Articoli con tag pensieri
Considerazioni sull’heliskiing in ambiente appenninico
Premesso che:
1) considero che la montagna è un luogo aperto e perciò tutti sono liberi di andarci come meglio credono.
2) sono abbastanza contrario all’heliski.
Dopo aver visto questo video girato sul Monte Rondinaio nell’Appennino tosco-emiliano, un luogo estremamente facile da raggiungere, mi sento in dovere di fare qualche considerazione ed apprezzamento sul video e l’attività lì descritta.
Sicuramente le persone coinvolte in questo video si sono divertite, e per questo son contento per loro, ma quello che mi stupisce di più è la presenza di una Guida Alpina (certificata UIIA), che si vede in quel video.
Capisco che, il lavoro è lavoro, e se questa guida ha trovato quattro o cinque “gonzi” con cui guadagnare la pagnotta, niente da ridire, però vista la locazione dell’attività in questione devo dire che forse poteva proporre una uscita in ambiente quantomeno meno antropizzato e veramente più difficile da raggiungere.
Capisco e tollero l’helisking se fatto in luoghi tipo British Columbia o Alaska, ma in un posto dove ci arrivano le famiglie con gli scarponcini da trekking anche in inverno, mi pare che sia veramente una forzatura, anzi l’heliskiing de’ noartri.
Insomma non ho la fortuna di conoscere questa guida ma quello che mi domando è…..i moduli del corso guida includono anche considerazioni ambientali ed etiche ? A quanto pare no….o meglio forse si, ma la considerazione che devo trarre da questo video è sempre la solita “BUSINESS IS BUSINNES !!!”.
Capisco che fare la Guida Alpina in regioni come la Toscana e l’ Emilia-Romagna sia dura, ma un minimo di discernimento sulle attività da proporre ai clienti si richiederebbe, soprattutto dopo che vengono pubblicizzate su youtube ci fà una figura del cialtrone.
Francesco
Il papa si dimette…..il 28 febbraio
Scritto da admin in pensieri, segnalazioni il 12 febbraio 2013
….e chi se ne frega……
Firenze && Renzi
Faccio un inoltro da questo Blog
qua sotto l’incollo:
Matteo Renzi e la distruzione del Centro Storico di Firenze
Posted on 01/10/2012 by Miguel Martinez
A volte, capita qui di raccontare qualcosa sull’Oltrarno fiorentino, il quartiere in cui vivo, dalle parti di Borgo San Frediano e quindi non troppo vicino alla calamita turistica di Palazzo Pitti.
E’ un quartiere in cui si vive bene.
I turisti ci sono, ma non determinano la natura del quartiere. Sopravvivono ancora le piccole botteghe dei bronzisti, dei liutai, dei meccanici, dei pittori, degli informatici, dei fruttivendoli (dove la roba costa meno che al vicino supermercato), persino di qualche ciabattino.
Le case, create per irrazionale accumulazione storica e rigorosamente senza ascensori, sono scomode quanto basta per tenere accessibili i prezzi.
Accessibili anche agli stranieri: nessuno ci tiene di più al quartiere dei poeti americani, muratori albanesi o domestiche ucraine che ci vengono a vivere. E questo dovrebbe aiutare a riflettere in maniera meno superficiale su tutta la questione di identità e dintorni.
Ogni volta che esco di casa, mi capita di salutare almeno cinque persone che conosco, e mi sembra una buona media per una metropoli di mezzo milione di abitanti.
Non pensate che il resto di Firenze sia così.
Infatti, secondo i canoni dei nostri tempi, un quartiere del centro non deve essere fatto per viverci – per dormire, ci sono appositi abitacoli in periferia, dove di giorno non troverete nessuno.
Il Centro Storico deve essere una fabbrica di reddito, che pone una particolare aura – “la culla del Rinascimento”, ad esempio – addosso a un contenitore del tutto vuoto.
E infatti, il resto del centro di Firenze è in gran parte una rete di banche, negozi di moda e negozietti di souvenir made in China di giorno; di notte, organizzazioni ben strutturate gestiscono i pub crawl in cui giovani turisti e studenti statunitensi girano di locale in locale all’unico scopo di ubriacarsi.
Pensiamoci per un attimo, perché c’è una differenza fondamentale tra un quartiere, magari un po’ scalcagnato, che ha certo le sue attività economiche, ma si distingue per come ci vive la gente; e un quartiere che diventa solo una forma particolare di centro commerciale.
Così i grossi commercianti del quartiere si riuniscono sotto il seducente nome di Rive Gauche e lanciano un progetto.
Il progetto viene fatto proprio dal loro impiegato al comune, che poi è il sindaco: Matteo Renzi annuncia così ai fiorentini su Facebook (sì, su Facebook) quello che lui ha deciso.
Il meccanismo è interessante anche per chi non abita a Firenze, perché rivela la maniera in cui si può usare una proposta tecnica apparentemente innocua per cambiare una società.
Al centro della zona, c’è Piazza del Carmine, dove i residenti trovano uno dei pochi posti in cui possono parcheggiare nel centro storico.
Renzi propone, anzi ordina, di trasformare la piazza in un parcheggio sotterraneo.
Direte, cosa c’è di male?
Intanto, la chiave del progetto sta in un particolare: la piazza, attualmente chiusa di giorno al traffico dei non residenti, verrà aperta 24 ore su 24. Per permettere a tanto traffico di arrivarci, ovviamente, bisogna aprire al traffico continuo pure un bel pezzo delle stradine dell’Oltrarno.
Curiosamente, con il parcheggio sotterraneo, i posti macchina non aumenteranno: diminuiranno. Cioè, tre anni previsti di lavori e investimenti enormi, per avere meno di ciò che si aveva prima?
In realtà, si ottiene un risultato fondamentale: sostituire i residenti con un incessante ricambio di acquirenti di giorno, e di visitatori di locali la notte, tenuti in movimento proprio dallo sprone del biglietto che scade.
Certo, il progetto prevede 35 posti macchina in vendita ai residenti, per la modica cifra di 60.000 euro l’uno. Circa quanto i muratori che conosco io guadagnano in quattro anni.
Nel caso qualche lettore di questo blog intenda votare alle primarie del PD, tenga presente il modello di mondo che rappresenta Matteo Renzi. Ci saranno pure altri candidati…
Meno male che gli italiani ridono
Scritto da admin in politici, segnalazioni, sociale, stupidaggini, web il 30 settembre 2012
Nazi-stalinisti….
Segnalo questo articolo
I “rossobruni” della DDR
Posted on 15/08/2012 by Miguel Martinez
In questi giorni, rovistando tra bancarelle di libri, ho scoperto l’esistenza di un partito politico, nella vecchia DDR, che mi ha fatto riflettere sulla diversità di quel mondo.
“Partito politico” ovviamente non va inteso nel senso delle democrazie occidentali: era il governo a decidere cosa volessero i partiti e non viceversa, e il 25% dei seggi in parlamento erano riservati al SED, il partito nato dalla fusione dei socialisti e dei comunisti; il 15% a testa ai democristiani e ai liberali, già attivi nella Germania orientale prima che nascesse la DDR.
L’autorizzazione di un partito era soprattutto un messaggio a determinate categorie sociali e culturali e un riconoscimento della loro dignità, purché seguissero ovviamente in tutto e per tutto la linea del governo. Autorizzare un “partito democristiano”, ad esempio, voleva dire, “puoi essere un cristiano e un buon cittadino della DDR”.
Ora, uno dei partiti, la National-Demokratische Partei Deutschlands (NDPD), era rivolto esplicitamente alla vasta categoria dei nazionalisti tedeschi, dei profughi dall’Est (il 20% della popolazione del nuovo Stato), degli ex-combattenti e in particolare degli ex-membri del partito nazionalsocialista.
Nel primo periodo dell’occupazione, i sovietici avevano arrestato decine di migliaia di ex-nazisti, rinchiudendoli nelle strutture di Buchenwald e di Sachsenhausen che gli stessi nazisti avevano preparato per altri.
Ma il 26 febbraio del 1948, le autorità sovietiche avevano dichiarato ufficialmente terminata la “denazificazione” e chiusi tutti i procedimenti contro persone non colpevoli di concreti crimini di guerra o contro l’umanità.
Da Wikipedia – che cita come fonte un libro che non ho potuto leggere – scopro che Stalin avrebbe contemporaneamente dichiarato che bisognava “rimuovere la linea di separazione tra ex-nazisti e non nazisti”.
Il 22 marzo del 1948, i sovietici autorizzarono anche un quotidiano rivolto a questa area “nazionale” del pubblico – la National-Zeitung, che sarebbe uscito ogni giorno fino alla fine della DDR.
In uno dei suoi primi numeri, il nuovo quotidiano scrisse:
“Mentre in altre parti della Germania si gioca ancora con pesante determinazione alla denazificazione, nella Zona Est gli occhi possono vedere più chiaro, oggi un semplice ‘Pg.’ [Parteigenosse, membro del partito nazionalsocialista] non deve più guardarsi attorno intimidito, sentendosi come un paria“ (National-Zeitung del 25.3.1948, p. 1).
Il 25 maggio del 1948, i sovietici autorizzarono l’NDPD, un “gruppo di tedeschi che amano la patria“: lo stesso SED dichiarò che lo scopo del nuovo partito era di evitare che queste persone “dalle idee politicamente confuse” finissero per votare per i democristiani o i liberali.
Durante tutto il periodo della DDR, l’NDPD – che alla fine degli anni Ottanta aveva oltre 100.000 membri – poteva contare su un numero prestabilito di 52 deputati in parlamento.
Il fondatore del NDPD fu un ex-comunista, ma il suo successore, rimasto a dirigere il partito fino alla fine, fu un ex-membro dell’NSDAP ed ex-ufficiale dell’esercito, catturato dai sovietici a Stalingrado e subito incorporato nella Nationalkomitee Freies Deutschland, che nei propri stendari adottava i vecchi colori, nero, bianco e rosso, della Germania imperiale, al posto del nero, rosso, oro della repubblica di Weimar.
Politicamente, l’NDPD non si distingueva dai comunisti, sostenendo come tutti i partiti legali l’esproprio dei latifondi, le collettivazioni e la fluttuante politica sociale ed economica del governo. E possiamo immaginare che i dirigenti del partito non fossero diversi da tutti quelli, insieme conformisti e opportunisti, dei paesi del blocco sovietico.
Ma l’NDPD ebbe un ruolo importante nella costruzione simbolica della DDR, ad esempio facendovi entrare la tremenda “Battaglia dei popoli” (Völkerschlacht), cioè la grande vittoria contro Napoleone nel 1813 a Lipsia (ve la ricordavate, centomila morti in tre giorni, molti di più che nella battaglia di Anzio?).
Il NDPD si sciolse rapidamente dopo la fine della DDR, finendo per fondersi addirittura con il partito liberale.
Sarebbe interessante confrontare questa storia con quella dei movimenti neofascisti altrove, soprattutto in Italia.
In entrambi i casi, abbiamo l’interferenza di una potenza occupante. Sovietici nella DDR, statunitensi da noi, entrambi interessanti al controllo di una parte potenzialmente irrequieta della popolazione. Recuperata nel primo caso a “sinistra”, nel secondo a “destra”.
Ma il rapporto simbolico è rovesciato: in Italia, la palese presenza a tanti livelli di ex-fascisti veniva vissuto come una sorta di sporco segreto, di “mancata epurazione”; gli ex-fascisti dovevano quindi essere smascherati se diventavano democristiani conservatori e relegati nell’MSI, mentre allo stesso tempo l’MSI doveva vivere in una sorta di ghetto politico e morale. A destra, ci si vendica ancora oggi rimescolando nel lontanissimo passato fascista di Ingrao, di Giorgio Bocca o di Dario Fo.
Invece, nella DDR… nel 1952, il governo lanciò una vasta campagna contro la sudditanza della Germania dell’Ovest alla NATO e alle potenze occidentali.
L’NDPD contribuì a questa campagna con un “appello alla generazione tedesca che era stata al fronte durante la seconda guerra mondiale“: i 119 firmatari dell’apello scrissero, accanto al proprio nome e cognome, anche il proprio rango nella Wehrmacht, nelle SS, nella Hitler Jugend e altre organizzazione dell’epoca.
Posso immaginare che la scelta di non stigmatizzare i “reduci” sia stata aiutata dal rigore marxista della dirigenza della DDR.
In Occidente è prevalso uno stranissimo atteggiamento verso i reduci, che mescola almeno tre elementi teoricamente inconciliabili: fantasie cristiane su “colpa” e “innocenza”, svolazzi di provenienza psicoanalitica e una visione quasi razzista dell’immutabile malvagità di intere categorie di persone.
Nell’Europa sotto influenza sovietica, invece, ci si chiedeva – magari in modo un po’ ottuso e meccanico – semplicemente quali fossero gli interessi di classe reali delle persone, senza preoccuparsi troppo delle loro idee e senza demonizzazioni personali. Purché ovviamente rigassero molto dritto.
Pescata in rete, la foto dei fondatori del NDPD di Hermsdorf, un quartiere di Berlino. Un notevole campionario di umanità novecentesca, che sa di militanza, duro lavoro, vestiti di seconda mano e macchine per cucire costruite ingegnosamente in casa.
Una birra il sabato sera, pochi libri, ma densi e sfogliati con grande determinazione.
Dai ’70 al nuovo millennio…..
Rivisitazione di vecchie parole d’ordine
Sul movimento 5 stelle (abbastanza interessante)
Bounce di un articolo di due giorni fà abbastanza interessante sul Movimento 5 Stelle
Lunedì 28 Maggio 2012 23:00
di Ilvio Pannullo
La sbornia di Parma, dalle 17.15 di lunedì 21 maggio 2012 la Stalingrado grillina d’Italia, non accenna a smettere. Si è detto e scritto tanto, tantissimo, forse addirittura troppo, sul Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ma quello che è certo riguarda soltanto il passato: il futuro è tutto da scrivere ed è già in cammino. Il successo elettorale, lontano dall’essere inaspettato e imprevedibile, ha galvanizzato i militanti, il popolo delle rete e tutti coloro che sperano in un cambiamento, in una nuova prospettiva, in futuro che sia migliore del tragico presente.
A chi osserva, a quanti apprezzano l’effetto ma mai voterebbero per il vate genovese, perché restii a concedere il proprio favore a chi urla da un palco, negandosi al tempo stesso ad ogni democratico confronto, non resta che sperare nell’onda d’urto, nell’effetto a catena che il Movimento 5 Stelle ha inesorabilmente innescato.
Il neo eletto sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ha saputo vincere ed esultare, accendendo gli animi e la speranza. «É l’alba della Terza Repubblica», dice in versione Pifferaio di Hamelin, inseguito dalla stampa di mezzo globo e accolto ovunque dagli osanna dei suoi ragazzi. «É la svolta», gli fa eco Giovanni Favia, proconsole in Regione del Movimento. Adesso, però, viene il bello. O il brutto, dipendendo il giudizio finale da cosa concretamente verrà fatto.
Il partito anti-partito deve infatti fare subito i conti con il mostruoso debito del Comune, che alcune voci accreditano essere pari a 600 milioni di euro. A ciò si aggiunga il profondo rosso del Teatro Regio, stimato dai 7 ai 12 milioni di euro, e la clausola penale, pari a 180 milioni di euro, prevista nel contratto stipulato tra il Comune di Parma e la Iren Emilia s.p.a. e che andrà pagata, per cestinare quell’inceneritore tanto osteggiato in campagna elettorale. Problemi enormi per un tecnico informatico, eletto sindaco di una città che conta appena 200.000 anime.
Dal giorno della vittoria elettorale il titolo della società quotata “Iren Emilia”, con sede legale e direzione centrale a Reggio Emilia, non fa che andare giù: a preoccuparsi, oltre agli azionisti disperati, è l’intero settore dell’economia tradizionale. Grillo fa paura e a fare ancora più paura sono le idee veicolate dal Movimento di cui è il portavoce: democrazia diretta, controllo in tempo reale della corretta esecuzione del mandato elettorale, selezione meritocratica dei candidati sulla base delle esperienze e dei programmi.
E qui viene il bello: i programmi. Già, perché se è vero che Grillo è il leader del Movimento 5 Stelle, per il semplice motivo che è in grado di gridare nelle piazze – e su un blog seguitissimo – quello che decine di milioni di persone andavano discutendo in rete da anni, è vero anche che non ha inventato nulla: quel che dice Grillo viene scritto su milioni di pagine internet di tutto il globo, ogni giorno.
E’ inutile riepilogare i principi e gli obiettivi del Movimento 5 Stelle, ma i giornali tradizionali mentono sapendo di mentire quando parlano di “idee di Grillo” come se fossero il parto di un comico e nulla più di questo. Sono invece il parto di milioni di teste pensanti globali che da anni riflettono sulla crisi ambientale e sulla sovranità alimentare, sulla crisi energetica e sulle energie rinnovabili, sulla crisi economica e sulla sovranità monetaria: il frutto di un pensiero diffuso e ben consolidato che Grillo ha avuto il merito di portare al grande pubblico italiano. Come un megafono.
Sbagliano i partiti e i loro organi di potere ancillari a definire, più o meno direttamente, il genovese più famoso d’Italia come una testa di… In verità è una testa d’ariete, un Ulisse dei tempi moderni e il Movimento 5 Stelle una sorta di cavallo di Troia. Ciò che deve essere oggetto di discussione sono “i greci” al suo interno: i programmi, le idee di cui il Movimento si vuole fare portavoce e tra queste ve n’è una assai interessante.
Si è detto della situazione debitoria in cui versa il Comune di Parma. Un problema comune all’Italia, alla Grecia, all’intero ClubMed e – perché no? – all’intera area d’influenza angloamericana. In un momento di crisi, dove il sistema bancario, per rispondere ai criteri di capitalizzazione imposti dall’accordo Basilea 3, si permette di incamerare circa 1000 miliardi di euro emessi dalla Banca Centrale Europea al tasso dell’1%, per poi reinvestirli in titoli di Stato resi appetibili da rendimenti oscillanti tra il 5 e il 6%, il problema della moneta circolante è un problema da risolvere urgentemente.
Già, perché la moneta sta all’economia come il sangue sta all’organismo: è semplicemente essenziale. Se manca, l’organismo muore. La moneta può essere, però, esattamente come il sangue, buona o cattiva. Nel primo caso l’organismo sarà sano e vigoroso; nel secondo, per non essendo morto, sarà ciclicamente colpito da malanni più o meno gravi. Esattamente quello che sta accadendo alla nostra Europa.
L’idea, anche questa, non è nuova, ma per la prima volta potrebbe avere un’applicazione su larga scala: Parma potrebbe dotarsi di una propria «moneta». Ovviamente si tratta di un’imprecisione, di una semplificazione utile al giornalista per agevolare la comprensione e la diffusione dell’idea, ma invisa a ogni buon giurista. Dire “moneta locale”, infatti, significa dire falso nummario. L’idea di una moneta locale alternativa all’Euro è affascinante, ma perfeziona l’elemento tipico di un reato penale.
Chiunque legga gli articoli dal 453 al 466 del codice penale potrà infatti ben capire il perché nessun pubblico ufficiale, neanche il più illuminato, possa permettersi il lusso di parlare di moneta locale, ma solo di buoni sconto da spendersi tra persone fisiche e giuridiche liberamente affiliate ad un’associazione privata. E’ un problema più giuridico che economico, dunque molto noioso è poco interessante, ma se si pensa che è stato istituito un nucleo speciale in seno all’Arma dei Carabinieri – il Comando carabinieri antifalsificazione monetaria – gerarchicamente dipendente dalla Banca d’Italia, al di là della noia si capisce bene che un problema c’è.
Utilizzando una prospettiva economica, da intendersi qui con la “e” minuscola, quella della spesa al mercato (e non al super-mercato), delle bollette, delle piccole spese e delle piccole necessità quotidiane, oggi così difficili da soddisfare, è forse più utile guardare alla sostanza dei rapporti economici, che alla definizione giuridica del mezzo di scambio utilizzato tra i vari attori dell’economia locale. La notizia circolata negli ultimi giorni, infatti, riguarda i contatti (anzi le email, per usare il nuovo codice parmigian-grillista 2.0) tra lo staff di Pizzarotti e due economisti eretici dell’Università Bocconi: Massimo Amato, professore di storia economica, e Luca Fantacci, docente di storia, istituzioni e crisi del sistema finanziario.
La coppia di quarantenni ha messo a punto un progetto di valuta complementare all’euro. Secondo il Movimento sarebbe un sistema di credito cooperativo tra aziende per rafforzare il tessuto locale. In pratica un modo per mettere in scacco l’usurocrazia europea e lo strozzinaggio in atto ai danni dei “maiali” europei.
Questo sistema lungi dall’essere una chimera è già in vigore in molti paesi e, in alcuni di essi, su tutti Svizzera, Germania e Giappone, con risultati straordinari. In tutto il mondo si contano un totale di circa ottomila monete complementari, ma nessuno ne parla. Le valute alternative altro non sono che strumenti di scambio con cui è possibile scambiare beni e servizi affiancando il denaro ufficiale (rispetto al quale sono appunto complementari).
Solitamente le valute complementari non hanno corso legale e sono accettate su base volontaria: ciò contribuisce al loro aspetto identitario, cioè al loro identificare la comunità all’interno della quale sono usate alla stregua dei vantaggi di una tessera associativa. Il tutto ha il risultato di aumentare il potere economico dei soggetti che aderiscono al circuito, decidendo di accettare una parte del prezzo nella “moneta locale” che poi potranno a loro volta spendere presso gli altri soggetti -persone fisiche, professionisti, negozi e società – che partecipano al progetto.
Un sistema di valuta complementare è infatti accettato ed utilizzato all’interno di un gruppo, di una rete, di una comunità per facilitare e favorire lo scambio di merci, la circolazione di beni e servizi all’interno di quella rete sociale, rispetto al resto della comunità, in modo del tutto identico a quanto accade con la moneta avente corso forzoso.
Va da sé che se ad aderire al progetto di una “moneta locale” o, per facilitare i neo eletti sindaci a 5 stelle, a costituire un’associazione di diritto privato cui liberamente associarsi, è un Comune di 200.000 anime, l’effetto che si ottiene è semplicemente esponenziale. Basterebbe per il Comune limitarsi ad accettare una piccola parte di una qualsiasi tassa comunale – mettiamo, a titolo esemplificativo, il 10% della TAssa sui Rifiuti Solidi Urbani – per incentivare tutti i cittadini, tutti i negozianti e qualsivoglia operatore economico tenuto per legge al pagamento della T.A.R.S.U. ad iscriversi all’associazione di diritto privato di cui sopra. Il risultato che si otterrebbe sarebbe pari ad un aumento del potere di acquisto di ogni iscritto all’associazione, in una misura variabile a seconda degli sconti accettati dai singoli partecipanti.
Per comprendere le ragioni che danno vita ad un sistema di valuta complementare, è utile rifarsi al significato antico del denaro: un accordo all’interno di una comunità che accetta di utilizzare “qualcosa” come bene di scambio riconosciuto. Le valute complementari si collocano, dunque, come “sistemi di accordo” all’interno di una comunità e promuovono la pianificazione a lungo termine, stimolando i partecipanti al circuito ad investire in attività produttive connesse, piuttosto che nell’accumulo di denaro. Esse incoraggiano gli scambi e la cooperazione con la propria rete di aderenze, attraverso la circolazione del bene di scambio a cui, solitamente, viene attribuito un valore etico ed ideale. Questo perché l’economia può essere etica solo se lo è anche il mezzo. In Italia un esempio già c’è: lo SCEC, acronimo di “Solidarietà ChE Cammina”. Un mondo diverso è dunque possibile. A Parma, ma anche altrove. Basta crederci.
Ci sono troppi interessi….
di Mariavittoria Orsolato
Su La Stampa dello scorso sabato, il parlamentare Pd Stefano Esposito ha pubblicamente manifestato le sue riserve sulle capacità e i titoli dei 360 accademici che a febbraio hanno firmato l’appello al premier Monti per riconsiderare il progetto dell’Alta Velocità. Secondo Esposito – noto alle cronache per la proposta di non rinnovare la tessera del Partito Democratico a chi si fosse opposto alla TAV- il campione non è assolutamente rappresentativo, né competente in materia di ferrovie: “Soltanto il 14% svolge attività accademiche attinenti alla realizzazione della Torino-Lione e comunque si tratta appena dello 0,17% del totale degli accademici italiani accreditati al ministero”.
Probabilmente l’uscita del parlamentare Pd era solo un tentativo di fare pubblicità al suo libro – il controverso Tav Si, scritto a quattro mani con Mario Foietta e contestato duramente al salone del libro di Torino – dal momento che, stando al suo diploma di istituto magistrale, lui stesso non avrebbe né i titoli, né le competenze adeguate per parlare con cognizione di causa della Tav. Figurarsi scriverci un intero libro.
Ma non sottilizziamo, il livello scolastico spesso non è indicativo del valore di una persona ed era lo stesso Leonardo Da Vinci a dire che la sapienza è figlia dell’esperienza. Purtroppo però Stefano Esposito pare mancare anche di questa. L’Alta Velocità in Italia infatti non è nata con la Torino-Lione e sono già diverse le tratte completate: ogni singolo progetto ha avuto esternalità negative ma in nome del “progresso” si è comunque deciso di tirare dritto e di ignorare ciò che le precedenti esperienze avevano insegnato.
Per quanto riguarda le ricadute della TAV sul sistema idrogeologico del territorio, l’esperienza del Mugello è certamente paradigmatica. I lavori per la tratta Bologna-Firenze hanno lasciato dietro di sè 57 km di torrenti che in estate sono un deserto di sassi, 73 sorgenti e 45 pozzi prosciugati, cinque acquedotti oggi riforniti con un costosissimo sistema di ripompaggio a monte, e una delle gallerie ha fatto persino scomparire un intero fiume.
Un vero e proprio disastro ambientale, valutato in 174 milioni di euro dai consulenti della Procura di Firenze all’interno del processo che ha visto imputate 59 persone – tutte clamorosamente assolte in appello lo scorso giugno – fra dirigenti dell’impresa Cavet a cui sono stati affidati i lavori, imprenditori, proprietari di discariche e trasportatori.
Il futuro della valle di Susa non si prospetta certo più roseo. In primo luogo perchè le montagne sono più alte, con cumuli e pressioni maggiori, poi perché il Piccolo ed il Grande Moncenisio sono costituiti prevalentemente da gessi che hanno creato enormi inghiottitoi carsici. Tutta la montagna ospita laghi fossili sotterranei, il più superficiale dei quali (16 milioni di metri cubi d’acqua) fu intercettato a Venaus dai lavori della centrale di Pont Ventoux, che penetrarono nella montagna per meno di un chilometro. La rete idrica del gruppo del Moncenisio é quindi estesissima e connessa: i traccianti gettati nel 1970 nella grotta del Giasset, uscirono pressoché dovunque solo dopo due settimane, a conferma che avevano attraversato grandi laghi sotterranei.
A confermare i dubbi e i timori degli attivisti No Tav e dei valsusini in generale, negli anni si sono susseguiti diversi rapporti, studi e stime di danno, primo tra tutti il cosiddetto rapporto COWI del 2006, redatto per conto della Commissaria europea De Palacio. Nonostante la committente fosse la stessa Commissaria europea per la costruzione di questa linea, gli esperti da lei interpellati non hanno potuto omettere che il solo tunnel di base drenerà da 60 a 125 milioni di metri cubi di acqua all’anno, una cifra che corrisponde al fabbisogno idrico di una citta? con un milione di abitanti.
Dal momento che l’acqua drenata é riversata nei fiumi, è possibile che a una certa distanza a valle del tunnel, lo scorrimento su un periodo di un anno non subisca influssi di rilievo, almeno per quanto riguarda la portata. Almeno, perché le risorse idriche catturate all’interno della montagna e drenate direttamente all’esterno, saranno calde e con concentrazioni di solfati ben oltre i limiti accettabili per essere immessi nei corsi d’acqua, col risultato che i fiumi sarebbero sì pieni d’acqua ma irrimediabilmente inquinati.
Per le zone situate a monte delle estremità del tunnel, la portata totale delle acque di superficie, e in particolare il flusso minimo annuo, potrebbe invece essere pesantemente modificata e quindi la ripartizione fra acque di superficie e sotterranee potrebbe cambiare radicalmente. Un problema non da poco, visto che l’acqua è un elemento primario e imprescindibile per tutta una serie di attività: dall’acqua corrente nelle case all’irrigazione dei campi, dal buon funzionamento del sistema fognario alla produzione di energia.
La sottrazione di enormi quantitativi di acqua al gruppo del Moncenisio e dellAmbin avrà infatti inevitabili effetti anche sull’alimentazione del lago del Moncenisio. Il lago attuale alimenta una centrale da 360 MW in Francia e da 240 MW in Italia. Se il deficit indotto fosse di 25 milioni di metri cubi, in termini energetici questi significherebbero la perdita di circa 150 milioni di Kwh di energia di punta che andrebbero messi anch’essi tra i danni causati dal progetto.
C’è poi da dire che i precedenti grandi lavori hanno già inciso in modo drammatico sulle sorgenti della Valle di Susa: il raddoppio della ferrovia Torino-Modane, ha provocato la scomparsa di 13 sorgenti nel territorio di Gravere e di 11 nella zona di Mattie.
Le gallerie dell’autostrada tra Exilles e la val Cenischia hanno fatto scomparire 16 sorgenti delle frazioni di Exilles, oltre ad alcune altre in altre località. I lavori della centrale di Pont Ventoux, per una galleria di soli due metri di diametro, hanno prosciugato il rio Pontet, 2 sorgenti a Venaus, 2 a Giaglione, una decina in territorio di Salbertrand, tra cui quella che alimentava l’acquedotto di Eclause.
L’esperienza inevitabilmente insegna e non tenere conto di quanto già accaduto non è solo un atteggiamento miope, ma in questo caso volutamente lesivo. Nella sua sintesi sulla crisi mondiale dell’acqua e sull’iniziativa di cartellizzare l’acqua del mondo, Maude Barlow ha usato l’espressione “oro blu”, una risorsa vitale che assume sempre più le caratteristiche del petrolio, l’oro nero per cui si è combattuto e si continua a combattere, in spregio alle perdite umane.
Alcune stime indicano che nei prossimi anni l’acqua avrà un giro d’affari del valore di centinaia di miliardi di euro e questa tendenza è legata soprattutto alla privatizzazione della sua distribuzione che, in particolare in Europa, sta diventando normalità. E, alla luce di questo, prosciugare la Val di Susa come si è già fatto col Mugello non è altro che un business nel business.
TED americanata (leggi fuffa) oppure innovazione ?
Mai sentito parlare di TED ?
Rimbalzo un articoletto di ieri, di tal Braconi che, almeno all’inizio spiega un pò cosa è TED,
poi non so come continua l’articolo comunque da leggere (poi lo finisco anche io di leggere).
di Mario Braconi
Con ogni probabilità, a chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la Rete è capitato prima o poi di imbattersi in un TED Talk. TED (che sta per Technology, Education, Design, ovvero Tecnologia, Istruzione e Design) è un marchio che gestisce un ciclo di conferenze nelle quali ad invitati celebri viene offerto uno spazio massimo di diciotto minuti per discutere “idee che vale la pena diffondere”. Sul palco di TED, che organizza sessioni in California, Europa e Asia, si sono avvicendati personaggi pubblici globali come i coniugi Gates, Bill Clinton, Al Gore, Larry Page e Sergey Brin di Google, Bono degli U2, nonché celebri intellettuali, tra cui l’apostolo dell’ateismo militante RIchard Dawkins e gli scrittori Dave Eggers e Alain De Botton (autore di un intervento indimeticabile). Da qualche anno le riprese di tutti i sermoni laici sono disponibili gratuitamente online sul sito di TED, su YouTube e su altre piattaforme.
Attuale curatore del marchio TED è il britannico Chris Anderson (niente a che vedere con l’omonimo capo di Wired), il quale, dopo aver iniziato la sua carriera come giornalista, ha fondato la Future Publishing, un editore multinazionale che pubblica ben 150 periodici dando lavoro a 1.500 dipendenti. Benché tra i discorsi editi da TED ve ne siano di veramente interessanti, non si può dire che il network riscuota simpatie incondizionate.
La giornalista specializzata in tecnologia, Sara Lacy, ad esempio, ha giustamente puntato l’indice contro l’atteggiamento elitario di Anderson e soci, che pretendono da ogni partecipante la “modica” quota di partecipazione di 6.000 dollari e a quanto pare riservano agli ospiti un trattamenti modulati in base alla celebrità e alla posizione professionale. Il saggista di origine libanese Nassim Nicholas Taleb, autore del best seller “Il Cigno Nero”, ha definito TED una “mostruosità che trasforma pensatori e scienziati in intrattenitori di bassa lega, circensi”. Secondo Taleb, il suo discorso per TED del 2008, nel quale si parlava della vulnerabilità degli attuali sistemi di gestione del rischio finanziario, basati sull’estrema rarità di certi eventi catastrofici, sarebbe stato pubblicato in ritardo per motivi “puramente estetici”.
A quanto pare, i guai non finiscono qui per Anderson. In un pezzo pubblicato il 16 maggio sul settimanale politico di Washington, National Journal, il redattore economico Jim Tankersley riferisce un’altra storia non molto edificante. Pare infatti che lo speech di un altro invitato di riguardo sia stato addirittura stato cassato dal palinsesto disponibile su internet. Si tratta del discorso che il multimilionario Nick Hanauer ha tenuto sulla disuguaglianza economica negli Stati Uniti. Figlio di un impiegato trasformatosi in fabbricante di cuscini, Hanauer ha avuto l’intelligenza e la fortuna di investire a suo tempo i suoi risparmi (45.000 dollari) in una net company sconosciuta, che si chiamava Amazon. Oggi, ovviamente è un ricco sfondato e di mestiere fa il venture capitalist.
Pare che la colpa di Hanauer sia di aver sostenuto idee troppo di sinistra. Il National Journal ha pubblicato una trascrizione dell’intervento (comprese le slide) con cui il capitalista americano ha messo in discussione un’idea che per i repubblicani è un dogma di fede ma che viene assai raramente messa in discussione anche dai democratici. Il concetto, più o meno, è questo: “Se si aumentano le tasse sui ricchi, la disoccupazione tenderà a crescere”. Secondo Hanaue non sono i ricchi a creare nuovi posti di lavoro, che vengono invece generati dal circuito virtuoso che si instaura tra consumatori ed aziende: solo i consumatori possono metterlo in modo, scatenando nuove assunzioni nelle aziende che devono soddisfare una accresciuta domanda. “Sotto questo aspetto, un qualsiasi consumatore della classe media crea più posti di lavoro rispetto a un riccone come me”.
Basta dare un’occhiata alle statistiche: dagli anni Ottanta ad oggi la quota del reddito in mano ai americani più ricchi si è triplicata, mentre la pressione fiscale è scesa del 50%. Dunque si è verificata una redistribuzione del reddito contro-intuitiva, dai più poveri verso i più ricchi; al di là delle ovvie considerazioni etiche implicite in questi dati, non si può certo dire che questo discutibile processo abbia condotto alla piena occupazione negli Stati Uniti, anzi. La disoccupazione è (relativamente) elevata anche negli USA, mentre rimane significativo anche il fenomeno della sotto-occupazione.
E’ ridicola, inoltre, l’argomentazione secondo cui la capacità di spesa dei più ricchi, ovvero dei principali beneficiari dei tagli delle imposte, sia in grado di compensare la riduzione del potere di acquisto delle classi meno abbienti. “Le entrate annue di persone come me sono centinaia, se non migliaia di volte superiori alla mediana dei redditi delle famiglie americane” continua Hanauer, “eppure noi [ricchi] non compriamo centinaia o migliaia di volte più cose rispetto ad una famiglia medio borghese”. Del resto, quale principio è in grado di giustificare un sistema fiscale in cui i redditi da capitale sono tassati al 15%, mentre il prelievo marginale medio sul lavoro è del 35%? Solo il fatto che i ricchi in America tendano a considerarsi dei semi-dei – cosa peraltro evidente, annota sardonico il conferenziere, dal termine generalmente associato alla sua classe, che si autodefinisce quella dei “creatori” di posti di lavoro.
Un intervento davvero utile, originale e convincente, ma che Anderson ha ritenuto troppo politicamente schierato. In una comunicazione interna di aprile, in effetti, Anderson ha lasciato intendere che anche il pezzo di Melinda Gates, favorevole alle politiche di contraccezione nei paesi in via di sviluppo, non era stato di suo gradimento per le stesse ragioni: troppo “di parte”. Anderson, nella sua autodifesa postata sul blog il 17 maggio, ha sostenuto che la scelta di non pubblicare su TED l’intervento è stata dettata dal fatto che “ne avevamo di migliori”. Nessuna censura, dunque, anche perché, sostiene l’imprenditore inglese, “a me per esempio non verrebbe mai in mente di parlare di censura se il New York Times si rifiutasse di pubblicare un mio editoriale op-ed”.
Dato che di comunicazione se ne intende, Anderson è andato oltre, pubblicando su YouTube il filmato contestato, anche se esso continuerà a non comparire tra quelli disponibili sul sito di TED Conferences. A quanto pare, nel cenacolo degli eletti “progressisti” vi sono parole che bruciano più del fuoco. Come queste: “i veri creatori di lavoro sono i membri della classe media. Tassare i ricchi per fare investimenti che permettono l’allargamento della classe media è la miglior cosa che si possa fare per la classe media, i poveri ed anche per i ricchi.”
Qualche Paese
Scritto da admin in informatica SL, pensieri, segnalazioni, web il 22 maggio 2012
Un rilancio dal sito dell’ EFF
Con un articolo interessante sui Paesi Bassi
Netherlands Passes Net Neutrality Legislation
May 21, 2012 | By Parker Higgins
New legislation in the Netherlands makes it the first country in Europe to establish a legal framework supporting net neutrality. In addition to the net neutrality provisions, the law contains language that restricts when ISPs can wiretap their users, and limits the circumstances under which ISPs can cut off a subscriber’s Internet access altogether.
The anti-wiretapping section of the new law specifies that ISPs may not use technologies like deep packet inspection (DPI), except under limited circumstances, or with explicit consent from the ISP’s customer, or to comply with a court order or other legislative provisions. One Dutch ISP, KPN, came under fire last year for using DPI to determine whether its subscribers were using VoIP on mobile devices.
The new law sets out an exhaustive list of six circumstances in which an ISP can disconnect or suspend the Internet access of subscribers. These include: termination at the request of the subscriber, non-payment by a subscriber, in cases of deception, at the expiry of a fixed contract, force majeure, or if the ISP is required to terminate by law or a court order. In addition, the network neutrality provisions also permit blocking of an Internet connection where necessary for the integrity and security of a network.
The provisions are the Dutch government’s implementation of the 2009 EU Telecoms Package revision framework. Article 1(3a) of the Framework Directive states that EU Member States may only adopt measures interfering with citizens’ ability to access and use the Internet in limited circumstances. In particular measures may only be imposed if they are “appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law, including effective judicial protection and due process.”
As Dutch digital rights group Bits of Freedom notes, the new provisions are needed because “[c]urrently, Internet providers on the basis of their terms and conditions may terminate or suspend the Internet connection for various reasons.” This law ensures that ISPs cannot disconnect users for nebulous terms of service violations. This gives Internet users some protection against ISPs adopting voluntary or semi-voluntary measures, such as policies to disconnect Internet users on three allegations of copyright infringement.
This is important as voluntary three strikes policies become an increasingly real danger. In the United States, for example, ISPs and major media trade groups have developed a voluntary “graduated response” program — the so-called “six strikes” deal — that is set to go into effect this July. EFF is now calling on Internet users to pressure the participating ISPs for a public commitment not to cut users off under the new program.
The Dutch law comes after vigorous campaigning by civil society groups including influential digital rights group, Bits of Freedom. Ot van Daalen, the Director of that organization, hopes it will spark similar legislation elsewhere. “Bits of Freedom campaigned hard for these provisions and our work paid off. The law sets an example for other countries, and we call on the rest of Europe to follow.”
Bounce di un vecchio articolo, ma proprio vecchio
Un articolo di tanti mesi fada questo sito, mi piaceva l’ho postato adesso.
Richard Stallam, Steve Jobs e il movimento
Inserito da admin on October 11, 2011
Steve Jobs è morto, il 5 Ottobre. Il giorno seguente, Richard Stallman ha pubblicato un post, che non sto a riprendere perchè tutti lo conoscono molto bene, ha già fatto il giro del mondo.
Girando il mondo ha suscitato un dibattito enorme; c’è chi dice che RMS, pur avendo ragione, è stato privo di tatto, altri che è invidioso, altri ancora sono arrivati a ritenere il suo intervento fuori luogo e causi problemi a tutto il movimento, chiedendosi addirittura se il movimento non abbia bisogno di una nuova voce.
In questa breve analisi, vorrei spiegare perchè sono dalla parte di Stallman (ma non a spada tratta) e perchè, anzi, penso che sia stato fin troppo buono.
Per prima cosa è doveroso stendere un velo pietoso su alcune notizie, alcuni giornali si sono arrogati il diritto di mettere in bocca a RMS cose mai dette, arrivando a stravolgere le cose; avendolo fatto i giornali, potete immaginare con quanta facilità l’hanno ripresa i detrattori di RMS. Vi giuro che ho persino visto un maldestro tentativo di “metodo Boffo”, tipo “Stallman a casa ha il Mac ma non lo dice in giro!”.
Lasciando da parte la doverosa solidarietà, credo che ciò che ha scritto, si sia dimostrato una spanna avanti a tutti, con il coraggio di andare controcorrente e senza l’ipocrisia che prende un po’ tutti quando qualcuno muore. È sicuramente un triste evento, ma di per se non cambia quello che è stata una persona. Non è questione di tatto, è questione di onestà intellettuale.
Nella mia (personale ed opinabile, non voglio convincere nessuno) lettura della questione, occorre inquadrare le due figure, Jobs e Stallman.
I due non erano “amici” da già molto tempo, se mai possa esserci stata stima fra i due un qualche giorno remoto; l’approccio, non tanto al business dell’informatica, quanto al vivere l’informatica stessa, come approccio sociale nel rapportarsi col resto del mondo, era diametralmente opposto, l’uno ne ha sempre imposto le visioni dall’alto, prettamente commerciale, volto a “fidelizzare” le persone, quasi ad indottrinarle (clienti e dipendenti), a legarle alla loro condizione di “sudditi” in eterno, mentre l’altro ha dedicato la propria esistenza alla difesa delle libertà di chi utilizza un computer (senza se e senza ma), all’incoraggiamento alla cooperazione e all’indipendenza.
Due persone così, non possono che essere l’uno la nemesi dell’altro.
Consideriamo poi la posizione, il primo CEO, founder, vera e propria icona di uno stile di vita, l’altro Guru e fondatore del movimento del software libero, punto di riferimento (in positivo o in negativo) per una moltitudine di persone diverse e disparate, attivista non solo informatico.
Ora, non so voi, ma io da “buon attivista”, se mi capita di poter attirare l’attenzione alla mia causa, o di gettar luce su “una porcheria”, lo faccio eccome.
Tant’è che, vedendo il fiume di post relativi alla morte di Steve Jobs, sui vari social network, mi son sentito quasi in dovere di fare qualcosa, tanta disinformazione non poteva passarmi davanti impunemente.
Allora ho pensato di comporre una nota da far girare, sui commenti di tutti quelli che postavano un video o una frase o che mettevano la foto di Jobs, di chi lo idolatrava come genio o come nuovo “Leonardo”… diciamo la verità, ho rotto le balle a un sacco di gente.
Però non a tutti, anzi a dire il vero pochi sono stati infastiditi dalla mia nota, mediamente fanboy della mela senza speranza, alcuni hanno voluto sapere di più. Altri ne han saputo di più ugualmente, anche se non avrebbero voluto.
Altri attivisti hanno fatto lo stesso ed ora qualcuno in più è informato, sa come si comportano certe multinazionali (in questo caso, specificatamente la Apple). Sanno che i bambini vengono schiavizzati in Congo per la produzione dei loro chip, sanno che in Cina gli operai delle fabbriche che producono i loro apparati si suicidano per le condizioni di lavoro e la vita alienante, sanno che sono dei grandissimi inquinatori nel terzo mondo. Ecco perchè ritengo che Stallman sia stato troppo buono; c’era molto di peggio da dire su Jobs!
Comunque, volete che a Stallman non sia venuta in mente la stessa idea? Ok, forse no… non voglio dire che RMS ha fatto questo ragionamento, ma solo che, se l’avesse fatto, l’approverei eccome, da attivista del movimento.
Grazie a quel suo post molti giornali, anche italiani, ne parlano e nei commenti salta fuori qualunque cosa, il dibattito è fervente, e fra quel qualunque cosa, alcuni scoprono cos’è il software libero, chi è Stallman e così via, alcuni proveranno GNU/Linux, altri forse no. Altri ancora continueranno ad usarlo nonostante questo episodio; C’est la vie… non sarà questo episodio a far abbandonare GNU/Linux a chi già lo usa.
Insomma, che se ne parli bene o che se ne parli male, purchè se ne parli? Pare funzionare, anche perchè io non so voi, ma non ricordo che in passato Stallman avesse avuto un’ “audience” così alta in Italia, e non parlo dei blog o testate specialistiche, ma della stampa nazionale!
Il movimento ha quindi bisogno di un’altra voce? una parte della comunità si interroga da un po’, in effetti.
Forse, senza nulla voler togliere a Stallman, sarebbe ora che il movimento si rinnovasse un po’ dopo 28 anni, anche solo per affievolire quell’aurea da “mistico” da seguire (non facciamo finta di nulla, anche per “noi” Stallman è molte volte un’icona, un po’ come lo era Jobs per i fanboy apple), chissà che il movimento non riesca ad aumentare l’autodeterminazione di se stesso, chissà che non sia il momento adatto per del riciclo generazionale. Percarità, non fraintedetemi, non sono per nessun ammorbidimento, per nessuno sconto (per capirci, non sto parlando di OpenSource); sono anzi per un movimento più aperto su fronti diversi, per essere più forti nel fronteggiare i pericoli e per ottenere maggiori vittorie
In parole povere, quel che mi auguro è che se ricapitasse un simile triste evento (non vi dico chi mi sto immaginando), spero che il comunicato “della voce del movimento” sia qualcosa tipo: “non sono felice perchè è morto, ma sono felice che se ne sia andato, perchè ha avuto un’influenza maligna sul mondo del computing, perchè ha costruito il suo impero sulla pelle dei più deboli, dai bambini congolesi, a gli operai cinesi e taiwanesi, alle altre popolazioni del terzo mondo. Questa sua benedizione mediatica è uno schiaffo in faccia a tutte le sue vittime e noi la ripudiamo”
Sicuramente, come si può notare dalla mia diplomazia, non potrò mai essere io quella nuova voce, ma credo che sia chiara la necessità di slegarsi dal “capo”, di rimettere in capitolo la propria voce, di partecipare più attivamente, con nuove idee, contro nuovi pericoli per le nostre libertà.
Anzi, in quest’ottica di allargamento e ampliamento del movimento, sull’onda del fare i conti col mondo che ci circonda (che noi lo vogliamo o no), i primi due centesimi ce li metto volentieri: smettiamo di parlare di “libertà” e cominciamo a parlare di “diritti”.
Domani non posto niente…aderisco allo sciopero
Non che posti molto in questo periodo, ed anche non credo che sia una azione degna di risultati comunque sono d’accordo.
http://www.sopastrike.com/strike/
….Ai giovani
Questo purtroppo è ciò che li aspetta:
Construisez vous-mêmes une petite situation sans avenir.
Trasporto pubblico
Posto questo
Zuccotti Park
Da qua
“I media tradizionali vogliono farvi credere che io sia un punk disoccupato anarchico che sostiene il comunismo. La verità è che sono uno studente universitario di 19 anni che fa due lavori per potersi permettere un’istruzione esageratamente cara. Sto inseguendo i miei sogni mentre Wall Street continua a speculare sul mio futuro. Se non vado bene nello studio, vengo cacciato dall’università. Se non faccio bene il mio lavoro, vengo licenziato. Quando quelli che lavorano a Wall Street mentono, imbrogliano e rubano, ricevono stipendi da record e bonus enormi. Mi rifiuto di stare zitto mentre i miei concittadini soffrono per le azioni incaute e irresponsabili di qualcuno nella nostra economia. Io sono la maggioranza. Io sono il 99%. Sorrido perché so che il potere delle persone è molto più forte delle persone al potere”.
Sempre meglio del Circo Equestre ?
Ci penso, e in fondo penso che questo articolo qua sotto tutti i torti non li ha, un pochino mi sento preso per le mele, comunque meglio del Circo Equestre precedente “forse”
#######################################################################################
Ma non vi sentite presi per il sedere?
E’ raro che mi lanci in ardite analisi politiche, quindi perdonatemi la rozzezza. Ma di fronte al clima di questi giorni rimango basito. Dovrei essere contento? E di che? Intendiamoci, sono contento di non avere più Berlusconi e i suoi al governo di questo Paese, ma non siamo stati noi, e intendo noi cittadini, a farlo andare via. Sono stati i poteri forti, la Bce, le banche, la Confindustria, preoccupati per il loro futuro, mica per il nostro. E B. si è dimesso. Non è stato sconfitto alle elezioni, piegato dalle opposizioni. E’ stato sconfitto dalla piazza, sì, ma da Piazza Affari. E questa è la prima cosa che non mi rende felice, perché non avendo sconfitto politicamente Berlusconi ci rimane il berlusconismo, e ci rimarrà per un pezzo. Senza contare che finché gli rimarrà fiato, quello starà lì dietro le quinte a forcare e brigare.
E poi, questo nuovo governo… Ora, intendiamoci, mi sembra fatto tutto di brave persone. Monti, per dire, somiglia sputato a un mio zio buonanima, onestissimo, cattolicissimo e reazionario come pochi. Mi piaceva andare a pranzo da lui e sentire racconti di guerra, ma non l’avrei mai messo a capo del mio Paese. Sicuramente lo zio non avrebbe rubato, sicuramente sarebbe stato sobrio e moderato, ma era uno di quelli che se sentiva parlare di sindacato e diritti dei lavoratori andava a prendere la doppietta in cantina. E poi, ‘sta storia della sobrietà. Ma vi pare che sia per forza un pregio? A parte che la mia stessa vita non è un esempio di morigeratezza, adoro poeti e scrittori che hanno passato la loro vita fatti o sbronzi, mentre conosco un sacco di morigerati e sobri che non hanno mai combinato un cazzo in vita loro. Ve la dico tutta, a me delle orge del Berlusca non me ne sarebbe fregato niente se tra una trombata e l’altra non fossero avvenuti scambi d’affari e di nomine. O se la sicurezza della papi girl non fosse stata affidata a gente pagata dallo stato, quindi da noi. Poi, certo, avrei condannato ugualmente la sua visione della donna, soprattutto se, come mister B. ha fatto, avesse cercato di imporla anche a noi, ma non sono mai stato la coscienza di nessuno. Guardate, e qui vado proprio ancora più terra terra, a proposito di sobrietà, giuro che non me ne frega niente se il nuovo Presidente del Consiglio non farà più cucù o le corna durante i consessi internazionali. Mica mi sono mai vergognato per i gesti di Berlusconi. Problemi suoi. Mi vergognavo di più, per dire, del fatto che anche quelli che stavano belli impettiti di fronte all’obbiettivo poi mandavano le truppe a bombardare anche a nome mio. E sono convinto che, mister Obaaaaama o meno, anche Monti, se dovrà, premerà il metaforico pulsante rosso.
Ok, Monti è morigerato e ha più stile, uno stile Facis direi, ma come lo vede il mondo? Io una vaga idea ce l’ho, perché vi devo confessare un’altra cosa assolutamente scorretta di questi tempi: per quelli come me, la mentalità bocconiana è sempre stata il nemico, né più né meno di quella berlusconiana. Non che non ci fossero degli studenti della Bocconi che scendevano in piazza con noi quando avevo i peli neri nella barba, ma noi credevamo che la Bocconi fosse il luogo dove si sarebbe formata la nuova classe dirigente, dove sarebbero cresciuti i nuovi padroni. E quindi sento un brivido nel vedere questa compagine targata Bocconi e Cattolica che da adesso ci governa perché – cazzo – avevamo ragione.
Comunque questi banchieri, manager, ammiragli e prefetti (tutta brava gente, eh!) risaneranno il Paese tenendo sotto controllo i pericolosi estremismi della destra populista incarnata da Berlusconi, le spinte indipendentiste (diciamo così) della Lega, e la povera sinistra frantumata, costretta ad applaudire chi gli sta scavando la fossa. Lo faranno mantenendo un sobrio equilibrio tra quanto verrà succhiato ai poveri cristi e quanto verrà chiesto ai benestanti e ai ricchi, ma senza mettere in discussione la necessità che i poveri cristi ci siano per far andare avanti la macchina. Lo faranno con la benedizione del Vaticano, della finanza internazionale e di quella roba vaga che siamo soliti chiamare “i poteri forti”. Ebbene… non vi ricorda qualcosa questo stile di governo? Qualcosa di spiacevole? Non vi ricorda quella famosa balena bianca da cui abbiamo cercato di liberarci per quarant’anni e che diceva che senza di lei ci sarebbe stato il crollo, l’apocalisse, il golpe o la rivoluzione bolscevica? E che adesso è tornata. Nuova, potente, ripulita, rifondata. Una DC 2.O., una Dc Ultimates, come direbbe chi ama i fumetti.
Insomma, dalla Dc a Berlusconi, da Berlusconi alla Dc, senza nemmeno aver provato una vaga possibilità di alternativa. E ci dicono che dovremmo essere contenti, perché lo spread scenderà, anche se non di botto, come ci avevano pronosticato (chi diceva che le dimissioni di Berlusconi valevano duecento punti?).
Non vi sentite leggermente presi per il sedere?
#########################################################################################
Un pò
staremo a vedere
12 Novembre 2011 ore 21.43
Non facciamoci tante idee allegre, il Sig. B. per adesso si è ritirato nelle sue stanze, ma….a mio avviso è sempre in agguato
Oggi Anniversario Gunpowder Plot
Scritto da admin in anniversari, pensieri il 5 novembre 2011
Da ricordare
nell’immaginario collettivo Guy Fawkes è associato a questa maschera
Chi potrebbe salvare il mondo ?
I giovani di sicuro, ma intelligenti e critici come questi non certo come certi “sindaci nostrani”
Sembra che
Sembra che Matteo Renzi, sindaco di Firenze, solamente perchè è “ciovane” e molto presenzialista sui media sia il salvatore della patria….
Mi ricorda un signore (signore è un ossimoro in questo caso), che governa l’Italia da diverso tempo ed a cui piace in maniera “morbosa” l’uso dei mezzi di comunicazione passivi (TV).
Invece a Renzi piace tanto FB, ma anche questo mezzo non mi sembra molto paritario, solamente per il fatto che per far commenti su qualcuno si debba per forza diventare suo amico anche se solo virtualmente.
A parte che essere giovane non significa necessariamente essere intelligenti, avere delle buone idee, inoltre non vuol dire saperle mettere in pratica per il bene comune della popolazione.
Infatti se avesse a cuore il bene di Firenze (che tra l’altro non è la sua città, Renzi è di Rignano, insomma del contado forse per questo l’hanno visto scalciare, così afferma la cariatide Bersani), non avrebbe avallato il proseguimento dell’attraversamento TAV nel capoluogo toscano, avrebbe fatto fare degli studi alternativi per vedere quale era la soluzione migliore per la città ed i cittadini, ma essendo un politico guarda più ai propri interessi di bottega che al bene della popolazione, come il sindaco precedente insomma !!!
un articolo da leggere molto interessante
ed
E visto che Renzi si “sciaqua” tanto la bocca sui vecchi (come se il suo atteggiamento dimostrasse che ha meno di quaranta anni, a me sembra che si atteggi a “giovanilista”, nella sostanza esprime concetti estremamente retrogradi e datati, se fosse sincero fino in fondo e dicesse quanto ha a che fare con il Sig. B. e quante volte realmente è andato a trovarlo, forse per farsi consigliare ?) e sullo svecchiamento della politica, il PD potrebbe presentare un candidato alle prossime primarie con almeno un cinque/sei anni in meno di Renzi così avrebbe più chances di vincere.
Io, il mio candidato ce l’ho già…..dovrebbe nascere nei prossimi giorni e forse si chiamerà Francesco oppure Enea non so, sicuramente sarà più intelligente di tutti questi uomini di “basso” spettacolo che popolano la scena politica itagliana
Un amico
Hai tenuto troppo premuto il piede sull’acceleratore della vita
Hai fatto tante scelte, non son qui a considerare se sono state giuste o sbagliate
Hai assunto le responsabilità delle tue scelte, in primo luogo sul tuo fisico
Hai pensato che non era il caso di tirarti mai indietro….
Hai deciso anche scelte azzardate, sempre seguendo il tuo istinto generoso
Hai fatto parte di una piccola pletora, o meglio banda di esseri curiosi, in tempi in cui la curiosità era una caratteristica del caos sociale.
Ciao non addio ……
Stefano T. (03 ottobre 1959 – 31 ottobre 2011)
“Un amico che si merita un ricordo più dei tanti che girano in rete”
di nuovo ciao Stefano

foto F. Morettini
mah…
Scritto da admin in informatica SL, politici, sociale, web il 15 ottobre 2011
Anche questi non li capisco.
Dedicato (pt. 1)
Dedicato:
a tutti quelli che credono nell’ A.D. della Holding F.S.
a tutti quelli che mancano di senso critico nei confronti dell’azienda in cui lavorano
a tutti quelli che siano soldi spesi bene (i soldi per il sottoattraversamento di Firenze)
a tutti quelli che a chiacchere fanno i “rivoluzionari” e poi non fanno nemmeno uno sciopero in anni ed anni di lavoro in R.F.I.
a tutti quelli che un lavoro così sia utile a Firenze
a tutti quelli che pensano che il sindaco attuale di Firenze lavori per la città
….
Dedica…
segue
E’ morto Stefano Lavori !!!
Scritto da admin in hacking, informatica SL, pensieri, web il 7 ottobre 2011
…..echissenefrega !!!!
Che palle tutta questa “pippa” ci ha cambiato la vita etc.etc.etc.
…..ma la Foxconn ???
due link
uno
Sono stato un “mac-ista” “apple dipendente” negli anni novanta, adesso penso che se il “Guru” Stefano Lavori avesse avuto i soldi di Guglielmo Cancelli negli anni novanta, adesso saremmo tutti con dispositivi delle mele morsicate.
Attendiamo con ardore la fine della Apple e dei suoi DRM del piffero.
p.s.
Senza togliere niente al “buon” Stefano Lavori, era un grande manager un grande esperto di marketing e un analista fine della psico-sociologia di massa, in effetti però penso che il vero rivoluzionario del codice fosse lui alla Apple.
Senza essere tranciante come RMS , in fondo di tutta questa storia m’importa il giusto.
Nuovi ruoli
Nessuno, penso, aveva il minimo dubbio che i sindacati oramai erano una parte realmente efficiente del potere aziendale adesso….copio/incollo da qua
#######################################################################################
Si apre la caccia nelle aziende
Se passa l’art.8 come io penso pessimisticamente dal momento che non arriva nessun segnale di resistenza e di reiterazione dello sciopero generale, nelle aziende si aprirà un’era di gravissime ingiustizie e una plumbea atmosfera di terrore aleggerà nei reparti e negli uffici,.
Basterà che il datore di lavoro si metta d’accordo con i sindacati maggiormente rappresentativi in azienda che possono esser la Cgil, la Cisl, l’Uil o altri per imbastire procedimenti di licenziamenti senza giusta causa verso i quali il lavoratore malcapitato non avrà neppure la possibilità di ricorrere ad un grado superiore di giudizio come accade ancora oggi in Tribunale
Non dubito che ci sarà una strage dei lavoratori più odiati dai padroni e mal tollerati dai sindacalisti collaborazionisti ( e ce ne sono tanti) e che questa strage colpire sopratutto i lavoratori aderenti ai Cobas e determinati strati ritenuti “estremisti” per il loro intransigentismo sui diritti della stessa CGIL e forse anche della stessa Cisl o Uil. ( le teste calde, quelli che non si piegano, quelli che non leccano i piedi….)
Non dubito che il licenziamento di uno o più lavoratori possa diventare merce di scambio per favorire la carriera di certi sindacalisti. I lavoratori diventano preda e non hanno più alcuna possibilità di fare valere i loro diritti. Il codice civile per loro si chiuderà per sempre.
L’art.8 individuando nei sindacati i somministratori del diritto annesso all’art.18 crea una classe di mandarini. I lavoratori saranno legati al sindacato non da una scelta ideale ma dal terrore di potere averli contro o indifferenti in casa di richiesta di licenziamento senza giusta causa del loro datore di lavoro.
Per questo credo che la norma dell’art.8 del tutto illegale sia stata maturata nei segreti recessi del Ministero del Lavoro tra Confindustria e sindacati collaborazionisti. Credo che anche il PD sia della partita assieme a Sacconi ed altri. Fa parte del processo di trasferimento dei diritti dai lavoratori ai sindacati “maggiormente rappresentativi”
Pietro Ancona
già sindacalista CGIL, già membro del CNEL
########################################################################################
Giè adesso in alcune grandi realtà solo e solamente i sindacati firmatari di contratto hanno voce in capitolo e non solo per le contrattazioni anche per i bonus, per cui questa manovra non è altro “che un bel passo in avanti dall’orlo del baratro” citazione di una barzelletta
p.s.
senza levare niente al valore sociale delle rappresentanze sindacali……
Amazon…..Italia Spagna
Domani Amazon apre in Spagna in Itaglia c’è già.
Mi domando ma ci credono ancora nel consumismo ?
p.s.
no che io non sia esente da critiche, però con i tempi che corrono…….la gente ha altro a cui pensare
Defecare……
Copio e incollo da questo blog
###########################################################################
Ma quanto cacano i Senatori?
Il nuovo questore di Palazzo Madama, il Pdl Angelo Maria Cicolani ,ha appena confessato alla Zanzara di Radio 24 di essere rimasto shokkato dalle dimensioni e dal contenuto del magazzino del Senato. Dovendo rinnovare l’appalto di gestione, è andato a controllare di persona:
Il magazzino è grande circa 12, 13 mila metri quadrati, e ci costa 1 milione e 400 mila euro l’anno.
Il contratto di appalto è stato stipulato nel 2003 dal governo Berlusconi ed in questi 8 anni ci è costato più di 8 milioni di euro. Il questore dice che lì dentro ci sono sì degli archivi importanti, ci mancherebbe, ma che la cosa gli è parsa un pochino esagerata, e che prossimamente spazi e costi verranno ridimensionati. Poi ammette che a colpirlo – o meglio, a sconvolgerlo – è stata una cosa in particolare. Parentesi: negli ultimi giorni mi chiedevo come avesse fatto il Parlamento italiano – in soli due anni – a spendere 418 mila euro in “prodotti igienici”.
Beh, sì … il magazzino era pieno di carta igienica, carta igienica dappertutto … magari ne hanno comperato così tanta per pagare un pochino di meno … ma questa basterebbe per 3 legislature, una quindina d’anni!, ci si potrebbe fare il giro del mondo … appena entrato nel magazzino mi sono chiesto: ma quanto cagano, ‘sti Senatori?
#####################################################################################
Piangere ? ![]()
Ridere ?
Manovra finanziaria metà agosto
Per anni e anni tutto è andato bene (a detta del governo), adesso sacrifici per tutti. Comunque ai parlamentari penso importi poco.




