da Luca Mercalli e la riaffermiamo qui pubblicamente a nostra volta. Chiediamo pertanto all’architetto Mario Virano di querelare anche tutti noi.
(Da inviare via mail all’indirizzo solidarietamercalli@gmail.com, indicando nome e cognome, città e firma).
Zuccotti Park
Da qua
“I media tradizionali vogliono farvi credere che io sia un punk disoccupato anarchico che sostiene il comunismo. La verità è che sono uno studente universitario di 19 anni che fa due lavori per potersi permettere un’istruzione esageratamente cara. Sto inseguendo i miei sogni mentre Wall Street continua a speculare sul mio futuro. Se non vado bene nello studio, vengo cacciato dall’università. Se non faccio bene il mio lavoro, vengo licenziato. Quando quelli che lavorano a Wall Street mentono, imbrogliano e rubano, ricevono stipendi da record e bonus enormi. Mi rifiuto di stare zitto mentre i miei concittadini soffrono per le azioni incaute e irresponsabili di qualcuno nella nostra economia. Io sono la maggioranza. Io sono il 99%. Sorrido perché so che il potere delle persone è molto più forte delle persone al potere”.
Campagna Electronic Frountier Foundation
Scritto da admin in hacking, informatica SL, sociale, web il 20 novembre 2011
Campagna dell’ EFF interessante da seguire.
é una campagna tipicamente americana e da paesi anglosassoni, purtroppo poi le legislazioni rimbalzano anche qua
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Stop the Internet Blacklist Legislation
The Internet Blacklist Legislation – known as PROTECT IP Act in the Senate and Stop Online Piracy Act (SOPA) in the House – is a threatening sequel to last year’s COICA Internet censorship bill. Like its predecessor, this legislation invites Internet security risks, threatens online speech, and hampers Internet innovation. Urge your members of Congress to reject this Internet blacklist campaign in both its forms!
Big media and its allies in Congress are billing the Internet Blacklist Legislation as a new way to prevent online infringement. But innovation and free speech advocates know that this initiative is nothing more than a dangerous wish list that will compromise Internet security while doing little or nothing to encourage creative expression.
As drafted, the legislation would grant the government and private parties unprecedented power to interfere with the Internet’s domain name system (DNS). The government would be able to force ISPs and search engines to redirect or dump users’ attempts to reach certain websites’ URLs. In response, third parties will woo average users to alternative servers that offer access to the entire Internet (not just the newly censored U.S. version), which will create new computer security vulnerabilities as the reliability and universality of the DNS evaporates.
It gets worse: Under SOPA’s provisions, service providers (including hosting services) would be under new pressure to monitor and police their users’ activities. While PROTECT-IP targeted sites “dedicated to infringing activities,” SOPA targets websites that simply don’t do enough to track and police infringement (and it is not at all clear what would be enough). And it creates new powers to shut down folks who provide tools to help users get access to the Internet the rest of the world sees (not just the “U.S. authorized version”).
Senator Ron Wyden (D-OR) has placed a hold on the Senate version of the bill, taking a principled stand against a very dangerous bill. But every Senator and Representative should be opposing the PROTECT IP Act and SOPA. Contact your members of Congress today to speak out!
Take Action Now!
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Sempre meglio del Circo Equestre ?
Ci penso, e in fondo penso che questo articolo qua sotto tutti i torti non li ha, un pochino mi sento preso per le mele, comunque meglio del Circo Equestre precedente “forse”
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Ma non vi sentite presi per il sedere?
E’ raro che mi lanci in ardite analisi politiche, quindi perdonatemi la rozzezza. Ma di fronte al clima di questi giorni rimango basito. Dovrei essere contento? E di che? Intendiamoci, sono contento di non avere più Berlusconi e i suoi al governo di questo Paese, ma non siamo stati noi, e intendo noi cittadini, a farlo andare via. Sono stati i poteri forti, la Bce, le banche, la Confindustria, preoccupati per il loro futuro, mica per il nostro. E B. si è dimesso. Non è stato sconfitto alle elezioni, piegato dalle opposizioni. E’ stato sconfitto dalla piazza, sì, ma da Piazza Affari. E questa è la prima cosa che non mi rende felice, perché non avendo sconfitto politicamente Berlusconi ci rimane il berlusconismo, e ci rimarrà per un pezzo. Senza contare che finché gli rimarrà fiato, quello starà lì dietro le quinte a forcare e brigare.
E poi, questo nuovo governo… Ora, intendiamoci, mi sembra fatto tutto di brave persone. Monti, per dire, somiglia sputato a un mio zio buonanima, onestissimo, cattolicissimo e reazionario come pochi. Mi piaceva andare a pranzo da lui e sentire racconti di guerra, ma non l’avrei mai messo a capo del mio Paese. Sicuramente lo zio non avrebbe rubato, sicuramente sarebbe stato sobrio e moderato, ma era uno di quelli che se sentiva parlare di sindacato e diritti dei lavoratori andava a prendere la doppietta in cantina. E poi, ‘sta storia della sobrietà. Ma vi pare che sia per forza un pregio? A parte che la mia stessa vita non è un esempio di morigeratezza, adoro poeti e scrittori che hanno passato la loro vita fatti o sbronzi, mentre conosco un sacco di morigerati e sobri che non hanno mai combinato un cazzo in vita loro. Ve la dico tutta, a me delle orge del Berlusca non me ne sarebbe fregato niente se tra una trombata e l’altra non fossero avvenuti scambi d’affari e di nomine. O se la sicurezza della papi girl non fosse stata affidata a gente pagata dallo stato, quindi da noi. Poi, certo, avrei condannato ugualmente la sua visione della donna, soprattutto se, come mister B. ha fatto, avesse cercato di imporla anche a noi, ma non sono mai stato la coscienza di nessuno. Guardate, e qui vado proprio ancora più terra terra, a proposito di sobrietà, giuro che non me ne frega niente se il nuovo Presidente del Consiglio non farà più cucù o le corna durante i consessi internazionali. Mica mi sono mai vergognato per i gesti di Berlusconi. Problemi suoi. Mi vergognavo di più, per dire, del fatto che anche quelli che stavano belli impettiti di fronte all’obbiettivo poi mandavano le truppe a bombardare anche a nome mio. E sono convinto che, mister Obaaaaama o meno, anche Monti, se dovrà, premerà il metaforico pulsante rosso.
Ok, Monti è morigerato e ha più stile, uno stile Facis direi, ma come lo vede il mondo? Io una vaga idea ce l’ho, perché vi devo confessare un’altra cosa assolutamente scorretta di questi tempi: per quelli come me, la mentalità bocconiana è sempre stata il nemico, né più né meno di quella berlusconiana. Non che non ci fossero degli studenti della Bocconi che scendevano in piazza con noi quando avevo i peli neri nella barba, ma noi credevamo che la Bocconi fosse il luogo dove si sarebbe formata la nuova classe dirigente, dove sarebbero cresciuti i nuovi padroni. E quindi sento un brivido nel vedere questa compagine targata Bocconi e Cattolica che da adesso ci governa perché – cazzo – avevamo ragione.
Comunque questi banchieri, manager, ammiragli e prefetti (tutta brava gente, eh!) risaneranno il Paese tenendo sotto controllo i pericolosi estremismi della destra populista incarnata da Berlusconi, le spinte indipendentiste (diciamo così) della Lega, e la povera sinistra frantumata, costretta ad applaudire chi gli sta scavando la fossa. Lo faranno mantenendo un sobrio equilibrio tra quanto verrà succhiato ai poveri cristi e quanto verrà chiesto ai benestanti e ai ricchi, ma senza mettere in discussione la necessità che i poveri cristi ci siano per far andare avanti la macchina. Lo faranno con la benedizione del Vaticano, della finanza internazionale e di quella roba vaga che siamo soliti chiamare “i poteri forti”. Ebbene… non vi ricorda qualcosa questo stile di governo? Qualcosa di spiacevole? Non vi ricorda quella famosa balena bianca da cui abbiamo cercato di liberarci per quarant’anni e che diceva che senza di lei ci sarebbe stato il crollo, l’apocalisse, il golpe o la rivoluzione bolscevica? E che adesso è tornata. Nuova, potente, ripulita, rifondata. Una DC 2.O., una Dc Ultimates, come direbbe chi ama i fumetti.
Insomma, dalla Dc a Berlusconi, da Berlusconi alla Dc, senza nemmeno aver provato una vaga possibilità di alternativa. E ci dicono che dovremmo essere contenti, perché lo spread scenderà, anche se non di botto, come ci avevano pronosticato (chi diceva che le dimissioni di Berlusconi valevano duecento punti?).
Non vi sentite leggermente presi per il sedere?
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Un pò
staremo a vedere




