Articoli con tag informatica

Linux Day 2012

Sabato prossimo 27 ottobre a
Firenze per le manifestazioni in tutta Italia qua:
www.linuxday.it

:-) :-) :-) :-)
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Linux Day 2012

Un mese al Linux Day 2012

:-) :-)

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CCC de’ noartri

Quasi quasi ci vado


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Politica #2

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Politica


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Bill Gates & Steve Jobs & Linus Torvalds

Bill Gates & Steve Jobs & Linus Torvalds

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Qualche Paese

Un rilancio dal sito dell’ EFF

Con un articolo interessante sui Paesi Bassi

Netherlands Passes Net Neutrality Legislation

May 21, 2012 | By Parker Higgins

New legislation in the Netherlands makes it the first country in Europe to establish a legal framework supporting net neutrality. In addition to the net neutrality provisions, the law contains language that restricts when ISPs can wiretap their users, and limits the circumstances under which ISPs can cut off a subscriber’s Internet access altogether.

The anti-wiretapping section of the new law specifies that ISPs may not use technologies like deep packet inspection (DPI), except under limited circumstances, or with explicit consent from the ISP’s customer, or to comply with a court order or other legislative provisions. One Dutch ISP, KPN, came under fire last year for using DPI to determine whether its subscribers were using VoIP on mobile devices.

The new law sets out an exhaustive list of six circumstances in which an ISP can disconnect or suspend the Internet access of subscribers. These include: termination at the request of the subscriber, non-payment by a subscriber, in cases of deception, at the expiry of a fixed contract, force majeure, or if the ISP is required to terminate by law or a court order. In addition, the network neutrality provisions also permit blocking of an Internet connection where necessary for the integrity and security of a network.

The provisions are the Dutch government’s implementation of the 2009 EU Telecoms Package revision framework. Article 1(3a) of the Framework Directive states that EU Member States may only adopt measures interfering with citizens’ ability to access and use the Internet in limited circumstances. In particular measures may only be imposed if they are “appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law, including effective judicial protection and due process.”

As Dutch digital rights group Bits of Freedom notes, the new provisions are needed because “[c]urrently, Internet providers on the basis of their terms and conditions may terminate or suspend the Internet connection for various reasons.” This law ensures that ISPs cannot disconnect users for nebulous terms of service violations. This gives Internet users some protection against ISPs adopting voluntary or semi-voluntary measures, such as policies to disconnect Internet users on three allegations of copyright infringement.

This is important as voluntary three strikes policies become an increasingly real danger. In the United States, for example, ISPs and major media trade groups have developed a voluntary “graduated response” program — the so-called “six strikes” deal — that is set to go into effect this July. EFF is now calling on Internet users to pressure the participating ISPs for a public commitment not to cut users off under the new program.

The Dutch law comes after vigorous campaigning by civil society groups including influential digital rights group, Bits of Freedom. Ot van Daalen, the Director of that organization, hopes it will spark similar legislation elsewhere. “Bits of Freedom campaigned hard for these provisions and our work paid off. The law sets an example for other countries, and we call on the rest of Europe to follow.”

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Android vs Apple

BELLISSIMA !!!

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Mi sono aggiornato ma…..

Sono passato dalla versione 10.04 LTS Ubuntu alla 12.04 LTS, mi è cambiato un pò la visione del desktop comunque a parte qualche partenza sbagliata. funziona.

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Bounce di un vecchio articolo, ma proprio vecchio

Un articolo di tanti mesi fada questo sito, mi piaceva l’ho postato adesso.

Richard Stallam, Steve Jobs e il movimento

Inserito da admin on October 11, 2011

Steve Jobs è morto, il 5 Ottobre. Il giorno seguente, Richard Stallman ha pubblicato un post, che non sto a riprendere perchè tutti lo conoscono molto bene, ha già fatto il giro del mondo.

Girando il mondo ha suscitato un dibattito enorme; c’è chi dice che RMS, pur avendo ragione, è stato privo di tatto, altri che è invidioso, altri ancora sono arrivati a ritenere il suo intervento fuori luogo e causi problemi a tutto il movimento, chiedendosi addirittura se il movimento non abbia bisogno di una nuova voce.

In questa breve analisi, vorrei spiegare perchè sono dalla parte di Stallman (ma non a spada tratta) e perchè, anzi, penso che sia stato fin troppo buono.

Per prima cosa è doveroso stendere un velo pietoso su alcune notizie, alcuni giornali si sono arrogati il diritto di mettere in bocca a RMS cose mai dette, arrivando a stravolgere le cose; avendolo fatto i giornali, potete immaginare con quanta facilità l’hanno ripresa i detrattori di RMS. Vi giuro che ho persino visto un maldestro tentativo di “metodo Boffo”, tipo “Stallman a casa ha il Mac ma non lo dice in giro!”.

Lasciando da parte la doverosa solidarietà, credo che ciò che ha scritto, si sia dimostrato una spanna avanti a tutti, con il coraggio di andare controcorrente e senza l’ipocrisia che prende un po’ tutti quando qualcuno muore. È sicuramente un triste evento, ma di per se non cambia quello che è stata una persona. Non è questione di tatto, è questione di onestà intellettuale.

Nella mia (personale ed opinabile, non voglio convincere nessuno) lettura della questione, occorre inquadrare le due figure, Jobs e Stallman.

I due non erano “amici” da già molto tempo, se mai possa esserci stata stima fra i due un qualche giorno remoto; l’approccio, non tanto al business dell’informatica, quanto al vivere l’informatica stessa, come approccio sociale nel rapportarsi col resto del mondo, era diametralmente opposto, l’uno ne ha sempre imposto le visioni dall’alto, prettamente commerciale, volto a “fidelizzare” le persone, quasi ad indottrinarle (clienti e dipendenti), a legarle alla loro condizione di “sudditi” in eterno, mentre l’altro ha dedicato la propria esistenza alla difesa delle libertà di chi utilizza un computer (senza se e senza ma), all’incoraggiamento alla cooperazione e all’indipendenza.

Due persone così, non possono che essere l’uno la nemesi dell’altro.

Consideriamo poi la posizione, il primo CEO, founder, vera e propria icona di uno stile di vita, l’altro Guru e fondatore del movimento del software libero, punto di riferimento (in positivo o in negativo) per una moltitudine di persone diverse e disparate, attivista non solo informatico.

Ora, non so voi, ma io da “buon attivista”, se mi capita di poter attirare l’attenzione alla mia causa, o di gettar luce su “una porcheria”, lo faccio eccome.
Tant’è che, vedendo il fiume di post relativi alla morte di Steve Jobs, sui vari social network, mi son sentito quasi in dovere di fare qualcosa, tanta disinformazione non poteva passarmi davanti impunemente.

Allora ho pensato di comporre una nota da far girare, sui commenti di tutti quelli che postavano un video o una frase o che mettevano la foto di Jobs, di chi lo idolatrava come genio o come nuovo “Leonardo”… diciamo la verità, ho rotto le balle a un sacco di gente.

Però non a tutti, anzi a dire il vero pochi sono stati infastiditi dalla mia nota, mediamente fanboy della mela senza speranza, alcuni hanno voluto sapere di più. Altri ne han saputo di più ugualmente, anche se non avrebbero voluto.

Altri attivisti hanno fatto lo stesso ed ora qualcuno in più è informato, sa come si comportano certe multinazionali (in questo caso, specificatamente la Apple). Sanno che i bambini vengono schiavizzati in Congo per la produzione dei loro chip, sanno che in Cina gli operai delle fabbriche che producono i loro apparati si suicidano per le condizioni di lavoro e la vita alienante, sanno che sono dei grandissimi inquinatori nel terzo mondo. Ecco perchè ritengo che Stallman sia stato troppo buono; c’era molto di peggio da dire su Jobs!

Comunque, volete che a Stallman non sia venuta in mente la stessa idea? Ok, forse no… non voglio dire che RMS ha fatto questo ragionamento, ma solo che, se l’avesse fatto, l’approverei eccome, da attivista del movimento.

Grazie a quel suo post molti giornali, anche italiani, ne parlano e nei commenti salta fuori qualunque cosa, il dibattito è fervente, e fra quel qualunque cosa, alcuni scoprono cos’è il software libero, chi è Stallman e così via, alcuni proveranno GNU/Linux, altri forse no. Altri ancora continueranno ad usarlo nonostante questo episodio; C’est la vie… non sarà questo episodio a far abbandonare GNU/Linux a chi già lo usa.

Insomma, che se ne parli bene o che se ne parli male, purchè se ne parli? Pare funzionare, anche perchè io non so voi, ma non ricordo che in passato Stallman avesse avuto un’ “audience” così alta in Italia, e non parlo dei blog o testate specialistiche, ma della stampa nazionale!

Il movimento ha quindi bisogno di un’altra voce? una parte della comunità si interroga da un po’, in effetti.

Forse, senza nulla voler togliere a Stallman, sarebbe ora che il movimento si rinnovasse un po’ dopo 28 anni, anche solo per affievolire quell’aurea da “mistico” da seguire (non facciamo finta di nulla, anche per “noi” Stallman è molte volte un’icona, un po’ come lo era Jobs per i fanboy apple), chissà che il movimento non riesca ad aumentare l’autodeterminazione di se stesso, chissà che non sia il momento adatto per del riciclo generazionale. Percarità, non fraintedetemi, non sono per nessun ammorbidimento, per nessuno sconto (per capirci, non sto parlando di OpenSource); sono anzi per un movimento più aperto su fronti diversi, per essere più forti nel fronteggiare i pericoli e per ottenere maggiori vittorie

In parole povere, quel che mi auguro è che se ricapitasse un simile triste evento (non vi dico chi mi sto immaginando), spero che il comunicato “della voce del movimento” sia qualcosa tipo: “non sono felice perchè è morto, ma sono felice che se ne sia andato, perchè ha avuto un’influenza maligna sul mondo del computing, perchè ha costruito il suo impero sulla pelle dei più deboli, dai bambini congolesi, a gli operai cinesi e taiwanesi, alle altre popolazioni del terzo mondo. Questa sua benedizione mediatica è uno schiaffo in faccia a tutte le sue vittime e noi la ripudiamo”

Sicuramente, come si può notare dalla mia diplomazia, non potrò mai essere io quella nuova voce, ma credo che sia chiara la necessità di slegarsi dal “capo”, di rimettere in capitolo la propria voce, di partecipare più attivamente, con nuove idee, contro nuovi pericoli per le nostre libertà.

Anzi, in quest’ottica di allargamento e ampliamento del movimento, sull’onda del fare i conti col mondo che ci circonda (che noi lo vogliamo o no), i primi due centesimi ce li metto volentieri: smettiamo di parlare di “libertà” e cominciamo a parlare di “diritti”.

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Complicare le cose parte 3

Ancora

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Complicare le cose parte 2

Seguono le magagne

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Campagna Electronic Frountier Foundation

Campagna dell’ EFF interessante da seguire.

é una campagna tipicamente americana e da paesi anglosassoni, purtroppo poi le legislazioni rimbalzano anche qua

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Stop the Internet Blacklist Legislation

The Internet Blacklist Legislation – known as PROTECT IP Act in the Senate and Stop Online Piracy Act (SOPA) in the House – is a threatening sequel to last year’s COICA Internet censorship bill. Like its predecessor, this legislation invites Internet security risks, threatens online speech, and hampers Internet innovation. Urge your members of Congress to reject this Internet blacklist campaign in both its forms!

Big media and its allies in Congress are billing the Internet Blacklist Legislation as a new way to prevent online infringement. But innovation and free speech advocates know that this initiative is nothing more than a dangerous wish list that will compromise Internet security while doing little or nothing to encourage creative expression.

As drafted, the legislation would grant the government and private parties unprecedented power to interfere with the Internet’s domain name system (DNS). The government would be able to force ISPs and search engines to redirect or dump users’ attempts to reach certain websites’ URLs. In response, third parties will woo average users to alternative servers that offer access to the entire Internet (not just the newly censored U.S. version), which will create new computer security vulnerabilities as the reliability and universality of the DNS evaporates.

It gets worse: Under SOPA’s provisions, service providers (including hosting services) would be under new pressure to monitor and police their users’ activities. While PROTECT-IP targeted sites “dedicated to infringing activities,” SOPA targets websites that simply don’t do enough to track and police infringement (and it is not at all clear what would be enough). And it creates new powers to shut down folks who provide tools to help users get access to the Internet the rest of the world sees (not just the “U.S. authorized version”).

Senator Ron Wyden (D-OR) has placed a hold on the Senate version of the bill, taking a principled stand against a very dangerous bill. But every Senator and Representative should be opposing the PROTECT IP Act and SOPA. Contact your members of Congress today to speak out!
Take Action Now!

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Complicare le cose

Quattro commenti di un esperto sul nuovo windows manager gnome3

uno
due
tre
quattro

visto e considerato che anche io sono un utilizzatore di gnome e in un prossimo futuro la mia distro linux passerà anche lei a gnome3 mi sono premunito con Awesome

:-)

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Installare linux, una guida utile

Sono un utilizatore di GNU/Linux, e a prescindere da tutto quello che viene detto finalmente ho trovato una guida introduttiva che può fare il gioco a tutti
Questa è imperdibile

:-)

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Un articolo interessante

Questo è l’articolo

comunque lo incollo

Saturno di Enrico Beltramini

4 novembre 2011

Chi odia Facebook

Indignados in rete contro il controllo di Facebook
Palo Alto (California)

Quando si è sparsa la notizia che Steve Jobs era morto, gli ingegneri di Facebook hanno continuato a lavorare, ma in silenzio. Gli ingegneri di Facebook. Sì, perché c’è un tacito, invisibile filo che collega Jobs a Facebook, o forse meglio sarebbe dire al fondatore di Facebook. Sarà che il blockbuster Social Network ha offerto un ritratto di Mark Zuckerberg, un misto di creatività e determinazione, che ricorda tanto il fondatore di Apple. Sarà che Zuckerberg è il capo dell’azienda, come Jobs, e controlla ogni dettaglio, come Jobs, e non ha passato la mano, anche se l’azienda nel frattempo è passata da una valutazione di mille dollari a sessanta miliardi di dollari. Sarà quello che sarà. Ma per molti, e in primis per gli ingegneri di Facebook, Zuckerberg è l’unico e vero erede di Jobs.
Il filo che collega Steve Jobs a Mark Zuckerberg ha creato come un senso di inevitabilità: Facebook è – o sarà – la nuova Apple. Facebook è la piattaforma dei social network, così come un tempo Apple era – o voleva essere – la piattaforma per i computer. Questo senso di inevitabilità è invisibile ma perfettamente percepibile, perché si respira nell’aria e si avverte sui media. In quella che immagina come una guerra tra titani e che dovrebbe scoppiare l’anno prossimo, l’iconica rivista Fast Company prevede Facebook combattere contro Amazon, Google e ovviamente Apple per il primato assoluto: l’azienda più hot del mondo.

Ora, non è che tutta questa attenzione dei media per Facebook sia al di sopra di ogni sospetto: l’azienda probabilmente andrà in Borsa nella seconda parte dell’anno prossimo, e per allora essere hot non sarà soltanto un complimento, ma anche un prerequisito per una valutazione che raggiunga i cento (100!) miliardi di dollari. Cento miliardi per un’azienda che ha 600 milioni di utenti, un paio di miliardi di dollari nel 2011 di fatturato, e soltanto quattro mila dipendenti (il che significa una redditività di mezzo milione di dollari per dipendente, cioè il 20 per cento più di Apple, tanto per dire. Ma il miracolo avviene quando si confrontano gli altri dati: ogni nuovo utente apporta soltanto 3 dollari in termini di fatturato, ma quasi 200 dollari in termini di valutazione dell’azienda sul mercato finanziario).
Eppure, questo senso di inevitabilità crea anche il suo contrario: più Facebook diventa invasivo, più crea anticorpi. Proliferano i siti che paragonano Facebook ad un impero e la sua pervasività sul Web ad una colonizzazione. Infatti, in un’economia di mercato, ciò che dovrei fare, se sono insoddisfatto di Facebook, è semplicemente passare alla concorrenza. Ma, come ha scritto recentemente il Wall Street Journal, questo con Facebook è di fatto impossibile. Perché non soltanto i miei amici sono su Facebook, ma anche tutta la mia storia. Insomma, l’impressione è quella di essere confinati, con o contro la nostra volontà, nella prigione dorata di Facebook. E non è finita qui. C’è la questione della privacy dei dati scambiati tra l’utente e Facebook. E’ sempre stato il tallone d’Achille di Mark Zuckerberg, il quale non è mai riuscito a convincere completamente la blog-sfera che i suoi server sono altrettanto sigillati come i conti bancari svizzeri. E infatti ogni mese 600 mila dati ‘scappano’ via, colpa degli hacker. L’affermazione poi di Randi Zuckerberg, la sorella di Mark (già direttore del marketing di Facebook), che “l’anonimato non è per Internet”, ha insospettito parecchi sulle reali intenzioni della società e ha provocato la nascita di una start-up, 4chan, che sostiene che l’identità appartiene all’utente, non al social media.
Prendiamo poi l’interfaccia. L’interfaccia è una componente di Facebook, nel senso che è l’espressione visibile di Facebook. Ma quello che poi si vede – letteralmente – è la mia, di faccia. Così, quando Facebook decide di modificare l’interfaccia – come infatti è successo a settembre – non è proprio come la Coca Cola che cambia il design della lattina. Lo scopo è lo stesso, immagine e marketing, ma gli effetti impattano su di me, sulla mia auto-percezione, oltre naturalmente sulla percezione che gli altri hanno di me. Insomma, ci dovrebbe essere un modo per cui Facebook mi coinvolge nella decisione sull’interfaccia. Ma ovviamente non c’è. Pur apportando un contributo alla valutazione del social media di 200 dollari, in quanto utente non ho alcun diritto. Ecco perché è scoppiata la rivolta. L’anno scorso il New York Times parlò di Diaspora, la start-up composta da ex utenti di Facebook che – appunto – si separava dal social media. Ma ora abbiamo addirittura un venture capital che finanzia (2 milioni e mezzo di mezzo di dollari) Unthink, un’azienda di Tampa che promuove l’emancipazione degli utenti di Facebook. In particolare, la missione di Unthink è quello di bloccare la stravagante abitudine di Facebook di cambiare i termini del servizio unilateralmente, senza preavviso, e soprattutto troppo di frequente.

Ci sono poi i siti come Facebook Haters – quelli che odiano Facebook – che superano facilmente il milione di utenti ciascuno, proclamano l’emancipazione da Facebook e guidano l’opposizione. Sono, diciamo così, la versione digitale dei “we are the 99 percent”; protestano perché siano riconosciuti i diritti di quel 99 per cento di utenti che garantiscono il benessere all’1 percento, cioè i dipendenti e proprietari di Facebook.

Articolo pubblicato sul numero 33 di Saturno, in edicola col Fatto Quotidiano del 4 novembre 2011

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Sabato 22 ottobre 2011 Linux Day

Generale

Locale

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mah…

Anche questi non li capisco.

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E’ morto Stefano Lavori !!! 2 pt.

buono quello che hanno scritto
EFF.ORG

October 6th, 2011

EFF Mourns the Loss of Steve Jobs
Announcement by Shari Steele

EFF joins millions around the world in mourning the passing of Steve Jobs. Steve was an extraordinary innovator who changed how we think about, develop, use, and experience new technologies, music, and ideas. While we’ve sometimes found ourselves frustrated with some of Apple’s business strategies, we here at EFF have always had tremendous respect for Steve’s creative genius and commitment to making products that were powerful, accessible, and elegant. His imagination and vision changed the world. He will be missed.

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E’ morto Stefano Lavori !!!

…..echissenefrega !!!!
Che palle tutta questa “pippa” ci ha cambiato la vita etc.etc.etc.
…..ma la Foxconn ???
due link
uno

due

Sono stato un “mac-ista” “apple dipendente” negli anni novanta, adesso penso che se il “Guru” Stefano Lavori avesse avuto i soldi di Guglielmo Cancelli negli anni novanta, adesso saremmo tutti con dispositivi delle mele morsicate.

Attendiamo con ardore la fine della Apple e dei suoi DRM del piffero.

p.s.
Senza togliere niente al “buon” Stefano Lavori, era un grande manager un grande esperto di marketing e un analista fine della psico-sociologia di massa, in effetti però penso che il vero rivoluzionario del codice fosse lui alla Apple.
Senza essere tranciante come RMS , in fondo di tutta questa storia m’importa il giusto.

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Libro da leggere…..

Oggi pomeriggio qua una presentazione accattivante di questo libro mi spiace di non averla vista tutta. Lo leggerò

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seguito di “Fine di un ciclo… (purtroppo ?)” parte 2

Così, adesso il Firenze Linux User Group non possiede più il suo server, come avevo già in precedenza postato qua . Ci spostiamo su ILS che poi non sarebbe altro che la nostra casa,diciamo così naturale.
In pratica spostiamo le liste ed il sito web, ma poichè questa macchina “server” è in piedi da molto e questo LUG esiste dal 1998, tanti documenti ed altro sicuramente verranno, non perduti, ma accantonati negli HD e forse successivamente saranno perduti sul serio, peccato.

La considerazione da fare é che se prima il nostro “mantra”, scherzoso, era “IL FLUG NON ESISTE !!!” , ironizzando non troppo sul fatto che non è un gruppo strutturato come associazione, ma è la summa massima dell’informalità, adesso la perdità d’identità di questo LUG sarà totale.
A mio avviso senza il serverone, il soprannome del server del FLUG, (che giustamente come è stato detto non aveva poi così tanto ragione d’essere, nei tempi delle connessioni veloci….), dicevo senza il serverone la comunità perderà la sua identità e autonomia per cui….. molto probabilmente sarà una narcosi prima e una sparizione poi.
Spero vivamente di aver fatto una analisi sbagliata, però queste sono le premesse.
Certo continueremo a fare le nostre iniziative , ma il fatto di non avere un server “nostro”, penso che sia limitante, speriamo di sbagliarsi.

:-(

Qua sotto c’è il contratto sociale del FLUG Firenze Linux User Group, andrebbe riguardato anche perchè dopo 13 anni inizia un po’ ad essere vecchio e le condizioni sociali del web mutano di continuo.

Il Flug lavora per il software libero

Ogni realizzazione software del FLUG (programmi, documentazione, traduzioni e altro) sarà distribuita come prodotto libero, o free software. Consideriamo libero un prodotto rilasciato nel pubblico dominio o protetto da una licenza libera. Con licenza libera intendiamo licenze quali la GPL, LGPL, Artistic License e altre licenze che vengano approvate dal Pluto. Il nostro fine rimane comunque la possibilità di ridistribuzione del software senza vincolare ulteriormente gli utenti nel loro uso del programma. Linux è il nostro sistema operativo di riferimento, e su Linux impegniamo le nostre forze. Perché Linux trae la sua forza tecnica dal fatto di essere uno UNIX, la sua forza morale dal fatto di essere FREE.
Il FLUG è un organismo indipendente, moralmente affiliato al Pluto

Promettiamo di rimanere un gruppo indipendente, non legato ad alcun vincolo economico, politico o commerciale. Chiunque può partecipare al FLUG, senza distinzione alcuna, purché si interessi e collabori allo sviluppo di software libero. Ci impegniamo a mantenere il più possibile orizzontale la struttura del gruppo, limitando le gerarchie a quanto serva ad organizzare il nostro lavoro.
Tutti possono partecipare

Ogni progetto e attività del FLUG sono aperti alla collaborazione di chiunque, attraverso i mezzi che il gruppo e il progetto hanno a disposizione. L’associazione al FLUG si ottiene dall’adesione morale al presente contratto e dalla libera scelta di partecipare attivamente ad una delle attività del FLUG e/o del Pluto, nel modo che si ritiene più opportuno. La partecipazione ai progetti e alle attività del FLUG, è aperta a chiunque voglia o possa collaborare, senza vincoli di tempo e risorse. Gli unici vincoli che poniamo sono l’impegno a ridistribuire liberamente i lavori del FLUG e l’utilizzo di un modello di sviluppo cooperativo, nello spirito tipico dei lavori Linux.
Il nostro fine è usare proficuamente e creativamente i calcolatori

I lavori del FLUG sono guidati dalle esigenze degli utenti di calcolatori. Cercheremo di scrivere programmi e documentazione, o svolgere qualunque tipo di attività che risultino utili agli utenti Linux per aiutare a diffondere la conoscenza del software libero. Favoriremo inoltre il dialogo e, ove possibile, la cooperazione con gli altri gruppi, nell’interesse della Comunità Linux toscana. Non siamo contrari all’utilizzo commerciale di ciò che produciamo da parte di chiunque, purché tale utilizzo sia compatibile con quanto permesso dalla licenza adottata da ciascun prodotto. Per noi, usare proficuamente e creativamente i calcolatori, significa dare la libertà all’utente di utilizzare ciò che altrettanto liberamente viene prodotto. Per noi, usare proficuamente e creativamente i calcolatori, significa seguire i principi che questo documento descrive.

Si deve anche dire che il “lavoro sociale” nel FLUG, a parte i corsi a suo tempo fatti, non è più molto in auge, anzi ultimamente è di moda:
“Mi interessa questo ?”
“Si !!!”
“Allora mi sbatto per organizzarlo”

il resto è meno che ZERO (alla faccia dela condivisione alla comunità)

;-)
Un periodo significativo, per l’impegno sociale, poteva essere stato quando avevamo il server TOR ,che purtroppo ha creato solamente problemi ai singoli e non al gruppo in quanto tale; guarda caso i sostenitori più accaniti ed infervorati per il server di anonimizzazione TOR non sono mai, dico mai.stati responsabili a livello legale del servizio. I responsabili sono sempre stati altri che non erano così, fogati, ma sostanzialmente ritenevano il progetto giusto.
Insomma anche nel FLUG, come in tutte le comunità e gruppi più o meno formali, “i furbetti del quartierino” ci sono.
Per essere più esplicito, anche qua alcuni (meno male pochi):
“Predicano bene …e razzolan male”
oppure meglio sostengono la teoria
“Armiamoci….e partite !!!”
Per gestire un progetto sociale come la gestione di un nodo Tor, bisogna essere strutturati e compatti, e non un insieme di persone unite solamente da una mailing list di discussione sul software libero.
Dovevamo eventualmente coinvolgere persone che legalmente conoscevano il progetto, ma anche la gestione stessa delle configurazioni degli applicativi non è stata ASSOLUTAMENTE
trasparente, anzi è stata approssimativa e sconclusionata, errore del sottoscritto è di non aver saputo spiegare a sufficienza che potevamo continuare anche con questo progetto “delicato”,ma con una struttura ben diversa (qua son venuti alla luce le falsità e le ipocrisie comportamentali e caratteriali dei singoli). Bisogna anche aggiungere che la maggior parte delle persone che gravitano in questo gruppo sono molto positive, propositive e anche molto creative…..

Vabbè ormai è andata….perciò.

Chiuso anche questo capitolo…..

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Apple era seria ? O forse Jobs sta’ proprio male……

Un brutale copia/incolla da qua Corriere della Sera odierno……

Pecunia non Olet (mi pare)

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aL PREZZO DI UN DOLLARO E 90 CENTESIMI
La confessione? Si può fare con l’iPhone
Nasce Confession: un’applicazione destinata ai possessori di iPhone e iPad per chiedere perdono da casa

aL PREZZO DI UN DOLLARO E 90 CENTESIMI

La confessione? Si può fare con l’iPhone

Nasce Confession: un’applicazione destinata ai possessori di iPhone e iPad per chiedere perdono da casa

MILANO – Quante volte figliolo? Di quali peccati ti sei macchiato? Vuoi chiedere perdono a Nostro Signore? E se sì, preferisci farlo attraverso il tuo smartphone? Da tempo le porte della fede si sono spalancate a Internet, ma l’ultima frontiera della fede virtuale va oltre e permette addirittura il sacramento della confessione via iPhone o iPad.

APPLICAZIONE BENEDETTA – Si chiama Confession: a Roman Catholic App, è un’applicazione destinata ai possessori di iPhone e iPad ed è la prima a ricevere (almeno negli Stati Uniti) la benedizione della Chiesa (http://www.smh.com.au/digital-life/smartphone-apps/app-to-help-sinners-confess-reconciles-21st-century-with-catholic-faith-20110203-1affe.html). A svilupparla hanno pensato i tecnici della LittleiApps, azienda americana che si autodefinisce “di ispirazione Romano-cattolica”, che grazie al proprio prodotto conta di fornire un valido strumento a “coloro che praticano già il Sacramento e a tutti quelli che intendono tornare a farlo”.

IL PAPA E I NUOVI MEDIA – In un comunicato stampa diramato dalla società americana si legge anche un chiaro riferimento alle parole pronunciate da Papa Benedetto XVI nel giorno della celebrazione della 45esima giornata mondiale delle comunicazioni: “I nuovi media, se usati saggiamente – ha detto il Pontefice – possono contribuire a soddisfare il desiderio di significati, verità e unità, la più profonda aspirazione di ogni essere umano”. Ideato come preparazione alla confessione e per essere usato, in seguito, anche all’interno del confessionale, Confession metterà a disposizione una sorta di esame di coscienza (personalizzato e protetto da una password) basato sull’età dell’utente, il sesso, la vocazione e il tempo trascorso dall’ultima confessione espresso in giorni, settimane, mesi o anni. Unica conditio sine qua non l’esborso di un dollaro e novantanove centesimi per scaricarla. Perchè anche la fede ha un prezzo chiaramente.

DALLA MELA ALLA MELA – Ma non sarebbe una confessione che si rispetti se non prevedesse anche una penitenza: nel software ideato dalla LittleiApps si può scegliere tra sette diverse preghiere di pentimento. Ironia della sorte: la prima applicazione per così dire “approvata dalla Chiesa” è stata sviluppata per due prodotti di Apple quando proprio per una apple, una semplice mela, Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso Terrestre, dando così inizio alla peccaminosa storia degli esseri umani. Emanuela Di Pasqua

Emanuela Di Pasqua
04 febbraio 2011
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Grandioso……una mega tavanata galattica……

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Cambio il “giglet” rende di più

…..E con la sola imposizione delle mani

:-)

Ovvai…..

cambiato ‘i giglet rende di più a bestia………………

# dmidecode e vai
# lshw | less
# free -n

*-bank:0
description: DIMM DDR2 Synchronous 667 MHz (1.5 ns)
product: PartNum0
vendor: Manufacturer0
physical id: 0
serial: SerNum0
slot: DIMM A1
size: 2GiB
width: 64 bits
clock: 667MHz (1.5ns)
*-bank:1
description: DIMM DDR2 Synchronous 667 MHz (1.5 ns)
product: PartNum1
vendor: Manufacturer1
physical id: 1
serial: SerNum1
slot: DIMM B1
size: 1GiB
width: 64 bits
clock: 667MHz (1.5ns)
alla grande …..

:-) :-) :-) :-)
;-)

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Curioso….

Come mai sono tutti in apprensione ? Gli fanno un DoSd o Ddos , non si vede più niente di questo e continuano a sbraitare. Curioso !!!!

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microblogging…..

mah che ci capirò qualcosa in questo ? :

http://identi.ca/

mi sono iscritto su consiglio di denever , ma per me lui e il suo degno compare sono troppo avanti……..
boh proviamo…..

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Nuova Chiave gpg

Dopo dei casini inenarrabili combinati con una chiavetta della FSFE, non riuscire a leggere più niente
ho deciso
11 settembre ho fatto una nuova chiave gpg
la potete trovare qua:
http://pgp.zdv.uni-mainz.de
questa la pagina di ricerca
http://pgp.uni-mainz.de/pks-commands.html
francescoCHIOCCIOLINAwikicosi.it
per chi pippola e vuole scrivere in busta chiusa scaricate pure……
ciao

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Chi lo possiede ????

Nei miei deliri mentali, fra i pensieri che putroppo corrono sempre troppo, riflettevo sulle considerazioni di Loretta Napoleoni con questo titolo: Rivoluzioni in rete in Opinioni su l’ultimo numero di Internazionale dove si chiede: la rete in questo momento è il maggior veicolo di spirito critico nel globo, ma se decidessero di togliere la rete, oppure tarparli le ali come fanno in altri luoghi e vorrebbero anche fare qua in Italia (ovviamente L.Napoleoni non si riferiva in particolare all’Italia, ma faceva considerazioni a più ampio spettro) ?

Insomma bisogna trovare chi ha gli interruttori di Internet (a parte quello del mio sottoscala).
Troppi delirante ?
Sarà il caso che vada in ferie ?
Quasi quasi stacco tutto……anche il vostro….di collegamento…………

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ha chiuso …. peccato

Ha chiuso questo locale peccato. Però se l’attività continua in rete speranza ce n’è.

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1 Commento

Pubblicità Progresso…..

ok facciamo un po’ di advertising mirato… a chi ma ??? penso che pochi abbiano voglia di leggere di queste cose che invece dovrebbero entrare nell’uso comune di tutti, di cosa sto discorrendo ???

Fuffax ??? Supercazzole ??? Sbirigude ???? ehhhh invece no !!! utilizziamo un monte di attrezzi elettronici, ma che non fanno altro che produrre tonnellate di dati (informazioni) siamo protetti, oppure siamo totalmente ignoranti sulla trasparenza che invece producono questi attrezzi ?

Consigli, pochi, essere coscienti dare un occhio qua in particolare questa sezione per chi mastica la lingua della “Perfidia Albione”, oppure per farsi una piccola idea su quello che accade nel mondo digitale/digitalizzato una introduzione, insomma non mi ricordo chi l’ha detto ma siamo nell’età de “La paranoia è una virtù”

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