Secondo Principio della Termodinamica Italiana

Rimbalzo questo Scilipottersville , che non è che si discosta molto dalla realtà purtroppo

Scilipottersville
Pubblicato il 12 maggio 2013 · in Schegge taglienti ·

Alessandra Daniele

Domenico Scilipoti, omeopata, eletto coi voti del centrosinistra, e poi passato a sostenere Berlusconi. Un fulgido esempio per il PD che, dopo essersi spacciato per tutta la campagna elettorale come l’unico partito in grado di combattere Berlusconi, è tornato al governo con lui.
In realtà, lo sta ancora combattendo: col metodo omeopatico.
Il PD è in effetti molto diluito, è una cacarella di correnti, gorghi, onde anomale, e mulinelli, dove tutti i naufraghi del disastro bersaniano cercano di galleggiare, affogando gli altri.
Per orientarsi in questo maelstronz, ecco una mappa delle principali fazioni, quattro come le Case di Hogwarts.

SerpeRenzi
In questi mesi, il rampante sindaco di Firenze ha detto tutto e il contrario di tutto, pur di continuare comunque a vendersi come l’Alternativa alla fallimentare dirigenza del suo partito. Quando Bersani ancora respingeva le avances berlusconiane, Renzi auspicava le larghe intese, adesso le sbeffeggia. Con tutto il suo giovanilismo, Renzi è uno dei personaggi più vecchi dell’attuale scena politico-mediatica: il tipico yuppie anni ’80, opportunista e sgusciante. Avanza insinuandosi a zig-zag fra le macerie, seguito da un codazzo di vermicelli speranzosi.

BaffinD’oro
Considerato il più grande stratega del PD, Massimo D’Alema ha in realtà finora sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. A meno che il suo obiettivo non fosse fin dall’inizio proprio quello di portare alla distruzione totale il suo partito, e radere al suolo il centrosinistra, per poi sgomberare le macerie con una ruspa, e rivendere il terreno ai capannoni della Mediaset, che definì ”la più grande industria culturale del paese” (seconda solo allo spaccio di eroina). Lasciamo perdere però il complottismo, che oggi è diventato mainstream: le teorie che prima trovavi solo nei più oscuri recessi di Splinder, ora te le raccontano le parenti dal parrucchiere, le zie chimiche.
Rasoio di Occam: D’Alema è uno stronzo. Quindi in Italia sarà sempre considerato un genio, e non gli mancheranno mai i seguaci.

CorvoRosso
Sparuta tribù di sopravvissuti di semi-sinistra, e di scarso orientamento, finiti molto lontano dal loro reale territorio. Gli unici del PD a cercare di praticare ancora antichi rituali quasi dimenticati, come il dialogo col sindacato, e la dichiarazione dei redditi veri, i Corvi Rossi sono perciò i soli rimasti del partito a poter comunicare con le Tute Blu e le Fiamme Gialle, ma inutilmente, perché la loro influenza sulla linea del PD è un’illusione dai reali effetti insignificanti. Un’influenza dei polli. Il fatto che adesso i Corvi Rossi sperino d’essere ripescati e imBarcati da un ministro del governo Monti è la misura del loro avvilente fallimento.

Democristo
Sono la fazione vincente, quella scelta da BCE, NATO e Vaticano come referente, e che ha impallinato Bersani perché ritiene il suo Papa di riferimento – Giovanni XXVIII – un fottuto comunista. A Papa Giovanni i Democristicchi preferiscono Papa Giovanardi, però non sono al governo con Berlusconi per servirlo, ma per servirsene. La loro nei suoi confronti è una strategia di contenimento, e attesa. Confidano nell’età, e nella Cassazione Chimica. Aspettano sulla sponda del fiume perché sanno che alla fine saranno comunque loro a sopravvivere. Secondo Principio della Termodinamica Italiana: prima o poi tutto diventa DC.

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E’ morto Andreotti…..

Wikipedia diceva il contrario

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Dietrologia & Complottismo !!!

Bounce di questo articolo: Dietrologia

giovedì 2 maggio 2013
dietrologia
Mia supposizione dietrologica sulla sparatoria a Montecitorio

Forse la storia che abbiamo appreso dei giornali su Preiti e sulla sparatoria non è del tutto vera. Forse ci sono aspetti oscuri che dovrebbero essere chiariti e che probabilmente non lo saranno mai.
Innanzitutto noto una certa freddezza, una qualche rilassatezza nelle indagini.
Inoltre,
non arrivo a pensare come fanno alcuni ad un false flag con la complicità delle tv tuttavia penso a qualcosa di diverso di quello che ci è stato proposto.

Penso che il Preiti potrebbe essere soltanto un killer. Una persona costretta ad accettare di fare quello che ha fatto da persone che hanno su di lui un potere enorme. Potrebbero essere suoi creditori o gente che ha comprato i suoi debiti. Gente che gli ha prospettato l’attentato come via di uscita da una situazione insostenibile che poteva condurlo a sicura morte.
Ha mirato ai carabinieri. Non c’è stato tentativo di colpire i politici. Il suo scopo era sparare ai carabinieri.
Il giorno del giuramento del governo Letta è stato scelto accuratamente. Può darsi che l’attentato sia stato preparato da ambiente che hanno voluto “convincere” alla svelta il PD, come l’attentato a Falcone a suo tempo agevolò la nomina del Presidente della repubblica.
Forse senza l’attentato ai carabinieri un centinaio di pd si sarebbe astenuto dal voto a Letta. Se l’attentato mirava a compattare il voto pd c’è perfettamente riuscito.
Pubblicato da pietro a 11:33

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Spot

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Articolo non così strano

Rimbalzo questo articolo I dieci ComandaMonti a cura del Maso Otelma, sembra satira, ma in fondo rispecchia la realtà.

:-(

I dieci ComandaMonti a cura del Maso Otelma
di Danilo Masotti | 22 aprile 2013

Dopo aver letto i miei libri profetici Umarells (2007) e Ci meritiamo tutto, il regista Adam Selo dice che sono un visionario. Macché. Evidentemente mi sopravvaluta. Adam, mi limito solo ad osservare quello che accade cercando di farmi condizionare il meno possibile dalle varie tifoserie popolari animate da acriticità, rancori, livori e invidie nei confronti di sconosciuti di cui ora mi va di scrivere. Dopo il trionfo di Napolitano (a cui auguro di sopravvivere biologicamente il più a lungo possibile) ecco una visione un tanto al chilo non richiesta da nessuno di quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi, un sogno che ho fatto stanotte, complice la pizza napolitana che si muoveva come un gatto nel mio stomaco:

1) PD, PDL e MONTI faranno legge elettorale ANTIGRILLO

2) Una volta che la nazione avrà un governo, lo spread tornerà a salire e i mercati bacchetteranno la nazione. Sentiremo spesso dire parole tipo: Cipro, Grecia e Portogallo

3) Ci sarà una niù entri nel cleb delle pezze al culo: la Slovenia. Sarà #allertaslovenia e tutti alle macchinette del caffè o nei uichend a Milano Marittima a dire la parola Slovenia

4) A causa dell’eccesso di lavori inutili (c’è ancora troppo lavoro) molte aziende chiuderanno. Quelle che hanno ancora qualcosa da vendere, sposteranno la loro produzione in Busdalkulistan, nuova frontiera del lò cost

5) Non ci sarà crescita, ma nemmeno decrescita, le spiagge saranno affollate e ci si lamenterà del caldo e delle spiagge che sono meno affollate del 2012, ma più del 1948 anno politico di riferimento dei contemporanei

6) Si va alle elezioni in autunno (se non prima) e trionfa Berlusconi come vuole la prassi, così governa tranquillo, non va in carcere, il PD fa finta di opporsi e sono/siamo tutti felici

7) Finiranno le ore di cassa integrazione, mobilità e inizierà un po’ di vera disoccupazione, di quella già nota a cocopro senza cococpro ed esercito delle partite iva vere e finte

8) Seguirà prelievo fiscale sui depositi delle famiglie italiane (anche sui singol eh) per sostenere cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali

9) Arriverà un’ondata di crisi leggermente più percepibile di quella a cui siamo già abituati

10) La gente (forse) si incazzerà

Questa potrebbe essere la rodmapp dei prossimi mesi, ma non garantisco nulla, non rimaneteci male se non andrà così bene come ho cercato di prevedere. Comunque giovedì è il 25 aprile e molti faranno il ponte dimenticando tutto quello che è accaduto nel fine settimana. I gatti continueranno ad essere postati su fesibuc e su tuitter i giornalisti difenderanno l’operato dei i partiti e del nuovo presidente della repubblica, Report ci rivelerà scomode verità e il giorno dopo, chi può, andrà a lavorare come se niente fosse in attesa di un’altra puntata. I mercati, come da usanza europea, decideranno cosa dobbiamo fare, ma con molta calma e quotidiana somministrazione di insulina di paura al popolo. Più avanti, forse ci troveremo di fronte a uno scenario greco o sudamericano. Però con la nebbia.

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Presidente della Repubblica Itagliana

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Fredda bellezza blu

Onde irlandesi, fredde e massive. Un po’ di belle surfate, alcuni tubi da compatire e anche qualche martellata niente male! Tutto senza moto d’acqua! Grandioso!

Buon divertimento

Filippo.

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Considerazioni sull’heliskiing in ambiente appenninico

Premesso che:

1) considero che la montagna è un luogo aperto e perciò tutti sono liberi di andarci come meglio credono.
2) sono abbastanza contrario all’heliski.

Dopo aver visto questo video girato sul Monte Rondinaio nell’Appennino tosco-emiliano, un luogo estremamente facile da raggiungere, mi sento in dovere di fare qualche considerazione ed apprezzamento sul video e l’attività lì descritta.

Sicuramente le persone coinvolte in questo video si sono divertite, e per questo son contento per loro, ma quello che mi stupisce di più è la presenza di una Guida Alpina (certificata UIIA), che si vede in quel video.

Capisco che, il lavoro è lavoro, e se questa guida ha trovato quattro o cinque “gonzi” con cui guadagnare la pagnotta, niente da ridire, però vista la locazione dell’attività in questione devo dire che forse poteva proporre una uscita in ambiente quantomeno meno antropizzato e veramente più difficile da raggiungere.

Capisco e tollero l’helisking se fatto in luoghi tipo British Columbia o Alaska, ma in un posto dove ci arrivano le famiglie con gli scarponcini da trekking anche in inverno, mi pare che sia veramente una forzatura, anzi l’heliskiing de’ noartri.
Insomma non ho la fortuna di conoscere questa guida ma quello che mi domando è…..i moduli del corso guida includono anche considerazioni ambientali ed etiche ? A quanto pare no….o meglio forse si, ma la considerazione che devo trarre da questo video è sempre la solita “BUSINESS IS BUSINNES !!!”.
Capisco che fare la Guida Alpina in regioni come la Toscana e l’ Emilia-Romagna sia dura, ma un minimo di discernimento sulle attività da proporre ai clienti si richiederebbe, soprattutto dopo che vengono pubblicizzate su youtube ci fà una figura del cialtrone.

Francesco

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Oggi pelle

E’ dura sciare con scarponi di pelle e sci stretti……

Pelle

Skinny skis

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torno da qua….

Melbu

Ovest diTromsø, Norvegia

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Quando si dice: è andata di lusso !!!

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Proposte di leggi

Le prime proposte di legge del nuovo Parlamento
Si va dall’istituzione della regione “Principato di Salerno” alle norme “per la tutela della televisione da strada”

La legislatura è cominciata da pochi giorni, ma i nostri parlamentari non hanno perso tempo: i progetti di legge depositati sono già 550. Vogliamo soffermarci sui più interessanti, perché una cosa è certa: le grandi battaglie di civiltà, non mancano. Si va dall’istituzione della regione “Principato di Salerno” alle norme “per la tutela della televisione da strada”, passando per presepi, cavalli, santità e festival lirici. Sì, è tutto vero.

- Luigi Dellai (Pd) vuole “l’apertura di una casa da gioco a Chianciano Terme” e si batte per la “valorizzazione e la salvaguardia della via Francigena”.

- Matteo Brigantini (Lega Nord) chiede “disposizioni per la celebrazione del festival lirico dell’Arena di Verona”.

- Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia) sta lavorando “all’istituzione della regione Principato di Salerno”.

- Sandra Zampa (Pd) chiede “un contributo straordinario al teatro comunale di Bologna”.

- Domenico Scilipoti (PdL) chiede al Parlamento “il ripristino della sovranità monetaria dello Stato italiano nel rispetto dei trattati internazionali”.

- Giovanni Burtone (Pd) combatte per l’”attribuzione della denominazione di ‘Città nazionale del presepe’ al Comune di Grassano”.

- Renate Gebhard (Svp) vuole ripristinare “la festività di San Giuseppe nella data del 19 marzo”.

- Pino Pisicchio (Centro Democratico) sogna una giornata “del rifiuto della povertà”.

- Roberta Pinotti (PD) vorrebbe una “giornata nazionale dell’Inno d’Italia”.

- Paola Binetti (UdC) chiede “disposizioni per la valorizzazione delle tifoserie e la partecipazione delle famiglie alle manifestazioni sportive nel calcio”

- Susanna Cenni (Pd) propone l’”istituzione della giornata nazionale dedicata alla cultura del mondo contadino e della Rete italiana della memoria della civiltà contadina”.

- Sergio Divina (Lega Nord) vuole istiuire norme per la “tutela delle televisioni di strada”.

- Michela Vittoria Brambilla (Pdl) vuole “il riconoscimento degli equini quali animali di affezione”

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Commentare penso non serva ;-)

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Bello !

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Rimbalzo un articoletto interessante

6 ipotesi sul PD e M5S

1. Perché il PD vuole governare con Grillo?
No, aspe’, la domanda vera non è proprio questa, ora ci arriviamo.
I parlamentari dei cinque stelle, senza per questo voler sminuire sul piano personale nessuno di loro, sembrano dilettanti allo sbaraglio: gente alle prime armi, digiuna di pratica politica, di meccanismi parlamentari, un po’ ignorante e un po’ anche presuntuosa, tendente al complottismo e irridente verso istituzioni e procedure (discutono sul mettersi o meno le cravatte al senato, spregiano il titolo di onorevole, considerano la fiducia al governo un teatrino etc.). Insomma: sono inesperti e sono pure ostili all’incarico, quindi

1.1. Perché il PD continua a dire che la cosa più responsabile da fare è investire di responsabilità degli irresponsabili?
Ipotesi A: Perché il PD pensa già alle prossime elezioni (ritenute quanto mai prossime) e non vuole andarci dopo aver fatto la figura di chi inciucia con Berlusconi
Ipotesi B: Perché governare con Berlusconi è peggio di governare con i cinque stelle.
L’ipotesi A non sta in piedi: chi ha votato cinque stelle per punire la sinistra sta ora reclamando a gran voce un accordo di governo, quindi al PD conviene votare subito e riprendersi i voti dei delusi dalle cinque stelle (questi due partiti che si palleggiano i musi lunghi, comunque la si pensi, fanno tristezza).
L’ipotesi B non sta in piedi perché con Berlusconi il PD ci ha governato fino a ieri.

2. Il movimento cinque stelle è irresponsabile a non volere governare col PD?
Ipotesi A: Sì, il paese è alla deriva e necessita di un timoniere
Ipotesi B: No, chi ha votato cinque stelle punta alla sostituzione integrale della classe politica, dunque i cinque stelle fanno bene a non allearsi con nessuno e a votare solo per punti nodali del programma di governo, come la legge elettorale, per poi tornare subito alle urne e riscuotere un successo ancora maggiore.
L’ipotesi A rimanda alla domanda 1.1, solo leggermente riformulata:

1.1 (reprise): Se ci serve un timoniere perché il PD vuole a tutti i costi Schettino?

L’ipotesi B è fastidiosa ma è legittima: i parlamentari dei cinque stelle hanno sottoscritto, prima di venire eletti, un codice comportamentale che vieta loro di formare alleanze. C’è una lunga lista di intellettuali che tifa perché lo trasgrediscano (e già qua uno si confonde, perché sono gli stessi che fino all’anno scorso sottoscrivevano manifesti per l’importanza di rispettare le regole) e li incitano a farlo in nome del “non c’è vincolo di mandato”, di fatto trasformando una possibilità (il parlamentare che non dovesse più riconoscersi nel suo partito può cambiare schieramento) in una specie di dovere automatico, pena l’essere etichettati come “antidemocratici”. I cinque stelle fino a ora si riconoscono nel loro statuto: perché questa smania di convertirli? Si torna alla domanda 1.1., ipotesi A.

3. Perché il PD ha perso le elezioni?
Ipotesi A: Ha perso perché insegue i voti dei moderati, del centro, e dei delusi da Berlusconi, e invece per queste elezioni molta gente era orientata a un voto che fosse molto di sinistra, radicale, netto.
Ipotesi B: Ha perso perché gli elettori liberal, moderati e del centro sono rimasti freddi di fronte alla mancata candidatura a premier di Renzi, percepito da molti come un leader nuovo, e slegato dal passato vetero-comunista in cui il PD si presume affondi le sue antiche radici (che per quanto antiche, spaventano ancora i moderati).
A seconda che si sposi la A o la B, ci si schiera sul futuro del partito democratico (che comunque sembra già deciso: alle prossime elezioni, via la vecchia classe dirigente e dentro la nuova).

4. Il movimento cinque stelle è di stampo autoritario o democratico?
Ipotesi A: È un movimento che Umberto Eco definirebbe Ur-fascista: percorso cioè da pulsioni populiste e anti-democratiche, talvolta esplicite, talvolta no.
Ipotesi B: È un movimento anarcoide, le cui venature sotterranee appartengono ai centri sociali dell’estrema sinistra e ai contestatori più radicali.
L’ipotesi A è sostenuta da ali molto a sinistra, come Wu Ming, che vedono in Grillo una deriva autoritaria e populista del vecchio qualunquismo (“chi si dice nè di sinistra nè di destra è sempre di destra”)
L’ipotesi B è sostenuta dai Berlusconiani e da alcuni centristi (ritengono che i cinque stelle siano composti da No Tav e Black Blok).
Le due ipotesi stanno in piedi e si sostengono l’una con l’altra, ma solo a patto che si parli degli attivisti, e non dei semplici elettori (che spesso sono pensionati, delusi di destra e sinistra in cerca di un voto di protesta, giovani privi di qualsiasi formazione o dottrina politica):il movimento è composto da anarco-capitalisti, innamorati della spersonalizzazione, di una fantomatica democrazia diretta, che più che altro ricorda il vecchio concetto concetto del “popolo al potere”, dove il “popolo” sostituisce l’individuo, lo ingloba, lo annulla.
(Qua sono un po’ meno confuso: per me la modernità è una cosa estremamente complessa, e per questo c’è bisogno di una democrazia non solo rappresentativa, ma addirittura di vera e propria delega. Certe cose – la maggior parte di quelle che dovrebbe discutere un parlamento – necessitano di esperti in grado di gestire la complessità e le infinite interazioni di ogni problema. La democrazia non ha bisogno di gente come me o peggio di me, ma di gente molto migliore di me, più colta, più capace, con più metodo e, sì – in questo forse i cinque stelle hanno ragione a porre una pregiudiziale morale – anche degna di fiducia).

5. Il movimento cinque stelle è un pericolo per la democrazia?
Ipotesi A: Sì, il richiamo a un parlamento col 100% dei consensi e l’idea di governo globale nei video di Casaleggio testimoniano una voglia di totalitarismo che può mettere a repentaglio la tenuta delle istituzioni.
Ipotesi B: No, questi sono troppo scemi per un colpo di stato.

Le ipotesi A e B si contraddicono solo apparentemente, quindi potremmo tagliarne una e sintetizzarle in una terza:
Ipotesi C: È un pericolo se si sottovalutano certe idee inquietanti dei suoi attivisti e dei suoi fondatori.

5.1. L’ipotesi C è un’ipotesi valida?
Ci vorrebbe uno storico serio per rispondere: il fascismo, oltre al consenso dei militanti e al culto della personalità del leader, aveva dietro dei potentati economici a sostenerne l’ascesa (l’aristocrazia agraria al sud, quella industriale al nord) e prese il potere con una sorta di milizia armata. I cinque stelle che poteri forti hanno dietro? La società di comunicazione di Casaleggio? L’autista imprenditore che costruisce resort invenduti in Costa Rica? Sembra pochino. E sono armati? Sono pronti a conquistare Roma marciando? A bastonare fuori dalle urne chi non li vota? Hanno giornali, tv, media a propria disposizione per mettere a tacere il dissenso e diffamare? (Be’, effettivamente trollano parecchio). Il danno più serio che possono fare è propagare una certa mentalità acritica tra gli strati già meno dotati di capacità critica. Ma in Italia non è una novità: lo ha fatto Berlusconi per vent’anni, con mezzi ben più martellanti, e riuscendoci con molta efficacia. Quindi diciamo che se il colpo di stato ci doveva essere, c’è già bello che stato.

6. Il successo del Movimento cinque stelle è dovuto alla rete o al voto di protesta?
Ipotesi A: Alla rete (è la posizione dei movimentisti a cinque stelle e di nessun altro, nemmeno dei suoi stessi elettori).
Ipotesi B: Al voto di protesta, l’uso che i cinque stelle fanno della rete è datato e anacronistico (è la posizione di tutti gli altri).
Sposando l’ipotesi B, che sembra convincente, resta da capire la polemica sulla comunicazione verticale di Grillo (“emette ma non riceve”).

6.1 Chi è in Italia a “emettere e ricevere”?

6.2 Quale politico italiano possiede nozione di questa maniera “orizzontale” di gestire la comunicazione sul web?
Il metro di paragone impiegato da tutti per questo tema è la campagna elettorale internet based di Obama.

6.3 Per chi, in un paese con un’opinione pubblica orientata prevalentemente da televisione e stampa come l’Italia, avrebbe avuto senso basare questa campagna su internet?
Supponendo che avrebbe avuto senso per uno come Renzi:

6.4 Le sue primarie furono o non furono internet based come si dice che furono?

6.5 E allora perché le ha perse?

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Sole in Baviera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spitzingsee 1 Spitzingsee 2

 

Quando finalmente arriva il Sole anche nel grigio della Baviera, un salto in Montagna lo fa anche il surferista Cosino. :)

Spitzingsee 3

 

A Spitzingsee vicino al confine con l’Austria lupona a meno di un’ora e mezza da Minkium di Baviera.

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Qualche bella curva

In giro con gli amici

Paramountains vista Livigno

inizio Calcheira
:-) :-) :-)

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Bel Video (anche gli altri episodi)

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Indicazioni di voto

Molto più serie che di quello che si vede in giro……. il vero voto utile


;-)

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Il papa si dimette…..il 28 febbraio

….e chi se ne frega……

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Tempo di campeggio

Dopo tanto attendere la neve per sperimentare il materiale gentilmente fornito dalla ditta NiccoBito S.p.A. questo:

IMG_2447

decidiamo di fare questo esperimento.
Prima valutazione errata, la distribuzione del carico

carichi sul lago Baccio

Secondo errore (questo però l’avevamo valutato), in Appennino con tutti questi saliscendi le “pulke” non sono adatte

salita con "bobbino"

A parte tutto, partiamo, guardando le previsioni, ma non considerando il fatto che le temperature scendevano a picco fino a una minima prevista di -11°, poi risultata -12° nella tenda, per cui forse fuori era anche meno.
Montiamo la nostra “casina”

fine del montaggio

combattendo con una neve inconsistente per ancorarla bene al terreno.
Finito il montaggio facciamo un giretto, nei nostri monti

pano

verso il Rondinaio

valutando eventuali vie di salita con le picche ed i ramponi

goulotte

Torniamo alla tenda, e qua scatta la terza valutazione errata, era troppo freddo, per cui il nostro fornellino alimentato con miscela propano-iso propano-butano, adatto sulla carta a 4 stagioni, si è troppo raffreddato. Perciò non ha abbastanza pressione per far uscire regolarmente la miscela del gas.
Per cui niente liquidi caldi, fino alla mattina

notte 09-10.02

e questo ci mette a dura prova

notte 09-10.02

Passiamo la notte come meglio possiamo, senza assumere liquidi, ma la mattina

mattina 10.02

siamo talmente provati, che invece di andare ad arrampicare smontiamo il tutto e torniamo verso il bar.

Morale, la prossima volta portiamo il fornellino a benzina, e ci divertiamo di più…….

;-) :-P

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Fresca…

Qualche curva venuta bene

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Sinistre

Segnalo questo articolo da leggere in originale in quanto ci sono diversi link di approfondimento

Sinistre reali
Posted on 29/01/2013 by Miguel Martinez

Esistono alcune persone che soffrono quando usi in termini poco simpatici la parola “sinistra“.

Dicono, con toni assai vari – Pol Pot fu un delinquente, Lenin sbagliò tutto, D’Alema ha fatto la guerra, Vendola è un venduto, Il Manifesto è un salotto di borghesi buoni, la CGIL è una burocrazia che fa gli interessi dei padroni, le Brigate Rosse sono pazzi delinquenti… ma La Sinistra è cosa buona.

Evidentemente siamo davanti a un caso di attaccamento affettivo a una parola.

Li capisco: personalmente, sono attaccato alla parola lonfo (che, come è noto, non vaterca né gluisce, e molto raramente barigatta), e non saranno certi i fatti a farmi cambiare idea.

Invece, per me “La Sinistra” è quella che vedo realmente, non è un principio metafisico. E quella italiana del 2012 non è quella italiana del 1912, come non è quella indiana di oggi, né quella turca.

Certo, ci sono innumerevoli sinistrelle, ma parliamo della Sinistrona.

Quella che vedo realmente, è una massa ancora considerevole di persone, in larga misura residenti nell’Italia centrale, che ha interiorizzato molti doveri sociali – un modo complicato per dire che stanno attenti a riciclare i rifiuti più di altri, ci tengono alla scuola pubblica e così via.

Questa gente è rappresentata da una rete di amministratori locali, di cooperative, di organizzazioni sociali e imprenditoriali.

C’è gente che ci nasce e ci cresce e ci invecchia in quella rete, e per questo non fanno, in genere, sciocchezze clamorose. Però sono pericolosi, proprio perché pianificano con attenzione, e non conoscono confine tra pubblico e privato.

Recentemente, ho letto due articoli che dicono più o meno quanto ci sia da dire, a proposito della Sinistra Realmente Esistente.

Il primo si intitola Mps, la banca del Pd che nel 2012 è costata 3,9 miliardi agli italiani. Più dei tagli della riforma Fornero, ma in realtà è molto di più: è un quadro molto lucido del sistema di potere del Pd.

Nel secondo articolo, Pd, Lega, Verdini: i dolori di “avere una banca”. Il “leghismo rosso” a Mps traspare una certa spocchia liberista, ma l’autore ha chiaramente capito il sistema toscano e la questione del Monte dei Paschi.

Ma un terzo articolo, ci svela un altro mistero.

Il Monte dei Paschi di Siena è la Sinistra Realmente Esistente, come – in maniera diversa – Mediaset è la destra realmente esistente.

Il resto è fuffa, come le chiacchiere sui matrimoni gay o sulle opinioni di Silvio Berlusconi sul fascismo.

Bene, Huffington Post ci spiega perché Silvio Berlusconi evita di dare il colpo di grazia alla Sinistra, da cui pure afferma di aver liberato l’Italia.

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Tragedia & beffa

Copio/Incollo e linko da leggere dopo la tragedia anche la beffa

L’Aquila, abitanti delle new town “cornuti e mazziati

di Samanta Di Persio – 20 Gennaio 2013
Gli inquilini del progetto C.A.S.E. stanno ricevendo una raccomandata dal comune di L’Aquila (costo totale 96mila euro) con i bollettini già rateizzati, 18 mesi, per pagare le somme relative ai consumi delle singole abitazioni e spese condominiali. Ma sul calcolo dei consumi non c’è trasparenza

Samanta Di Persio In questi giorni gli inquilini del progetto C.A.S.E. stanno ricevendo una raccomandata dal comune di L’Aquila (costo totale 96mila euro) con i bollettini già rateizzati, 18 mesi, per pagare le somme relative ai consumi delle singole abitazioni e spese condominiali. Il comune ha stabilito 0,05369 euro al mq per ogni giorno trascorso nei moduli delle new town. In questa prima tranche sta arrivando l’acconto, gli importi variano oltre 5mila euro per chi ha un appartamento di 100mq, 3mila circa di chi abita in uno di 60. E questo sarebbe solo un acconto. Perché è accaduto ciò? A fine marzo del 2010 la gestione del compendio immobiliare del progetto C.A.S.E. (6.000 alloggi) è stato assegnato al comune. Una volta che la Protezione Civile ha trasferito la gestione degli alloggi al comune, quest’ultimo si è intestato le singole utenze. Solo a fine dicembre del 2011 il comune ha deliberato che le spese dei servizi debbano essere a carico dei condomini ed ha stabilito anche all’affidamento dell’amministrazione condominiale ad un’impresa specializzata nel settore, tale gara poi è stata bloccata, l’affidamento della manutenzione ordinaria è rimasto alla Manutencoop Facility Management SpA (come deciso dalla Protezione Civile ad ottobre 2009) per 9.645.975,04 euro (in realtà la Manutencoop ha dimostrato di non essere in grado di risolvere i problemi di infiltrazioni di acqua).

A fine novembre 2012 – dopo le elezioni amministrative che hanno riconfermato il sindaco uscente – il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva l’acquisizione al civico patrimonio dei moduli abitativi (che cadono a pezzi). Il S.E.D. (servizi elaborazione dati SpA) è stato incaricato dal comune di L’Aquila (al costo di 176mila euro) di gestire servizi di interesse generale fra cui la riscossione dell’acconto sui consumi condominiali. Questi consumi però non è dato sapere come siano stati calcolati. Gli inquilini oggi già stanno pagando l’Enel servizio elettrico (probabilmente l’Enel per recuperare prima i soldi ha indirizzato ai singoli inquilini le bollette), alcuni hanno intestato l’utenza del gas, nonostante ciò hanno ricevuto bollette che tenevano conto solo dei mq dell’appartamento.

Nessuno sa se ha consumato meno o più della cifra riportata nei bollettini eppure, al momento di sottoscrizione dell’affidamento del alloggio, al punto 4 c’è scritto: “la spesa per la fornitura delle utenze domestiche (ad. es. acqua, energia elettrica, gas, telefonia fissa) previa lettura, ove del caso, contatori, nonchè gli oneri per la gestione delle parti comuni e quelle relativi alla manutenzione o ordinaria e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, sono a carico dell’assegnatario.” Infatti l’anomalia non è il fatto di dover pagare, ma la mancanza di trasparenza sui consumi. Il comune fa sapere che è già stato istituito un ufficio reclami, la solita gestione italiana: la pubblica amministrazione chiede i soldi, il cittadino si rende conto che qualcosa non torna e, per non vedersi arrivare lettere da Equitalia, paga e forse alla fine se non si arrende di fronte a tanta burocrazia potrebbe essere rimborsato.

Dal blog di Samanta Di Persio”

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Piantarsi all’uscita

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Visione dell’artista

La voce lapidare di Brian Eno sulle critiche degli intellettuali al mondo:

Anche il resto del sito è molto interessante. Ecco la pagina principale

Buone letture

Filippo.

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Oggi

Frescone

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The Provocateur Network

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Diseguaglianza

Articolo che mi sembra calzante originale e una copia

LA DISEGUAGLIANZA ITALIANA

di Davide Reina – 6 Gennaio 2013
Il nostro è un paese che viaggia a due velocità distinte: i ricchi che corrono e i poveri che arrancano. Un problema grave e tragicamente assente dall’agenda politica italiana.

I nostri treni sono la perfetta rappresentazione della nostra diseguaglianza. Da una parte l’alta velocità con i suoi treni modernissimi, immacolati, puntuali. Dall’altra i treni dei pendolari: vecchissimi, sporchissimi, sempre in ritardo. I ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Due binari diversi e due mondi separati che, tra di loro, si stanno allontanando sempre di più. Due Italie. Populismo? Non credo.

E per questo mi sono divertito a ricalcolare il coefficiente di GINI (l’indice di disparità economica e sociale di una nazione) italiano, ma includendovi anche l’effetto dell’evasione fiscale. Eh sì, perché qui sta il problema. Infatti, secondo EUROSTAT l’indice di GINI ufficiale, e al netto delle tasse, per l’Italia sarebbe stato pari allo 0.32 nel 2011. In pratica, saremmo piuttosto vicini (circa 3 punti) a un paese come la Francia (0.29). Chiaramente, un dato di questo tipo non è credibile. E’ di tutta evidenza come la Francia sia un paese molto meno diseguale nella distribuzione dei redditi, rispetto all’Italia. Allora dove sta l’inghippo? Nel fatto che questo indice misura la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi al netto delle tasse, ma dei redditi ufficialmente dichiarati. E qui casca l’asino. In primo luogo, perché il peso dell’evasione fiscale sul PIL è molto più elevato in Italia che in Francia. In secondo luogo perché la capacità di evadere cresce (e soprattutto, cresce in modo non lineare) con l’aumentare del reddito effettivo del dichiarante. In parole povere, più uno è ricco e più ha strumenti e mezzi per evadere (o per eludere). Di conseguenza i famosi 100 (c’è chi dice 140 miliardi) di redditi evasi in Italia ogni anno non si distribuiscono proporzionalmente tra ricchi e poveri, ma sono più concentrati nelle fasce abbienti (quelle effettivamente più ricche) della popolazione.

A tutto questo si aggiunga infine il fatto, non trascurabile, di professioni e attività che quando evadono (come dimostrano gli scontrini che aumentano del 50, 60 o anche del 200% se ci sono le ispezioni), non evadono del 20-30% ma almeno del 70-80%. Diversamente non si spiegherebbe come, in Italia, un ristoratore dichiari in media poco più di un maestro di scuola elementare. Di conseguenza, l’effetto paradossale è che vi sono molti ricchi italiani i quali, per le statistiche, sono poveri. In buona sostanza in Italia siamo tutti ufficialmente piuttosto poveri, e questo costituisce un terzo fenomeno che falsa il coefficiente di GINI. Perché in pratica, molti redditi che in realtà dovrebbero essere rilevati tra quelli elevati, vengono spostati invece drasticamente verso il basso e sotto il reddito medio dall’evasione, così abbattendo il reddito medio stesso da un lato, riducendo la distanza tra redditi minimi e redditi massimi dall’altro. Evidentemente, questo fenomeno riduce ulteriormente l’indice di GINI. Con ogni probabilità, se includiamo l’evasione fiscale e i relativi effetti distorsivi nel calcolo, allora il coefficiente di GINI italiano è superiore allo 0.40. Non solo, grazie alle ultime manovre, lo abbiamo peggiorato di almeno 2-3 punti. In soldoni: siamo più vicini allo 0.45 che non allo 0.40.

Numeri di questo tipo ci stanno allineando a paesi come la Turchia e, in prospettiva e se non invertiamo la nostra tendenza a diventare sempre più diseguali, ci avvicineranno a paesi come il Messico o il Cile di qui a cinque anni. Francamente, a me sfugge come questo problema non sia oggi al centro dell’agenda politica italiana. Soprattutto, mi è incomprensibile come nei tanti dibattiti si ponga spesso l’accento sul tema della diseguaglianza, ma non lo si traduca mai in cifre e dati precisi. Credo, infatti, che ci aiuterebbe come cittadini il poter chiedere conto ai nostri governi non solo del loro lavoro in termini di capacità di sostenere la crescita (punti di PIL), o di ridurre il rapporto debito/PIL, ma anche in termini di risultati nella riduzione della diseguaglianza (e quindi di diminuzione dell’indice di GINI, quello vero però…).

Diseguaglianza che è ormai al centro della discussione politica internazionale (basti pensare alla battaglia di Obama negli Stati Uniti per tassare di più i redditi dei ricchi ma non quelli del ceto medio, oppure al dibattito accesissimo in Francia per la “tassa sui ricchi”). Qui da noi però: niente. E’ un paradosso: il coefficiente di GINI fu inventato da un grande statistico italiano, Corrado Gini, nel lontano 1912. Nemo profeta in patria, verrebbe da dire. Dunque, la misura della diseguaglianza in una società è data da questo indice. Ma, si badi bene, questo coefficiente da solo non esaurisce il problema di capire quanto una società sia giusta o ingiusta. La misura dell’iniquità in una società, infatti, è data anche dal grado di mobilità sociale. E una società con un basso grado di mobilità sociale associato a un indice di GINI elevato è la più iniqua possibile. Perché associa a un’ingiusta distribuzione dei redditi (pochi possiedono tanto e molti possiedono ben poco) una disperazione (nel senso di “mancanza di speranza”) sociale. In poche parole: chi nasce povero sa che morirà povero.

Questa è la società italiana attuale. Secondo l’Economist, infatti, il nostro paese è il peggiore in Europa in termini di “inter-generational elasticity of income” (in pratica, l’indice che misura quanto il fatto di essere figlio di genitori ricchi fa sì che tu sia ricco da adulto, o viceversa quanto il fatto di essere figlio di genitori poveri fa sì che tu sia povero da adulto). Nell’Italia di oggi chi nasce ricco sarà ricco, e chi nasce povero sarà povero. Sarebbe ora che ce lo dicessimo forte e chiaro, e che vi ponessimo rimedio. Per dirla con le parole di Eugene Debs: “dobbiamo opporci a un ordine sociale in cui è possibile, per un uomo che non faccia nulla di veramente utile, l’ammassare una fortuna di centinaia di milioni di dollari in rendite, mentre milioni di uomini e donne devono lavorare tutti i giorni delle loro vite per assicurarsi a fatica i mezzi di un’esistenza stentata”. Per far questo, la via è obbligata ed è una sola: tassare pesantemente le rendite finanziarie, in misura crescente all’aumentare del loro valore, e detassare i redditi da lavoro e da capitale di rischio. Lo scriveva persino Thomas Jefferson (che certo non era di sinistra): “Un altro modo per ridurre la diseguaglianza è quello di diminuire fortemente la tassazione al di sotto di un certo livello del reddito, e tassare di più le rendite in progressione geometrica al loro crescere”.

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Nebbie/Sole

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Solitudine

01.01.2013

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